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Inaugurata davanti alla sede della cooperativa il simbolo di impegno e sensibilizzazione, promossa da Cns nell'ambito del progetto nazionale #panchinerosse
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Un post "lungo ma necessario", così Davide Bergamini, sindaco di Vigarano e deputato da poco passato a Futuro Nazionale di Vannacci, inizia a spiegare il secondo cambio casacca in pochi mesi
Dieci arresti e un giro di diversi chili di droga, stimato in circa un milione di euro, smantellato in città dal personale della Squadra Mobile. L’operazione, denominata “Green Park 2011”, è iniziata a marzo del 2011 ed è culminata il giorno di San Valentino con l’arresto del fornitore numero uno dei pusher, Said Hracher detto “Tanga”, un 38enne marocchino residente da una ventina di anni a Ferrara, nel quartiere Barco, dove aveva stabilito il suo “regno”, sposato con un’italiana dalla quale ha avuto due figli e ufficialmente disoccupato.
Le indagini compiute attorno a Said hanno permesso agli agenti, in tempi diversi, di imbattersi negli spacciatori finiti poi in manette, tra cui figurano marocchini, tunisini e anche un italiano, che avrebbero venduto soprattutto hashish, oltre a cocaina ed eroina nelle zone di piazza Travaglio, via Baluardi, giardini ex Standa e parco urbano. Proprio al parco urbano Said Hrache, in un’area di via Canapa nei pressi della sua residenza al Barco, aveva stabilito il nascondiglio della droga che smerciava, che occultava in anfratti ricavati all’interno di cespugli. Già nel 2010 agli investigatori erano giunte le voci sulla presunta base al parco urbano di spacciatori che sotterravano i panetti di hashish per poi spacciarli ai magrebini pusher della città di Ferrara. Quell’anno gli investigatori della Sezione Antidroga avevano arrestato A. P., sospettato di essere un “custode” dei preziosi panetti (oggi raggiunto da informazione di garanzia per spaccio), poi le indagini si arenarono per mancanza di ulteriori spunti investigativi.
A marzo 2011 un nuovo arresto della Squadra Mobile di un ferrarese 50enne portò al sequestro di 1 chilo di hashish e importanti spunti per condurre le indagini su Said Hrache, considerato il fornitore principale della comunità magrebina che smerciava ogni giorno chili di hashish a Ferrara. Una volta individuata, lo scorso maggio, la zona in cui “Tanga” nascondeva i panetti di droga, non raggiungibile in auto (ai piedi di una pianta nei giardini di Via Canapa angolo via Battara dove vi è un sottopassaggio pedonale e ciclabile che collega le due vie), gli agenti hanno installato una telecamera al vertice di un palo dell’illuminazione pubblica per poter seguire le mosse di Said e raccogliere prove che avrebbero permesso il suo arresto. Proprio qui i poliziotti hanno rinvenuto e sequestrato all’insaputa di Said tre panetti di hashish. Grazie all’istituto del “ritardato sequestro” previsto dalle testo di legge in materia di stupefacenti, il Pubblico Ministero Barbara Cavallo, titolare dell’indagine, ha disposto che il sequestro non venisse notificato allo spacciatore, così Said ha potuto pensare, non vedendosi arrivare a casa una pattuglia della Polizia per arrestarlo, che qualche connazionale potesse aver trovato i panetti e gli avesse fatto uno “sgarro”, rubandoglieli. Ovviamente Said non ha potuto denunciare questo “furto” e non convinto della strana sparizione con un suo connazionale “fedele” si è recato sul posto per cercare disperatamente i tre panetti che erano stati prelevati e sequestrati dagli investigatori, ovviamente non trovandoli. Il tutto è stato ripreso dalle telecamere così come il primo arresto avvenuto in seguito: dopo il rinvenimento dei panetti di hashish gli investigatori della sezione antidroga hanno intensificato la vigilanza della zona che altri spacciatori credevano fosse sicura per effettuare le cessioni di hashish ed eroina, arrivando a ‘pizzicare’ in flagranza l’ignaro trafficante tunisino Mouldi Khardani, classe 1982, bloccato subito dopo aver ceduto dosi di eroina a un giovane.
