“Non si tratta di valutare il rischio sismico: si sa già che quello c’è”. Ancora perplessità sulla realizzazione della nuova centrale geotermica di Pontegradella, questa volta espresse dal gruppo consiliare di Futuro a Libertà. A Ferrara sulla questione si sono già espressi in molti, tra partiti, associazioni e comitati di liberi cittadini (vai all’articolo).
Arriva ora una richiesta precisa, firmata dal consigliere comunale Francesco Rendine: che l’amministrazione cittadina si faccia portavoce in Regione per bloccare immediatamente il progetto di Hera, indipendentemente dai risultati che forniranno gli studi sismici.
A settembre infatti il sindaco Tiziano Tagliani e l’assessore all’ambiente Rossella Zadro avevano chiesto un istruttoria pubblica per avere informazioni più dettagliate circa l’impatto che l’impianto avrebbe avuto sul territorio (vai all’articolo). La domanda riguardava sia il possibile inquinamento atmosferico e ambientale, sia il possibile turbamento del sottosuolo.
Futuro e Libertà sottolinea però come “nessun esperto al mondo potrà mai dire che, in una zona sismica, il rischio di innesco di scosse a seguito di perforazioni è nullo. Il rischio esiste sempre”. Secondo Rendine l’amministrazione “dovrebbe più propriamente stabilire con quale probabilità è disposta ad accettare che si inneschi un terremoto costruendo un impianto di geotermia, apparentemente localizzato a Pontegradella, ma finalizzato allo sfruttamento del giacimento di Ferrara”. Egli ricorda a proposito come nel campo dei rischi rilevanti “si ritiene normalmente accettabile un incidente che abbia un tempo di ritorno di 10mila anni”, e che il territorio ferrarese “avendo già di per sé terremoti che sembrano avere tempi di ritorno di 500 anni, risulterebbe inadatto ad ospitare impianti che prevedano trivellazioni a profondità di diversi chilometri, in direzione e a ridosso delle mura della città, come quelle previste per lo sfruttamento del giacimento individuato”.
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