Cronaca
1 Settembre 2012
Gasparini chiede a Pontegradella l'applicazione del principio di precauzione, sancito dalla Comunità Europea

Geotermia: tra rischio sismico e liquefazione

di Redazione | 3 min

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“A Pontegradella bisognerebbe applicare il principio di precauzione sancito dalla Comunità Europea”. Da Ferrara si alza un’altra voce contraria al progetto della centrale geotermica. Questa volta a scrivere alle autorità regionali, provinciali e comunali è Luigi Gasparini, referente dell’associazione Medici per l’ambiente.

Gasparini procede per punti ed elenca tutte le perplessità e i fattori che lo inducono a chiedere il completo rigetto del piano per raddoppiare il teleriscaldamento. Innanzitutto si accoda alla polemica relativa al rischio che Ferrara diventi una nuova Basilea, già sollevata nei giorni scorsi dal rappresentante dell’associazione Amici della terra, Stefano Bulzoni. Cita la sintesi della Commissione grandi rischi, che il 7 giugno comunicava come a livello sismico “è significativa la probabilità che si attivi il segmento compreso tra Finale Emilia e Ferrara, con eventi paragonabili ai maggiori eventi registrati”, per ribadire quanto sarebbe insicuro alterare con le trivellazioni la sismicità naturale della zona. A Basilea nel 2006 si verificò un forte terremoto attribuito – nell’ambito di un procedimento giudiziario – alle perforazioni effettuate per la ricerca geotermica, interrotte dopo il drammatico evento dalle autorità.

Per fermare la realizzazione dell’impianto ferrarese Gasparini si appella alla necessità di applicare – “alla luce dei potenziali rischi per la salute e per la sicurezza delle popolazione, ed alla luce delle incertezze scientifiche nel poter prevedere tali rischi” – il principio di precauzione sancito dalla Comunità Europa.  Egli sottolinea inoltre come l’area dove Hera vorrebbe costruire i propri pozzi “non è idonea in quanto è molto vicina alle abitazioni, ai centri abitati e anche al centro cittadino di Ferrara, e in questa zona l’attività in progetto è incompatibile anche secondo gli strumenti urbanistici vigenti”.

Un’ulteriore punto che al medico non torna è quello relativo alla documentazione presentata dalla ditta, “carente e generica soprattutto sugli aspetti che interessano di più  i cittadini: alterazioni del sottosuolo, rischi di interferenza dell’opera  sulla sismicità naturale e rischi di potenziali fenomeni di sismicità indotta, monitoraggio adeguato delle sostanze che possono inquinare l’ambiente circostante”.

Enunciate le proprie motivazioni, qualora non ci fosse da parte di Hera l’intenzione di rinunciare alla centrale, Gasparini chiede alla ditta di formulare un nuovo progetto, che tenga conto del terremoto di maggio e degli sciami sismici ancora in atto, come pure della sismicità artificiale documentata da molta letteratura scientifica, che consideri con maggiore attenzione le alterazioni ambientali che l’impianto potrebbe generare.

Vorrebbe inoltre che fosse presentato un dettagliato bilancio della Co2 non emessa e dell’energia prodotta, e un bilancio ambientale della sola fonte geotermica attualmente attiva a Casaglia. Alla lista dei desideri si aggiunge naturalmente il monitoraggio adeguato e trasparente – inviato in tempo reale agli organi di controllo e pubblicato in internet – delle sostanze che potrebbero inquinare l’ambiente circostante.

Alcune domande infine per gli amministratori. A loro il medico si rivolge per avere una verifica dell’area in relazione al fenomeno della liquefazione delle sabbie, e l’acquisizione di un parere ufficiale firmato dalla Commissione grandi rischi. Sottolinea inoltre come i cittadini dovrebbero poter partecipare attivamente a tutte le fasi di realizzazione del progetto, con segnalazioni e osservazioni, e come essi dovrebbero essere sempre informati in tempo reale della nuova documentazione relativa alla centrale.

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