Quasi 200mila euro a chiese ed edifici religiosi

La quota più consistente destinata alla nuova chiesa di Villa Fulvia

La chiesa di San Benedetto

I proventi edilizi sostengono la manutenzione di chiese ed edifici religiosi. Oltre 188mila euro per la manutenzione e la ristrutturazione di chiese e altri edifici religiosi cittadini. Come previsto dalla normativa regionale (delibera di Consiglio regionale 849/98), anche per il 2009 l’Amministrazione comunale destinerà il 7% dei proventi derivanti dalle concessioni edilizie e dalle sanzioni comminate in campo edilizio agli edifici di culto del proprio territorio, come rimborso di spese per interventi di costruzione, restauro e manutenzione.

L’elenco dei destinatari dei proventi raccolti nel 2009 è stato stilato in accordo con gli enti religiosi cittadini e comprende tredici parrocchie del territorio comunale, a cui si aggiunge il Seminario arcivescovile, che otterrà un contributo di 11mila euro per il restauro dell’antica sede di via Cairoli, e la Comunità ebraica che riceverà 11.550 euro per lavori al cimitero di via delle Vigne. La quota più consistente, poco più di 45mila euro, sarà destinata all’opera di costruzione della nuova chiesa del quartiere Villa Fulvia dedicata al Beato Giovanni Tavelli da Tossignano, mentre 22mila euro saranno destinati al restauro del campanile e della canonica di San Giacomo Maggiore a Casaglia. Altri 17mila euro serviranno per i lavori di recupero della chiesa di San Benedetto abate (piazzale San Benedetto) e del suo manto di copertura a seguito dell’incendio del 2007, mentre per il consolidamento della canonica e della chiesa di San Giacomo Maggiore a Marrara saranno devoluti 13mila euro. La parrocchia dei Santi Filippo e Giacomo di Porotto riceverà invece per i propri lavori di manutenzione un contributo di 12mila euro, così come quella di San Giacomo Apostolo a Fossadalbero. Diecimila euro andranno, poi, sia alla parrocchia di San Carlo Borromeo a Parasacco, che a quelle di San Michele Arcangelo a Pescara e di San Martino vescovo a Contrapò, tutte interessate da lavori di manutenzione straordinaria. Altri contributi saranno infine utilizzati per gli interventi previsti nelle parrocchie della Sacra Famiglia, in via Bologna (6mila euro per i lavori di rifacimento del muro di confine pericolante), di San Marco Evangelista a Francolino (4mila euro), di San Pietro Apostolo a Pontegradella (3mila euro) e dell’Immacolata Concezione, in piazzale Dante (2mila euro).

I finanziamenti erogati dall’Amministrazione comunale andranno, in ogni caso, a integrare gli impegni finanziari delle comunità religiose a cui sono destinati.

 

28 Commenti in: “Quasi 200mila euro a chiese ed edifici religiosi”


  • edda ha scritto il 10 marzo 2010 alle 0:45

    perchè non provvede il Vaticano? Ci sono famiglie alla fame ed al freddo cari signori!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  • gfv ha scritto il 10 marzo 2010 alle 2:18

    Non basta l’8×1000 della religione cattolica e parte di quello destinato allo stato?

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  • elisabetta gulino ha scritto il 10 marzo 2010 alle 7:02

    Approfitto per ricordare le seguenti chiese: S. Antonio abate, S. Giuliano, Stimmate, S.Paolo, Teatini. S. Apollonia. S. Giovanni Battista, SS. Cosma e Damiano. Quale il loro destino? Quale il destino delle straordinarie opere in alcune di esse ancora contenute?

