Cronaca
25 Gennaio 2013
Il questore Mauriello: “Bisogna continuare a rappresentare quel dolore”

Un cippo per quei “ferraresi prima che ebrei”

di Redazione | 2 min

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di Anja Rossi

Un anno esatto è passato dall’ultima volta che la caserma Bevilacqua ha accolto eventi di rilievo per celebrare la Giornata della Memoria. È proprio in questo luogo, dove ora ha sede la Polizia di Stato di Ferrara, che nel 1944 furono internati cittadini ferraresi di origine ebraica, mandati poi al campo di smistamento a Fossoli ed infine deportati nei campi tedeschi di sterminio. Di questi nostri compaesani – circa cento – ne tornarono indietro solamente cinque. Tra questi, Franco Schönheit, reduce sopravvissuto al campo di concentramento di Buchenwald e desideroso di partecipare all’iniziativa, proprio come l’anno scorso.

“Si parla spesso del silenzio di chi è stato deportato nei campi di concentramento ed è tornato, silenzio forse dettato proprio dall’incomunicabilità di certe situazioni vissute – così ha introdotto il discorso ai giovani e alle autorità presenti Luigi Mauriello, questore di Ferrara – bisogna invece continuare a rappresentare quel dolore, come pure il presidente Napolitano sollecitò parlando della storia di Schönheit”. Per questo, conclude il questore, “riviviamo con i giovani queste esperienze, perché sono proprio loro che devono tenere alto il ricordo. È giusto fermare il tempo oggi e tenere viva una memoria universale per promuovere il dialogo tra culture affinché il male possa essere rinnegato”.

Frasi come “uccisi, svaporati, disciolti in cenere al vento” e “la storia di questo paese l’abbiamo fatta anche noi” interrompono il discorso del questore. Un coro a cinque voci le cui parole, forti e dense di emozioni, sono interpretate dalla professoressa Rosanna Ansani e dal suo laboratorio teatrale Fonema del liceo classico Ariosto.

È stato poi presentato dalla professoressa Anna Quarzi il lavoro realizzato dagli alunni del liceo Dosso Dossi, che consisteva nel progettare un cippo commemorativo di quei cento cittadini “ferraresi prima che ebrei” deportati in Germania. Vincitore è stato il progetto ideato da Dario Marcolin Gallerani e Andrea Chiara Bregoli – in seguito realizzato da tutta la classe –per il quale il rabbino capo Luciano Caro ha espresso grande compiacimento. L’idea del cippo, come ha spiegato l’autore Dario, si basata sulla frase di Primo Levi “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”, parole che acquistano ancora più valore grazie all’impegno così profondo di questi ragazzi.

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