Enogastronomia
26 Dicembre 2011
Una poesia ferrarese sul pampapato

Dolce di Natale

di Redazione | 2 min

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Un dolce della nostra più antica e cara tradizione culinaria, il dolce di Natale per eccellenza, il pampapato, è ‘affabulato’ in rima nelle righe a seguire: ne è autore Giorgio A. Finchi, medico-scrittore locale, nella miglior tradizione dei Mario Tobino, mancato alcuni anni orsono, che non disdegnò di dedicare nella sua lingua di latte – come la definiva il Foscolo – tra i vari libri in lingua dialettale ferrarese, tre che compongono una sorta di Trilogia della Pappa che sarebbe piaciuta ‘di molto’ anche a Giannino Stoppani, il Gianburrasca di Vamba.
Che queste semplici parole siano di ‘dolce e buon auspicio’ per tutti per il Natale ch’è ormai alle porte e che il 2012 ‘sappia di buono’, un qualcosa che ci leghi al nostro grande passato, che risale alla notte dei tempi, e ci connetta, sperabilmente ad un futuro che non ne disperda il ricordo.

Al pampapàt*

L’è al dólzz fat par Nadàl
che ormai l’è pruverbiàl;
in nissùna ca ’d Fràra,
la rasón la sia ben ciàra,
guài ch’l viéna dismandgà
bisógna sémpar farl in cà.

L’è ’d farina e ciculàta
di pzzulìn candì ad fruta
il so màndul ben tridà
e pó dòp, inzzucarà
e sla grósta, pr’i putìn
custelà ad ‘diavulìn’.

Al gh’ha la forma da scudlìna
parché i dis che ’na surìna
pròpia dentr’int un cunvént,
zzirca intórn al 1200
l’ha invantà ’sta ròba bòna,
fórssi aiutà da la Madòna.

Par al Papa al iéra nat,
perciò al s’ciàma ‘pampapàt’.

IL PAMPAPATO*

E’ il dolce che si usa far a Natale
Ché, ormai, è diventato proverbiale;
in nessuna casa di Ferrara,
la ragione sia ben chiara,
guai che venga dimenticato,
bisogna sempre farlo in casa.

E’ di farina e cioccolata
con pezzettini di frutta candita
con mandorle ben tritate
e dopo inzuccherate,
e sopra la crosta, per i bambini,
costellata di diavolini.

Ha una forma a scodella
perché dicon che una suora
proprio dentro ad un convento,
intorno al 1200,
ha inventato questa roba buona
aiutata, forse, dalla Madonna.

Era stato coniato per il papa,
perciò venne chiamato Pampapato.

*Da: Giorgio A. Finchi, Al magnàr di nòstar cò – Vèci rizzètt ad campagna, a cura di Maria Cristina Nascosi, Ferrara, Cartografica Artigiana, 1998

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