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  • Andrea ha scritto il 10 marzo 2010 alle 8:42

    I commenti ispirati da vetero-anticlericalismo già da soli si qualificano. Tuttavia va ricordato che quelle erogazioni sono determinate da delibere regionali.
    E le motivazioni generali per cui la società civile (Stato ed Enti Locali) contribuisce al mantenimento di opere religiose stanno nel grande valore sociale delle attività che esse svolgono. Oratori, attività parrocchiali di aggregazione di ragazzi e giovani rappresentano un valore sociale enorme ed un fattore di compensazione verso le tendenze alla emarginazione sociale di certe fasce della popolazione (giovani ed adulti).
    Volendo si può anche decidere di negare queste motivazioni o dire che al Comune non deve interessare nulla di esse e probabilmente è proprio così che nascono i commenti come i primi due qui pubblicati.

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  • Antonio ha scritto il 10 marzo 2010 alle 8:52

    e dell’Immacolata Concezione, in piazzale Dante (2mila euro).

    <<< Si e no basteranno per pulire la fiancata su Via Santa Maria degli Angeli dalle scritte stupide e dalle solite TAG.

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  • matteo ha scritto il 10 marzo 2010 alle 8:57

    Parere mio: tutti devono pagare in modo proporzionale. Anche la chiesa, al pari dello stato può venedere i propri beni. In questo modo potrà continuare a svolgere tutte le attività sociali e del caso. Sarei curioso inoltre di sapere quali altre agevolazioni hanno… Che quelli che non arrivano a fine mese non hanno…

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  • Sergio Baroni ha scritto il 10 marzo 2010 alle 9:11

    Come hanno già scritto correttamente altri, quel denaro permette il restauro di opere che attirano turisti e studiosi. Non di meno, posso ricordare a chi cerca di cavalcare l’onda dei bisognosi, onda che non esiste, in questo caso, le mense Caritas, la gestione e distribuzione di pacchi alimentari, la non rara partecipazione di parroci e sacerdoti alle spese fisse di molte famiglie, le colonie marine e montane, una volta gestite dagli enti locali, oggi quasi interamente gestite da organizzazioni cattoliche, com’ anche ostelli, alberghi ecc..
    Non si urli, pertanto, nella direzione sbagliata, ma si rivolga lo sguardo altrove, esattamente dove noi, ogni santo giorno, cerchiamo di fare breccia per aumentare gli aiuti sociali a chi, REALMENTE, ne ha necessità. E’ di pochi giorni addietro la nostra denuncia ad Hera, ed al comune che lo permette, di chiudere i contatori del gas a famiglie con bambini piccoli e piccolissimi, che restano privi di riscaldamento, acqua calda, e possibilità di cucinare. Queste sono le lotte da portare avanti, e nella giusta direzione.
    Sergio Baroni
    Responsabile Comunale La Destra -Ferrara-
    Responsabile Rapporti con Stampa ed Istituzioni

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  • Diego ha scritto il 10 marzo 2010 alle 10:25

    Il ruolo e l’impegno sociale delle strutture religiose non è in discussione, e quindi non lo è neanche l’importanza pubblica del loro mantenimento. Probabilmente la riflessione giusta è da farsi sul fatto che queste strutture religiose assorbono completamente alcune funzioni sociali che un amministrazione dovrebbe sostenere a prescindere dall’impegno religioso. A partire dall’assistenza primaria agli indigenti per finire alle attività giovanili, non si dovrebbe “volontariamente” lasciarle in gestione ad attività religiose con paliativi fondi di sostegno, ma si dovrebbe investire seriamente e sistematicamente in strutture pubbliche permanenti a servizio dei cittadini. Sicuramente la Chiesa tira molto l’acqua al suo mulino, perchè tutti i sistemi di massa si basano sulla pubblicità, ma se Gli Enti si impegnassero a dire “faccio io” o almeno “facciamo a metà” (come non è) si eviterebbe che tanta gente e tanti giovani venissero esclusi dalle attività sociali (poichè le uniche finanziate) dal setaccio della Fede, perchè così è, anche se non sempre, nella maggior parte dei casi, cosa non idonea a servizi in teoria dedicati al 100% della popolazione.

