Politica
21 Febbraio 2013

L’acqua è pubblica per 5 Stelle e Rivoluzione civile

di Redazione | 2 min

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2013-02-20-0322di Daniele Oppo

Un referendum dalla partecipazione straordinaria, che ha coinvolto 27 milioni di persone – quello sull’acqua pubblica (che si accompagnava però a quello sul nucleare immediatamente post Fukushima) – rischia come tanti altri suoi predecessori di rimane lettera morta. E allora, ecco che il Comitato per l’acqua pubblica ferrarese ha chiamato al confronto i candidati locali per le prossime elezioni. A rispondere all’appello sono stati Alessandro Bratti (Pd), Giovanni Paglia (Sel), Elisa Corridoni (Rivoluzione civile), Paolo Niccolò Giubelli (Lista amnistia giustizia e libertà) e Vittorio Ferraresi (M5S).

A porre le domande, Marcella Ravaglia e Corrado Oddi, del comitato. Tre i temi fondamentali sui quali i candidati sono stati chiamati ad esprimersi: sostegno, tramite un gruppo interparlamentare, al disegno di legge di iniziativa popolare sull’acqua come bene pubblico; contrasto al metodo tariffario transitorio stabilito dall’Autorità per l’energia elettrica ed il gas (che violerebbe secondo i referendari l’esito del referendum sulla remunerazione del capitale inserita nella tariffa) e, infine, ripubblicizzazione del servizio. Riguardo al primo quesito, un sì incondizionato è arrivato sia da Ferraresi che da Corridoni, qualche distinguo per gli altri candidati, soprattutto da parte di Bratti per il quale il disegno, “pur esprimendo principi condivisibili, ha bisogno di una profonda manutenzione perché oggi non è realizzabile così com’è”.

Sul contrasto al lavoro dell’Authority teso a mettere nel nulla il referendum sul lato tariffario, la sintonia appare sostanzialmente totale: per tutti i candidati il voto popolare va rispettato e dunque è necessario intervenire in tal senso impedendo scavalcamenti impropri. Qualche scaramuccia si registra invece in tema di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato. Per Giubelli affrontare il tema in quest’ottica, da radicale e difensore del mercato, quella di considerare la gestione del servizio come esclusivamente pubblica diventa un problema difficile da affrontare “non condividendo la base del ragionamento”.

Per Paglia e Bratti va bene far ritornare la gestione nella mani pubbliche ma il passo successivo, quello della forma giuridica del soggetto a capo della gestione, diventa terreno di scontro, e di qualche screzio dialettico, con Corridoni e i membri del comitato: se i candidati di Pd e Sel sono per lasciare agli enti locali la decisione sulla forma migliore – sia essa un’azienda speciale, una spa a totale partecipazione pubblica o un ente di diritto pubblico – per l’esponente di Rivoluzione civile la questione è fondamentale: “solo un ente di diritto pubblico può garantire una gestione pubblica, trasparente e partecipata dai cittadini del servizio, in linea con i dettami del comitato referendario e dell’idea di acqua come bene pubblico”.

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