Il tribunale di sorveglianza di Bologna ha sciolto la riserva. Tre dei quattro poliziotti condannati in via definitiva per l’omicidio colposo di Federico Aldrovandi sconteranno in carcere i sei mesi di pena residua dei tre anni e mezzo confermati dalla Cassazione.
Eppure giustizia non è stata fatta.
In un mondo giusto Federico oggi non sarebbe sulle pagine di tutti i quotidiani nazionali perché vittima di omicidio colposo messo in atto da servitori dello Stato.
Se fossimo in un mondo giusto la famiglia di Federico non avrebbe dovuto combattere per anni contro il silenzio.
Possiamo dire che un passo è stato fatto. Ma non è sufficiente.
Occorre che il prossimo Governo si occupi di una richiesta che non viene solo dalle famiglie delle vittime, ma da tutti noi, cittadine e cittadini di un Paese che vorremmo fosse degno di essere definito “civile”.
Ci auguriamo quindi che anche in Italia venga al più presto introdotto il reato di tortura e che gli agenti possano essere riconosciuti da un codice identificativo.
Perché nessuno può sentirsi al di sopra della legge. A maggior ragione chi rappresenta lo Stato in tutte le sue declinazioni.
Alla Famiglia di Federico va oggi il nostro pensiero, il pensiero dei ragazzi e delle ragazze della generazione di Genova 2001.
Circolo Sinistra Ecologia e Libertà “Don Chisciotte” Ferrara