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  • Fulvio ha scritto il 10 marzo 2010 alle 10:53

    Non sarebbe meglio che “lo Stato” pensasse al sociale (mense, sfratti ecc.) e la Chiesa si aggiustasse le sue Chiese? Non sarebbe meglio spendere i denari dei ferraresi per le mura di Ferrara e quelli del 8xmille di chi vuole per le chiese?

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  • Andrea ha scritto il 10 marzo 2010 alle 11:21

    Una precisazione.
    Le attività che favoriscono l’aggregazione dei giovani nelle parrocchie e nei centri religiosi sono svolte con il volontariato. Quei fondi sono destinati e vincolati al mantenimento delle strutture che accolgono quelle attività.
    Chi propone che sia lo Stato (o i Comuni, aggiungo) crede veramente in quello che dice o sta solo facendo demagogica propaganda.
    Provi ad immaginare quanto verrebbero a costare al pubblico l’organizzazione di quelle attività.
    La cronica mancanza di efficienza nella spesa, la necessità di affrontare spese per il personale, l’asfissiante sindacalizzazione dei rapporti di lavoro che favorisce gli atteggiamenti rivendicazionisti, porterebbero alla realizzazione di una piccola frazione di quanto invece di realizza. E dunque la necessità di fare liste di attesa, graduatorie, personale amministrativo che gestisce le graduatorie e le iscrizioni (e che ovviamente va pagato con quegli stessi fondi), ecc. ecc. Insomma “burocrazia” e facilitazioni a chi è abituato ad inventare mansioni per giustificare stipendi, come s’è indecentemente fatto nei decenni scorsi.
    Per chi si impegna un po’ a capire cosa succederebbe, non è poi difficle immaginare le conseguenze.

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  • Diego ha scritto il 10 marzo 2010 alle 13:38

    Caro Andrea, era proprio questo il punto. La formazione socio-culturale dei nostri figli è uno dei tasselli più importanti alla base di una società sana. Una cosa del genere non può essere lasciata in buona parte al volontariato come succede nel nostro paese, perchè, per quanta buona volontà ci si possa mettere, non è affatto corrispondente ad un sistema formalizzato e strutturato. Esatto, bisogna spendere un mucchio di soldi per i nostri ragazzi, bisogna pagare della gente che ci lavori e bisogna risolvere con professionalità tutti i problemi che ne possono derivare. La trovi davvero una cosa così strana?

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  • Andrea ha scritto il 10 marzo 2010 alle 14:24

    Per Diego,
    Se vogliamo fare dell’accademia, delle ipotesi sull’ottimo che si potrebbe attuare, le tue osservazioni vanno benissimo. Se stiamo parlando, invece, di attività concretamente attuabili fin d’ora ed in tempi ragionevoli, allora quelle sono solo pie illsioni.

    Per due motivi affatto trascurabili:
    1) risorse non c’è ne sono;
    2) attività serie di aggregazione vanno condotte su progetti pedagogici. Chi li decide?, su quale modello culturale, su quale visione di persona e di società.

    Ci sono voluti 40 anni per arrivare ad una riforma della scuola superiore. E chi la sta attuando (malissimo) l’ha fatto per i grandi numeri che ha in parlamento. I tentativi dei decenni scorsi sono falliti prevalentemente per un mancato accordo proprio sul piano culturale. Non che adesso ci sia, ma ora hanno la forza di imporlo.
    Figuriamoci cosa succederebbe adesso, per la progettazione di attività, non obbligatorie e che richiedono ingenti risorse… ma poi chi le attua? In quali strutture? Eventualmente usando edifici non utlizzati da recuperare? Sì, ma a spese di chI?
    Come si vede, Diego, in questa ipotesi che proponi, sono molte più le domande che le risposte.

