Quando finisce la vita? Dichiarare con certezza cos’è la morte e il momento in cui avviene è una questione scientifica e filosofica che la medicina moderna – aumentando la nostra possibilità di vivere in condizioni estreme – ha reso sempre più complessa e drammatica. Con enormi implicazioni umane, etiche e giuridiche.
Su questo tema di scottante attualità il Master in Comunicazione e giornalismo scientifico e il Centro di Neuroscienze dell’Università di Ferrara, in collaborazione con i Dipartimenti di Medicina clinica e sperimentale e di Scienze umane, organizzano un incontro pubblico domani mattina, ore 9.30, presso la sala Agnelli della biblioteca Ariostea.
Gli interventi dei relatori sul tema “In fin di vita, Conoscenze scientifiche e questione filosofiche”, oltre a fare il punto sulle attuali frontiere della ricerca e del dibattito, consentono di affrontare in maniera informata questioni apparse con grande evidenza su media in questi giorni.
Giovanni Berlucchi dell’ Università di Verona spiegherà cosa sono e come si classificano i gravi stati di alterazione della coscienza dovuti a lesioni nervose, ed esaminerà i metodi recenti, clinici e strumentali (es.neuroimmagini), con cui si determina la presenza o assenza di coscienza in pazienti neurolesi con presunta o accertata impossibilità di comunicazione.
Francesco Maria Avato dell’ Università di Ferrara, analizzerà il concetto di stato vegetativo e di morte da un punto di vista scientifico-giuridico, confrontando la realtà del nostro Paese con il quadro internazionale.
Ed è proprio di questi giorni la notizia che gli studiosi del Centro di Neuroscienze dell’Università di Cambridge sono riusciti a “far parlare il cervello” di una persona in stato vegetativo a causa di un grave incidente, mettendo così in discussione uno dei “confini” della vita individuati dalla scienza.
La cronaca politica riporta invece notizie di un nuovo vivace confronto sul testamento biologico affrontato in questi giorni in sede parlamentare. Idratazione e alimentazione forzata sono stati rimessi in discussione, almeno per i malati terminali.
Il contributo di Maurizio Mori dell’ Università di Torino parte proprio dal fatto che la rivoluzione biomedica ha messo in crisi l’idea di fondo che la vita corre su un binario proprio e intangibile – dotato di quella sacralità derivante da ciò che è avvolto nel mistero. Questa svolta epocale che comporta l’abbandono della sacralità della vita umana viene a cambiare lo sfondo in cui si collocano i problemi del morire, facendo emergere l’esigenza di nuove soluzioni morali ai diversi problemi concreti.
L’incontro è coordinato da Marco Bresadola, e Michele Fabbri, direttori del Master in Comunicazione e giornalismo scientifico dell’Università di Ferrara e da Michele Simonato direttore del Centro di Neuroscienze dell’ateneo.
L’iniziativa si inserisce nelle attività del Master che, oltre ad essere l’unico centro di formazione postuniversitaria in Internet sui temi di giornalismo e comunicazione scientifica, da tempo propone alla città dibattiti, spettacoli teatrali e presentazione di libri su temi scientifici di attualità
Per informazioni: michele.fabbri@unife.it tel. 349/2617825, marco.bresadola@unife.it, michele.simonato@unife.it
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