Maestra degli orrori, le reazioni
La psicologa: “Imparare ad ascoltare”
Mentre Alessandra Mussolini, in qualità di presidente della commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza, grida alle telecamere in classe, dall’Osservatorio sui Diritti dei Minori si leva la voce del presidente Antonio Marziale, che allarga le braccia per dire che “non se ne può più. Se quanto denunciato dovesse corrispondere al vero, ci troveremmo davanti all’ennesimo caso di maltrattamento di bambini a scuola, che comincia a fare pesantemente statistica”. Sono le reazioni che ha scatenato a livello nazionale il caso dei maltrattamenti nella scuola materna di Cento, dove a un bimbo di sei anni veniva riservato, se capriccioso, una punizione singolare su mandato della maestra: fatto inginocchiare e colpito dagli stessi compagni.
“Ad accertamento dei fatti non saranno sufficienti le dimissioni – continua Marziale -, né tantomeno l’indagine scolastica. Indurre bambini a picchiare un coetaneo è da codice penale, che fidiamo venga applicato alla lettera”.
“Da tempo domandiamo vanamente al ministro di turno di preoccuparsi di istituire test di tenuta psicologica annuali per gli insegnanti – conclude il presidente dell’Osservatorio -. Non già per gettare fango sulla categoria, ma per sradicare da essa eventuali cancrene. La gente che manda i figli a scuola ha il diritto di sapere che questi sono custoditi a dovere e non trovarsi davanti a simili sorprese, visto e considerato anche quanto costa l’istruzione in questo Paese”.
Ma la vicenda rischia di portarsi dietro conseguenze anche future, come confermano le dottoresse Sara Ruiba e Martina Chiereghin, psicologhe dell’associazione ferrarese Sinapsi, consulenti presso diversi istituti scolastici: “ci capita spesso di incontrare studenti, famiglie ed insegnanti in difficoltà. Molto spesso dentro al contesto scolastico si incrociano storie di incomunicabilità e di emarginazione, di difficoltà nel relazionarsi con l’altro e col diverso”.
Qualche indicazione utile? Il consiglio delle esperte è quello di “imparare ad ascoltare (ebbene sì, si può imparare anche ad ascoltare, arte molto più difficile del parlare) i bambini e i ragazzi, soprattutto nella fase di sviluppo. Questo è determinante per aiutarli a diventare adulti responsabili e a loro volta modelli per le generazioni a venire; occorre anche strutturare attivamente un leale rapporto di comunicazione tra scuola e famiglia, essere prima di tutto modelli di comportamento responsabile e consapevole”.
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“Imparare ad ascoltare”: ai giorni nostri è una pratica impossibile.
Resta solo “Ognuno per se e Dio per tutti”, almeno per i credenti.