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  • Diego ha scritto il 10 marzo 2010 alle 15:05

    Per Diego,
    che tu propenda per conservare lo status-quo mi sembra evidente, per inciso non intendevo che strutturare la questione comportasse togliere alla Chiesa l’attività di volontariato che svolge, punto sul quale mi sembrano puntare le tue posizioni, intendevo che il volontariato è un buon sistema di supporto e non un sistema indipendente. Ad esempio l’ambinete è diventato “importante” dal momento esatto in cui è uscito dal volontariato – non profit ed è stato integrato in un sistema istituzionale, che ha visto lo stanziamento di tantissimi soldi che prima molti come te dicevano “ma da dove li prendiamo tutti sti soldi?”. Il denaro è ovviamente quello pubblico, tutto sta nell’instaurare un sistema virtuoso di investimento. Difficile? Certo! Ma non mi sembra un buon motivo per non farlo (vedi ancora ambiente). E comunque non parlavo di scolarizzazione in senso stretto, dove peraltro posso condividere le tue opinioni sulle riforme, ma parlavo di tantissime attività sociali, non solo per i giovani, che in un paese come l’Italia, e direi in una città come Ferrara, vengono considerate come non degne di investimenti e di impegnoda parte delle Istituzioni, tanto ci pensa il volontariato. Che ci siano più domande che risposte è ovvio, visto che si tratta di un sistema che non c’è, ma proprio per questo sarebbe il caso di cominciare a lavorarci. Ritengo che non fare le cose per non affrontare i problemi che ne derivano sia una politica pericolosa per la società. Tornando ad esempio ai ragazzi, e non parlando di scuola in senso stretto, a loro è difficile dire cosa devono fare, anche perchè il fatto di averne diritto è sempre in discussione, ma sicuramente è importantissimo dar loro delle opzioni ed un backgroud all’interno del quale muoversi. Se un giovane tra le scelte ha solo parrocchia o incertezza, cosa succede se non sceglie parrocchia? Io due soldini li spenderei. Preferisco l’erba alta nel sottomura che trovare pastiglie strane nelle tasche di mio figlio.

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  • gfv ha scritto il 10 marzo 2010 alle 15:32

    Una sola riflessione dopo aver letto i commenti precedenti:
    “Libera Chiesa in libero Stato”
    e questo senza dover essere tacciato di “vetero anticlericalismo”.

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  • Stefano ha scritto il 10 marzo 2010 alle 16:07

    A chi sostiene che è giusto contribuire perchè le parrocchie svolgono una meritoria attività sociale vorrei chiedere che ne sarebbe della suddetta se, come avviene in Austria e Germania, la chiesa dovesse vivere solo con il contributo (obbligatorio per legge), di chi si dichiara aderente effettivo della medesima. Inoltre: versando 200.000 euro alle parrocchie si tolgono risorse laiche alle attività di sostegno sociale che pure ci sono, eccome, e, per lo meno, si svolgono sotto il controllo dei cittadini contribuenti. Controllo che non viene praticato per le attività svolte da religiosi.

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  • Andrea ha scritto il 10 marzo 2010 alle 18:29

    Il bello è che “Libera Chiesa in libero Stato” storicamente non si è mai verificato i modo totale (nei regimi democratici), per un semplice motivo e cioè che i cittadini dello Stato sono gli stessi che aderiscono alla Chiesa, Prelati compresi. Che lo si gradisca o no.
    O ci sono ancora nostalgie per i regimi totalitari comunisti, storicamente falliti?

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  • gfv ha scritto il 10 marzo 2010 alle 18:47

    @Andrea:
    ma lei vive in un mondo tutto suo? Si guardi intorno, oltre i confini nazionali, e troverà che quasi tutti gli stati democratici seguono questa regola (Francia e Spagna un tempo “difensori della fede”, Germania, Stati Uniti, ecc. ecc.). La nostra è un’anomalia non gli altri.

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  • Andrea ha scritto il 10 marzo 2010 alle 19:54

    Il guaio come sempre è la superficialità. Ma lei è veramente convinto che le posizioni con valenza culturale espresse da una classe politica (dalle classi politiche dei paesi che lei ha citato), sia uno specchio fedele del “sentire” della gente di quelle nazioni? Crede davvero che vi sia una volontà popolare monolitica in quei paesi, dove le scelte politiche ne sono l’incarnazione?
    Giusto per capire chi è che vive in un mondo tutto suo e chi crede che esista solo ciò che gli fanno vedere.

