Cronaca
27 Gennaio 2012
Dare voce a quei sei milioni che non possono dire "io mi ricordo"

Malati di Auschwitz

di Redazione | 2 min

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“In un vecchio  cassetto, fra i giochi della mia infanzia, ho trovato un piccolo panno a forma di stella, che era appartenuto ad una ragazza dagli occhi neri. Questa stella era stata motivo di accanita persecuzione e uccisione di ben sei milioni di uomini, vecchi, donne e bambini…..”. Iniziava così l’omaggio che feci alla Shoah nel lontano 1984 accompagnata da 20 chine acquerellate e scritti su pergamena bruciata allo scopo di aiutare i bambini e gli adolescenti a capire e a conoscere il gravissimo lutto che aveva fatto inorridire il mondo intero e che non l’avrebbero trovato  sui loro testi scolastici….Fortunatamente ci riuscii e la stampa scrisse: “Se n’è accorta la scuola e ci viene in massa: I ragazzi chiedono” perché?. Il discorso corre veloce nei ricordi. Anna Frank, i lager, i forni crematori. E’ bene non dimenticare perché anche un nuovo Padre Kolbe non debba ripetere il suo tragico gesto d’amore” (Antonio Caggiano).
In molti si chiedono perché alcuni sopravvissuti della Shoah, dopo aver taciuto per molti anni, hanno iniziato a raccontare le loro drammatiche storie? Perché essi hanno atteso per così tanto tempo? Mi sento di rispondere: “Perché hanno imparato a convivere con il vuoto che si è scavato nella loro esistenza e nessun criterio che possa suggerire un lutto corrispondente al numero inconcepibile dei loro morti”.
Perché la paura, il terrore, non li hanno mai abbandonati. Saranno sempre malati di Auschwitz, non potranno mai dimenticare il numero marchiato sul braccio sinistro che, quel giorno, ha sostituito la loro identità. Ora danno voce a quei sei milioni che non possono dire: “io mi ricordo”. Perché, come affermava Luzzatto (presidente delle Comunità ebraiche) bisogna educare le nuove generazioni dell’infezione razzistica e antiebraica che è ancora pronta a diffondersi, come un vaiolo, come una tubercolosi, se appena si abbassa la guardia. Affiora ancora oggi, nei giudizi, nelle parole, nel sarcasmo in una forma più organica, in quella che si chiama del revisionismo e del negazionismo e che la si ritrova di nuovo persino in alcuni programmi politici, in alcuni successi elettorali.
Gli ebrei non pretendono di essere stati gli unici perseguitati della crudele storia umana. Ma ricordiamo che la Shoah c’è stata.
La specificità della Shoah (rispetto ad altri stermini che sono sempre terribili ovunque) è che è stata preparata a tavolino da anni.
Primo Levi diceva: “chi nega che sia successo quello che è successo è colui che è pronto a rifarlo…”.
Laura Rossi

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