“Grattacielotv non è un progetto di assistenza sociale, e dal Comune non ha mai avuto fondi, anzi: abbiamo dovuto pagare l’affitto”. Cristina Mazza, la documentarista a capo del progetto che tanto ha fatto discutere gli abitanti di Ferrara, spiega la sua versione dei fatti a ridosso delle chiassose polemiche sollevate dai vari comitati di residenti, relative ai problemi di sicurezza e percezione della stessa in zona stazione. Innanzitutto la regista tiene a specificare come il progetto di Grattacielotv sia stato cofinanziato dal bando regionale Geco, rivolto alle imprese creative, promosso dall’assessorato alle attività produttive e allo sviluppo del territorio: “non sono una mediatrice culturale e nemmeno un poliziotto, io lavoro per produrre contenuti culturali”.
L’obiettivo del percorso intrapreso al grattacielo sarebbe stato quello di creare una webtv che raccontasse le storie degli abitanti, e successivamente sviluppare con loro una piccola serie televisiva, da offrire sul mercato. “Ho partecipato al bando per l’assegnazione dei fondi nel 2010, la crisi non aveva ancora colpito così duramente: avevo contatti con Rai Tre, Babel tv ed altri produttori bolognesi – racconta la documentarista -. Non sono riuscita però a realizzare la seconda parte del mio lavoro, quella che avrebbe dovuto farmi rientrare delle spese, perché con i tagli le emittenti che mi avevano incoraggiato si sono poi dovute tirare indietro”.
E relativamente alle recenti considerazioni di Graziano Cardi, il presidente del comitato di Via Cesare Battisti che lamentava uno spreco di denaro pubblico, arriva innanzitutto la rettifica relativamente al denaro ricevuto. Mazza infatti sottolinea di non aver mai ricevuto 28mila euro, in quanto il bando regionale copriva solo il 60% delle spese. La Regione, in ritardo, le avrebbe rimborsato circa 14mila euro per il primo semestre di attività, essendo i secondi sei mesi previsti non più attuabili. Di tasca propria la documentarista – assieme a Elisa Bucchi e Antonino Caccamo – ha però dovuto sborsare un totale molto più alto, tra attrezzature, compensi per i collaboratori, e affitto. Solo quest’ultima voce avrebbe da sola comportato un’uscita di circa 2mila euro, versati al Comune per l’utilizzo di un locale di 12 metri quadrati alla base del grattacielo: 210 euro al mese, a cui aggiungere le spese condominiali e l’Iva.
“Siamo andati in perdita di 9.465 euro, perché non siamo riusciti a realizzare la seconda tranche del progetto” racconta con amarezza Cristina, sottolineando come dal Comune non le sia mai arrivato un soldo: “avevamo solo il patrocinio, che è un bollino e niente più. E abbiamo pagato l’affitto Acer per una stanza che abbiamo dovuto risistemare a nostre spese: imbiancare, riparare i sanitari rotti, pulire da capo a piedi. C’erano addirittura i fili dell’impianto elettrico tagliati con la forbice”.
Le tante difficoltà, sebbene abbiano provato il trio, non sono tuttavia riuscite a scoraggiarlo: “Grattacielotv continua. Abbiamo attivato nel 2011 dei corsi gratuiti di formazione, per fare in modo che gli abitanti della zona potessero portare avanti autonomamente la webtv, ma vincere le resistenze è stato difficile e non abbiamo trovato grande partecipazione. Vogliamo però andare avanti, trovare nuove idee e nuove risorse, ogni proposta è ben accetta. Grattacielotv è nata come una start up, e il work in progress continuerà nei mesi a venire”.
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