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  • gfv ha scritto il 10 marzo 2010 alle 20:31

    @Andrea:
    meno male che c’e Lei ci illumina con i Suoi “profondi commenti”.
    Come per l’Italia gli stessi ragionamenti valgono per gli altri stati.
    Pertanto, la democrazia ci insegna che le posizioni con valenza culturale espresse da una classe politica sono uno specchio fedele del “sentire” della gente di quelle nazioni.

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  • andrea rossi ha scritto il 10 marzo 2010 alle 20:56

    Ripropongo acora una volta una vecchia idea: lo sciopero a oltranza dei preti; si vuole finalmente uno stato liberale, liberista libertario, antivaticanista e anticlericale? no problem. Chiusi gli oratori, le mense, i servizi di assistenza a portatori di handicap, gli asili, le assistenze domestiche. Per conto mio si può cominciare anche domani. Poi andate a chiedere ai radicali se vi possono dare “un aiutino”, se per caso hanno un materasso o un piatto di pasta calda. Davvero, proviamo, magari anche solo una settimana.

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  • Andrea ha scritto il 10 marzo 2010 alle 21:06

    Specchio fedele del sentire della gente? Quindi lei, per le scelte culturali, si sente in sintonia con questa classe politica?
    Se va bene a lei…
    Tenga presente che la democrazia non può cancellare il diritto della minoranza ad esprimere scelte anche culturali diverse.
    E quanto dice sembra applicarsi più propriamente ad un regime totalitario invece che ad una democrazia. Ammesso che si accetti la differenza fra i due regimi, anzi, aggiungiamone un terzo: il “centralismo democratico”, ricorda? Sono queste le nostalgie?
    Personalmente mi ritengo appartenente alla “gente”, ma sinceramete, buona parte di questa classe politica, da una parte all’altra dell’arco costituzionale, non gode certo della mia stima e tantomeno mi sento da loro rappresentato.

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  • gfv ha scritto il 11 marzo 2010 alle 1:37

    @Andrea:
    sia cortese e rilegga quanto da Lei esposto alle ore 19,54, e da cui ho riportato in parte una Sua frase, alle ore 21,06 e consideri un’opinione diversa dalla Sua:
    non mi sento rappresentato nè dalla classe politica comunale, provinciale, regionale e statale e proprio per questo, apoliticamente, rinnovo il mio pensiero di “libera chiesa in libero stato” non escludendo che i miei connazionali vogliano uno stato clericale (tipo Iran?) ; in una democrazia dovrebbe valere il concetto di libertà di religione, prevista anche dalla Costituzione vigente.
    P.S.: mi sorge dubbio: Andrea e Andrea Rossi (UDC) sono la stessa persona? Se anche non lo fossero farebbero comunque una bella coppia.

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  • Roberto Grendene ha scritto il 11 marzo 2010 alle 1:49

    Gli oneri di urbanizzazione secondaria per edilizia di culto fanno sì che in più ricco immobiliarista in circolazione (la Chiesa Cattolica) sia sovvenzionato con i soldi che invece dovrebbero finire all’edilizia scolastica, ai nidi, al verde pubblico…
    A Bologna sono circa 600.000 euro l’anno che se ne vanno.
    L’85% a favore della Curia, che una recente inchiesta di Repubblica ha mostrato possedere “una città nella città”.
    Il resto per altre confessioni religiose, tra cui spiccano i Testimoni di Geova, molto presenti anche in altri comuni della nostra regione

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  • Roberto Grendene ha scritto il 11 marzo 2010 alle 1:51

