Economia e Lavoro
25 Maggio 2012
Senza lavoro circa 300 lavoratori. Decine di ditte con perdite parziali

Terremoto, per 20 aziende chiusura certa

di Redazione | 2 min

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A rischio 80 posti di lavoro dopo anni di difficoltà iniziati poco prima della pandemia quando la Bompani di Ostellato contava ancora circa 200 dipendenti. Ora si entra in una fase decisiva per il salvataggio dello stabilimento, un salvataggio che deve arrivare in tempi celeri perché da troppo tempo i lavoratori e le loro famiglie vivono nell'incertezza del futuro

Anche a Confartigianato Ferrara, si fanno i conti al dettaglio delle aziende che hanno subito danni. Sono 20, per complessivi 300 dipendenti, quelle per cui oggi è impraticabile la strada della riapertura. Accanto, ci sono decine di ditte che hanno subito perdite  parziali che ne compromettono comunque la produttività. Ma il computo è in continuo aggiornamento.

Gli ammortizzatori sociali paiono l’unica strada praticabile. Intanto Vancini, membro peraltro del Cda della Carife, tiene a fare una puntualizzazione: «La disponibilità, giusta, dimostrata dalle banche a sostenere gli imprenditori, non può essere sostitutiva degli interventi pubblici, che non possono mancare. Ed è tempo che il Governo, a fronte dei milioni di euro di danni registrati dalle aziende, cominci ad annunciare qualche cifra per la ricostruzione oltre a quella messa a disposizione per fronteggiare l’emergenza».

Chiaro il riferimento al Governo Monti e al timore che lo Stato faccia eccessivo affidamento sulle istituzioni. In questo contesto di sconforto e incertezza, Vancini rileva come, seppure i rilievi sono ancora in corso, gli imprenditori non smettono di lavorare. «Vi è consapevolezza di non potersi fermare, perché un giorno di inattività equivale a commesse e clienti perduti. Non solo bisogna ripartire, qui bisogna continuare».

Vancini plaude agli imprenditori e ai loro dipendenti e cita l’esempio di un associato che pur avendo ricevuto di recente un finanziamento ingente per la tanto invocata innovazione, ha immediatamente destinato le risorse alla ricostruzione, così da garantire i suoi stessi lavoratori. «Questa è l’Italia cui tutti, tecnici compresi, dovrebbero ispirarsi. E magari – chiude Vancini – riconoscersi».

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