Khardani, che aveva un grande giro di droga riuscendo a cedere decine di dosi al giorno e guadagnare non meno di mille euro a giornata, dopo l’arresto è stato giudicato per direttissima e condannato a 3 anni, poi espulso con accompagnamento alla frontiera e ripatriato così in Tunisia.
Dopo l’arresto di Khardani si sarebbe ipotizzato che Said Hrache aveva a disposizione oltre all’hashish anche l’eroina. La svolta dell’indagine si è concretizzata quando a seguito degli incessanti appostamenti nelle zone frequentate da “Tanga” gli investigatori sono riusciti a individuare uno dei fornitori di stupefacente che in quel periodo si muoveva con una Pegeout cabriolet blu, da subito notata nel quartiere di Barco. Predisposto un servizio idoneo per intervenire durante l’incontro tra Said e il suo fornitore, la Squadra Mobile ha fermato quest’ultimo identificandolo per il marocchino Omar Elmessnaoud dichiaratosi al momento del fermo come cittadino Belga. Presso la sua dimora di Stienta sono stati poi sequestrati 1,3 chili di cocaina purissima parte della quale sarebbe stata appunto destinata ad Said Hrache (nascosta sotto la cucina componibile; opportunamente tagliata avrebbe fruttato quasi 250mila euro). In quell’occasione è stato arrestato anche il fratello di Omar, Oussama, poi scarcerato in quanto lo stesso Omar si è addossato tutta la colpa. Purtroppo Omar Elmessnaoud, che avrebbe avuto stretti rapporti con Said e in passato era già stato arrestato in Spagna per traffico internazionale di stupefacenti, dopo aver ottenuto gli arresti domiciliari a Conegliano Veneto è riuscito a evadere e risulta ancora latitante.
Con l’arresto del fornitore Omar (in giugno) non si è riusciti ad intervenire anche su Said Harache che avrebbe dovuto ricevere lo stupefacente, ma oramai gli elementi di colpevolezza a suo carico per gli inquirenti sarebbero diventati così corposi e inconfutabili che le indagini condotte dal pm hanno comunque portato ad altri due importanti riscontri. Gli investigatori della Sezione Antidroga hanno nel frattempo individuato i luoghi in cui Said avrebbe preso le ordinazioni riguardo alle quantità di droga e ai clienti cui rivenderla: giardini ex Standa, piazza della Repubblica, bar del quartiere Barco, bar di piazza Travaglio. Ruolo fondamentale di mediatore era quasi sempre svolto da A.P., ferrarese indagato a piede libero, il cui ruolo sarebbe stato quello di mettere in contatto “Tanga” con i clienti. Durante l’attività la polizia è riuscita ad indagare a piede libero anche un presunto cliente di fiducia di Said, il ferrarese A.I., che avrebbe acquistato droga dal marocchino per rivenderla al ferrarese 34enne Thomas Zuffi di Vigarano: quest’ultimo è stato arrestato dopo che aveva acquistato un chilo di hashish pagandolo 3.300 euro (ha patteggiato la pena per la detenzione a fini di spaccio della droga).