    Repubblica è andata a vedere gli affitti praticati nelle proprietà della Curia di Bologna, finanziata dal Comune ogni anno: “fra topi, sporcizia e degrado” gli inquilini hanno canoni mensili di “quasi 600 euro per un appartamento con due camere, 450 euro per una casa con camera e cucina, 326 euro per un monolocale”
    Qui il video:
    http://bologna.repubblica.it/multimedia/home/23284647

    Io, coordinatore del Circolo Uaar di Bologna, ho in comproprietà con altri quattro parenti tre appartementi, dati in affitto.
    Applichiamo il canone concordato, paghiamo l’ICI e l’Irpef.
    Inquilini sono una signora ultraottantenne, una coppia di pensionati, una giovane donna con figlia in età scolare. Gli appartamenti sono di circa 70 mq, due camere, in ordine, in stabili ristrutturati, in zona residenziale, con cantina e balcone. L’affitto chiesto va dai 215 euro per l’anziana signora ai 475 per chi ha invece la capacità economica di maggiore.
    Che debba pretendere dal mio comune qualche migliaio di euro come viene dato alle parrocchie?

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  • Roberto Grendene ha scritto il 11 marzo 2010 alle 11:44

    Il problema e’ che un conto sono le associazioni, che possono essere di ispirazione cristiana, laica, atea umanistica, ecc.
    Queste dovrebbero concorrere in modo paritario ad assegnazione di contributi pubblici.
    Come presidente di un centro socio culturale sportivo organizziamo campi estivi per bambini,
    Tra di noi credenti e non credenti, nessun problema.
    Ma il comune finanzia doppiamente le parrocchie, sia per quanto riguarda le strutture che per quanto riguarda l’attivita (senza parlare dello stato che sottrae con l’8×1000 una fetta delle nostre tasse per la Chiesa Cattolica Romana). E’ una discriminazione pura.

    Ma con la tasse degli oneri di urbanizzazione secondaria per edilizia di culto, si finanzia appunto il culto, la canonica (abitazione del ministro di culto), il campo sportivo, la costruzione di nuove chiese, l’acquisizione di terreni… e si sottraggono fondi pubblici all’edilizia scolastica, agli asili nido, verde pubblico che sono le altre voci degli oneri di urbanizzazione secondaria!

    Il patrimonio artistico da tutelare e’ fuori discussione. Ma rendiamoci conto che spessissimo ci sono chiese, oratori, campi sportivi, appartamenti che nulla hanno da tutelare ma che sono finanziati per colpa dei nostri amministrratori compiacenti

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  • Maurizio ha scritto il 11 marzo 2010 alle 11:58

    Stiamo parlando di finanziamento pubblico all’edificazione di luoghi di culto, NON ad iniziative di restauro di edifici di valore storico culturale e neanche di finanziamento di attività sociali della chiesa. Giustificare la correttezza di questi finanziamenti con l’eticità di attività che nulla hanno a che fare con essi è forviante.
    Aggiungo, per altro, che le singole iniziative della chiesa relative ad attività sociali come pure al restauro di edifici di interesse storico e culturale sonno pure loro oggetto di finanziamento ulteriore da parte dello stato.  

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  • umb ha scritto il 11 marzo 2010 alle 14:33

    Concordo pienamente con Edda. Si tratta di stabilire priorità di valenza sociale, innanzitutto!
    Credo che l’apparato amministrativo/finanziario della Chiesa sia in grado di far fronte ad eventuali investimenti immobiliari che contemplino anche il restauro degli edifici già in loro possesso. Il governo locale dovrebbe occuparsi principalmente dei cittadini e della loro qualità di vita, assicurando, in maniera del tutto trasparente, un reale supporto (anche economico) a chiunque si trovi in difficoltà!

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  • paolo marani ha scritto il 11 marzo 2010 alle 14:48

    Se proprio dobbiamo buttare i nostri soldi fra le accoglienti braccia religiose, almeno che servano a demolire quella schifezza di sopraelevazione del palazzo arcivescovile a Ferrara. Altrimenti giustificare queste assegnazioni indebite con una valenza artistica è prendere per i fondelli due volte la gente.

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