Economia e Lavoro
22 Agosto 2012
La Provincia di Ferrara chiederà lo stato di calamità a causa della siccità

Agricoltura colpita da un secondo terremoto

di Redazione | 3 min

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di Ruggero Veronese

Da sinistra: Stefano Calderoni e Franco Benetti

“Tragica, drammatica, la peggiore degli ultimi decenni”: questi alcuni degli aggettivi usati dall’assessore provinciale all’agricoltura Stefano Calderoni e dal responsabile per il settore impresa e interventi strutturali nelle aziende agricole, Franco Benetti, per descrivere la situazione dell’agricoltura ferrarese, emersa dall’ultimo report sulla siccità che da mesi affligge le coltivazioni.

Un’analisi impietosa ma ampiamente documentata dai dati dell’Arpa, che parlano di un calo di produzione con picchi del 50% per le colture più colpite dal fenomeno, come la soia o il mais che con i suoi 50mila ettari coltivati è sempre stata la più diffusa in provincia, e un danno complessivo all’agricoltura superiore al 30%.

Ma da dove deriva una situazione tanto drammatica? “Nel report si evidenzia la sofferenza delle falde. Le precipitazioni sono state di 330 millimetri, la metà dell’anno scorso, e il deficit idrico è documentato come il peggiore degli ultimi 60 anni, ma probabilmente si potrebbe andare ancora più indietro perchè prima di allora non c’erano misurazioni precise”. E oltre a questo si aggiungono gli sbalzi improvvisi di temperatura, che da novembre hanno portato vampate di caldo o freddo fuori stagione pregiudicando il corretto sviluppo di molte culture, in particolare della frutta.

Una situazione di fronte alla quale Calderoni è categorico: “questo è il nostro secondo terremoto. Avevamo stimato 150 milioni di danni per il sisma, ma la siccità ne porterà altri 250. Non possiamo reggere da soli un danno di 400 milioni di euro in quattro mesi: abbiamo bisogno di interventi superiori”.

Le opzioni a questo punto non sono molte. La Provincia chiederà lo stato di calamità, delimitando l’intero territorio come zona colpita da evento eccezionale e cercando di ottenere una deroga, come già avvenuto in Romagna durante le nevicate di quest’inverno, agli impedimenti legali che potrebbero fare da ostacolo. Perchè il decreto legislativo 102/04 pone limiti precisi: l’intervento dello stato è possibile solo in casi di eventi non assicurabili, categoria in cui non rientrano siccità e sbalzi climatici ma che, allo stato attuale, vale solamente il 5% dei campi garantiti da polizza. Argomento di fronte al quale Benetti non vuole tirarsi indietro: “la nostra opinione è che per questi eventi le assicurazioni non abbiano condizioni convenienti, con franchigie al 30%, rimborsi insufficienti e situazioni in cui avere anche solo un po’ d’acqua nel canale costituisce precondizione per non ottenere i soldi pattuiti.” Non a caso, per difficoltà meno ambigue o contestabili come il gelo, la quota di terreni assicurati sale fino al 60%.

“Dobbiamo chiedere al governo lo stato di emergenza – spiega Calderoni -. Se solo Ferrara ha 250 milioni di danni stiamo parlando di un intervento imponente, ma necessario per salvare anche tutto il lavoro indotto che gira attorno all’agricoltura. Se non fosse possibile chiediamo un decreto ad hoc che dia risposte chiare, concrete e celeri”.

Ma per uscire davvero da questa situazione non è pensabile contare solo su iniezioni di denaro pubblico nelle annate sfortunate, mentre i campi continuano a essere in balia degli eventi. Per questo Calderoni rilancia e appoggia varie proposte per lo sviluppo dell’agricoltura: la ricerca tecnologica, l’utilizzo di ibridi non ogm più adatti alle nuove condizioni climatiche e la necessità di risanare le falde sfruttando maggiormente la rete irrigua, cosa che aumenterebbe i costi di gestione ma che aiuterebbe nella lotta alla siccità. E raccoglie anche l’idea di cui si è fatto portatore lo stesso direttore del Consorzio di bonifica, Pietro Valentini, sulla necessità di una bacinizzazione del Po. “Per adesso il problema è garantire la sostenibilità delle aziende, dato che c’è un problema di sopravvivenza su cui bisogna agire subito. Ma non dobbiamo ritrovarci nel 2013 a ripetere le stesse cose e la bacinizzazione non è una grande opera, ma un’opera assolutamente necessaria. Se c’è la volontà nel governo per farla? Non lo so, ma dovrebbero riflettere se tutti gli anni sono disposti a versare centinaia di milioni per pagare i danni agricoli”.

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