Nel corso delle indagini gli agenti si sono imbattuti in diversi spacciatori e hanno quindi potuto effettuare altri arresti. Il tunisino Karim Klahchi, 34 anni, e il connazionale Kamel Moussa di 29 anni, vivevano assieme ed entrambi vendevano eroina anche a minorenni. Sono finiti in manette in due frangenti diversi. Moussa è stato sorpreso in flagranza in zona stazione con 110 grammi di eroina occultati nel retto e colpito a luglio da ordinanza di custodia cautelare (è stato condannato a 4 anni e 8 mesi e 20mila euro di multa); Klachi, che solitamente spacciava in zona giardini ex Standa e Poste centrali, aveva alcuni clienti in comune con Moussa e, sempre nel mese di luglio, è stato arrestato e condannato a 3 anni e 6 mesi e 15mila euro di multa. Hamadi Ksouda detto “Diego”, tunisino di 32 anni, faceva il ‘pendolare’ da Bologna e veniva a Ferrara a spacciare dove era meno conosciuto alle forze dell’ordine; negli ultimi tempi aveva sospettato che anche a Ferrara lo tenessero d’occhio gli agenti, così è tornato a spacciare a Bologna, ma proprio nel capoluogo felsineo è stato raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Fra gli arrestati anche il tunisino Aned Lamjad, di 35 anni, detto “Pasquale”, arrestato nella sua casa di via Terranuova dove aveva fissato anche il suo luogo di spaccio; Lamjad smerciava dosi di eroina e hashish nelle vie cittadine e anche ad alcuni clienti in piazza Ariostea, mescolandosi tra i tanti avventori. Le indagini hanno permesso di stabilire che lo stesso smerciava numerose dosi al giorno per un incasso di circa 1.000 euro giornaliere e che risultava già pregiudicato per reati di droga nella città di Bologna dove si era spostato per non dare nell’occhio. Ultimamente smerciava anche hashish sul tratto delle mura di via Baluardi.
Quindi Hassouna Messaoud, anch’egli tunisino, 54enne, trafficante di eroina e cocaina, attivo come spacciatore nelle zone di via Porta Catena. Le indagini hanno permesso di stabilire che, come gli altri tunisini, aveva zone ben precise per smerciare droga ai propri clienti. Ne sono stati identificati numerosi, che hanno permesso di stabilire il grosso giro di smercio che Messaoud aveva messo in piedi, realizzando alcune centinaia di euro di incasso al giorno. Nel 2010 era già stato arrestato in flagranza perché dopo essere stato espulso dall’Italia ha fatto rientro tramite un finto matrimonio con una donna italiana. Messaoud è già stato condannato a 3 anni e 1 mese di reclusione e 14mila euro di multa.
L’arresto di Said Hrachi, considerato il rifornitore principale del grande giro di droga, è avvenuto in piazza Travaglio il giorno di San Valentino, alle 17.30, all’interno di un bar dove spesso il marocchino si recava. Dopo l’arresto, gli agenti si sono portati sulle mura di via Baluardi con l’unità cinofila antidroga per cercare di individuare qualche panetto di hashish che avrebbe potuto essere stato nascosto da Said o da qualche suo cliente; non è stato rinvenuto nulla, ma il cane ha fiutato e trovato fra la neve un involucro vuoto che certamente era stato utilizzato per contenere lo stupefacente.
L’operazione “Green Park” ha permesso di sequestrare 2,5 chili di hashish, 1,5 chili di cocaina e mezzo chilo di eroina ‘brown’. Lo spaccio di droga contestato è più ampio: 1,5 chili di cocaina da cui si sarebbero ricavate 2700 dosi per un valore di 250mila euro, oltre a 60 chili di hashish (per un valore di 480mila euro) e 3 chili di eroina (per 120mila euro di valore). L’attività di spaccio era dunque alquanto redditizia, anche perché l’hashish reperito al prezzo di 3/4 euro al grammo veniva rivenduto a 8 euro, la cocaina reperita a 60 euro al grammo (in sasso, purissima) si rivendeva a 90 euro, mentre l’eroina reperita a 20 euro al grammo veniva rivenduta a 40 euro al grammo.
Nel pomeriggio è stato sentito in Procura per l’interrogatorio di garanzia Said Hrachid, assistito dall’avvocato Elisabetta Stabile, la quale prima di rendere dichiarazioni ufficiali attende di esaminare l’intero fascicolo a carico del suo assistito, lasciando comunque intendere che la posizione del 38enne marocchino risulterebbe ridimensionata rispetto alle accuse iniziali.
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