di Anja Rossi
Non promesse ma impegni. Questa è l’idea di politica che sottolineano i candidati per l’Emilia Romagna del Movimento cinque stelle nel loro incontro con la cittadinanza per approfondire con domande e richieste il programma.
“Se Berlusconi ci ha etichettati come di estrema sinistra, io mi sento una rivoluzionaria della cultura, dell’onestà e della trasparenza” apre le presentazioni Gabriella Biancato, in lista per il Senato.
Una valutazione più ‘economica’ è invece quella di Michele Dell’Orco, il quale sottolinea la necessità di incentivare i mercati locali facendo maggior uso di prodotti a km zero ed eliminando attraverso l’utilizzo della filiera corta gli intermediari che comportano l’aumento di prezzo.
Due i punti che invece sottolinea Maria Mussini: da un lato stabilire un’equità e rispondere alla crisi con dei sacrifici affinché nessuno rimanga indietro, dall’altro “con un senso di solidarietà e partecipazione bisogna rivalutare il patrimonio comune, che deve essere una risorsa altrimenti non c’è innovazione”.
Per il candidato Vittorio Ferraresi “lamentarsi non è l’unica via. Essendo di Finale Emilia voglio operare per il rimborso totale per i danni causati dal sisma attuando una defiscalizzazione per poter ripartire, e questo anche a livello nazionale”.
Per Paolo Bernini si deve puntare per una indipendenza dalla religione “che non è un discorso di fede o non fede, ma riguarda il Vaticano che non deve più fare pressione nelle questioni italiane” e dalle banche “che ci rendono schiavi”.
Matteo Mingozzi di Copparo evidenzia invece le opportunità che il nostro territorio offre, dal turismo all’artigianato “che caratterizza l’Emilia Romagna e che ha bisogno di esistere”.
Infine, Giulia Sarti evidenzia il rapporto del Movimento con la cittadinanza per parlare di programmi attraverso una comunicazione diretta. “Cercate di ricordare i nostri nomi per venirci a trovare dopo le elezioni e per ragionare insieme su proposte serie – afferma la capolista alla Camera che poi continua – questo Paese ha bisogno di risposte immediate e non ce la faccio più a vedere ragazzi che scappano a lavorare all’estero e persone cinquantenni licenziate. Dobbiamo riprenderci le piazze e confrontarci”.
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