Economia e Lavoro
22 Agosto 2012
Coop in crisi, la protesta contro gli abusivi e l'immobilismo istituzionale

Vongole: tra passeggiate dissuasive e umiliazione

di Redazione | 4 min

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immagine d’archivio

Comacchio. I vongolai abusivi nel mirino di una campagna di persuasione pacifica. “Non sappiamo più come comportarci con gli irriducibili, con chi se ne infischia delle regole e pesca nella concessione demaniale”. È quasi rassegnato Filippo Sambi, presidente della cooperativa “La Valle”, iscritta ad Unci, nel momento in cui si trova a commentare chi “pur avendo ben compreso la situazione, se ne infischia o afferma di non sapere”. La complicata gestione delle concessioni per la pesca, nel comacchiese, sembra non sia destinata a trovare quest’estate un proprio ordine. La capitaneria interviene ma secondo Sambi il fenomeno fatica a essere controllato: “nemmeno noi sappiamo dove andare a prendere la giornata, ma non per questo andiamo a rubare nelle concessioni degli altri”.

Da parte sua la cooperativa “La valle” – protagonista di diverse vicende poco felici da un punto di vista ambientale ed economico, come la moria nei canali sub-lagunari e la razzia da parte degli abusivi – non vuole lasciare nulla di intentato per salvare il salvabile, ossia quanto rimane di vongole nella propria concessione fra Porto Garibaldi ed il Lido Scacchi.

Così ha deciso di mettere in pratica una campagna di dissuasione pacifica, che consiste nell’organizzare assieme ai propri 35 soci, tanti di loro con mogli e figli al seguito – in orari e giornate prestabilite, concordate con le autorità – delle lunghe passeggiare sulla battigia, come potrebbero fare i turisti.

L’iniziativa vuole essere un modo per presidiare la terra della concessione, e per spiegare agli abusivi che le vongole rappresentano il sostentamento dei pescatori e delle loro famiglie, e che per osservare il Decreto per la balneazione, neppure i soci fino al 7 ottobre possono pescare. “Chi ce le porta via crea un enorme ed ingiusto danno, più che mai grave in quest’anno di grande difficoltà economica: contiamo sul fatto che la persuasione pacifica possa portare ad effetti positivi – conclude il presidente de “La Valle” – sperando di non essere costretti a chiamare in causa le autorità per coloro che non riusciremo a convincere amichevolmente”.

Anche Mauro Gennari, presidente della cooperativa “Venus” – che si esprime anche a nome delle cooperative “Albatros”, “Goara”, “Gorino”, Ro.Ma.Mar” e “Santa Maria”, per un totale di oltre cento pescatori – è alla ricerca di nuove soluzioni: “ormai le parole non bastano più: ci appelliamo alle autorità ed alle forze politiche, perchè così è impossibile sopravvivere”. Egli racconta di come tante realtà vivano una situazione disperata, di come altre sembrano rassegnate al fallimento e alla chiusura, ma di come da parte sua – e di chi rappresenta – ci sia ancora la voglia di migliorare, nonostante le tante difficoltà. Cita a proposito il fatto che la quindicesima campagna delle vongole, nelle zone che la Regione Emilia-Romagna definisce di tutela biologica, non abbia raggiunto i risultati che si era prefissa.

Le cooperative colpite da moria e con reddito basso nel 2011 avrebbero dovuto recuperare fino a 30 quintali, per i casi più disperati: sono arrivate a 7 quintali e 40 chili e nell’ultimo incontro – svoltosi qualche giorno fa con il responsabile del servizio economia ittica della Regione, Davide Barchi – è stato comunicato come la campagna debba considerarsi definitivamente terminata.

“Ci è stato detto che ne ripartirà un’altra nella zona in secca del Basson – spiega Gennari – quella totalmente devastata da ogni sorta di alghe, come precisato anche dal biologo Turolla, dove il reperimento della quota di 30 chili – che è il massimo giornaliero – aldilà dello sforzo sarà possibile per un periodo limitato, ovvero solo fino al momento in cui la moria avrà devastato anche questa zona”. Alcuni presidenti di cooperative hanno chiesto il motivo del limite dei 30 chili giornalieri per addetto,  e il presidente di “Venus” riferisce: “ci è stato risposto che si teme che le vongole, che sono da reimmissione, vengano vendute: forse chi vende oltre un quintale di vongole al giorno per socio, teme che si abbassi di qualche centesimo il prezzo di mercato”.

Egli afferma che, essendo la situazione disperata, la sua cooperativa e tante altre nelle stesse condizioni parteciperanno alla campagna, costrette dalla situazione economica, ma definisce l’iniziativa “una campagna di umiliazione, non di solidarietà: perchè sancisce uno stato di fatto. Le cooperative ricche decidono la morte di quelle povere, con la Regione che non muove un dito. Quello che è grave ed inaccettabile è che questo dramma si svolge in zone che sono Demanio dello Stato, dove i principi di equità dovrebbero essere alla base di ogni scelta e decisione, in un’imbarazzante clima di generale indifferenza”.

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