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5 Luglio 2012
Con il generoso mecenatismo di Friends of Florence prosegue il rinnovamento della galleria fiorentina

La Tribuna degli Uffizi restaurata

di Redazione | 3 min

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Con la presentazione del restauro e del nuovo allestimento della Tribuna, il rinnovamento della Galleria degli Uffizi avviato negli anni Novanta dello scorso secolo raggiunge un obiettivo dal profondo valore simbolico, all’insegna di una sempre migliore accoglienza del pubblico e al tempo stesso nel rispetto del rigore filologico e della riflessione interpretativa sulla storia e sull’attualità dei luoghi e delle collezioni. Cuore rosso – anzi cremisi – degli Uffizi più antichi, scrigno prezioso e reliquiario laico per l’ostensorio di tesori d’arte e di natura, la Tribuna di Francesco de’Medici e di Bernardo Buontalenti ha conosciuto la metamorfosi…(Cristina Acidini)

Al pari d’altri vocaboli oggi abusati, l’aggettivo ‘epocale’ è entrato nel gergo quotidiano fino a perdere la sua specifica vocazione a qualificare un accadimento che sia davvero eccezionale. Non risulterà però iperbolica la sua adozione per definire il riordino appena compiuto della Tribuna degli Uffizi, in ogni suo tratto restaurato e integralmente rinnovata nell’allestimento. L’ultimo intervento nella sala ottagana progettata da Bernardo Buontalenti rimontava al 1970. Era stato di Luciano Berti, direttore colto e sensibile, a concepirlo e dirigerlo.

Con il generoso mecenatismo di Friends of  Florence, questa volta nella Tribuna tutto è stato restaurato, dal pavimento prezioso all’area lanterna. Le quasi seimila valve di conchiglia affogate nell’intonaco della cupola (tornata vermiglia, sfumate in alto nell’oro) di nuovo rilucono come un estra stellato. Le scaglie di madreperla sfaccettano la luce con ricami fitomorfi che s’arricciano nella banda azzurro vivo del tamburo. Sulle mostre delle finestre – da cui il lume del giorno s’infiltra passando dai rulli di vetri appositamente foggiati coi criteri d’un tempo – si stagliano (in contorni dorati) plastici telamoni e cariatidi sensuali ; mentre negli sguanci s’incastonano forbiti profili di cammeo. Il velluto cremisi, tramandato dalle carte, è stato ritessuto coi modi antichi; e si fa fondo di toni gravi a dipinti riquadrati da cornici intagliate e dorate, esse pure partecipi d’uno splendore da camera delle meraviglie. I marmi romani, che s’ergono dai plinti barocchi ritrovati o ricreati, hanno recuperato la loro pelle, ora d’avorio ora di porcellana. Altri marmi più gentili, ritagliandosi sul lambrì scuro che fa da balza al vano, si posano su panchetti a guarnire in basso gli angoli della sala. E tutto agli occhi si palesa – dai tre varchi lasciati per l’affresco – alla stregua di un’epifania magnifica: luogo dove s’avvera il sogno di un principe appassionato.

La Tribuna, realizzata fra il 1581 e il 1586, fu il primo ambiente aggregato al percorso aereo della Galleria voluta da Francesco I. Sotto la cupola punteggiata da valve di conchiglie, un’articolata scaffalatura lignea nera e oro spiccava sui paramenti di velluto cremisi, esponendo manufatti preziosi, meraviglie naturali, piccole sculture antiche e moderne. Al di sopra della palchettatura erano collegati i dipinti, inferiormente le armi rare, le miniature e i quadri piccoli. Al centro della raggera disegnata dal commesso di marmi policromi del pavimento, uno stipo d’ebano rivestito in pietre dure, oggi perduto, ospitava gemme e piccoli oggetti preziosi, riproducendo in piccolo formato il volume della sala ottagona. Lungo lo zoccolo alla base delle pareti convivevano piante e animali d’aria e d’acqua dipinti da Jacopo Ligozzi, oggi perduti.

Solo tardivamente, sul finire del XVII secolo, la Tribuna accolse al di sotto della cupola di madreperla i capolavori di scultura classica a cui, ancor oggi, deve la sua fama.

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