Anche a Confartigianato Ferrara, si fanno i conti al dettaglio delle aziende che hanno subito danni. Sono 20, per complessivi 300 dipendenti, quelle per cui oggi è impraticabile la strada della riapertura. Accanto, ci sono decine di ditte che hanno subito perdite parziali che ne compromettono comunque la produttività. Ma il computo è in continuo aggiornamento.
Gli ammortizzatori sociali paiono l’unica strada praticabile. Intanto Vancini, membro peraltro del Cda della Carife, tiene a fare una puntualizzazione: «La disponibilità, giusta, dimostrata dalle banche a sostenere gli imprenditori, non può essere sostitutiva degli interventi pubblici, che non possono mancare. Ed è tempo che il Governo, a fronte dei milioni di euro di danni registrati dalle aziende, cominci ad annunciare qualche cifra per la ricostruzione oltre a quella messa a disposizione per fronteggiare l’emergenza».
Chiaro il riferimento al Governo Monti e al timore che lo Stato faccia eccessivo affidamento sulle istituzioni. In questo contesto di sconforto e incertezza, Vancini rileva come, seppure i rilievi sono ancora in corso, gli imprenditori non smettono di lavorare. «Vi è consapevolezza di non potersi fermare, perché un giorno di inattività equivale a commesse e clienti perduti. Non solo bisogna ripartire, qui bisogna continuare».
Vancini plaude agli imprenditori e ai loro dipendenti e cita l’esempio di un associato che pur avendo ricevuto di recente un finanziamento ingente per la tanto invocata innovazione, ha immediatamente destinato le risorse alla ricostruzione, così da garantire i suoi stessi lavoratori. «Questa è l’Italia cui tutti, tecnici compresi, dovrebbero ispirarsi. E magari – chiude Vancini – riconoscersi».
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