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Il Comune non le sposa, coppia gay in tribunale

La storia di due donne che chiedono al giudice di essere genitori

Vivono insieme da tempo. Sovertherainbowono due mamme. Hanno due bambine, ottenute tramite inseminazione artificiale. Ora vogliono che anche la legge le definisca “famiglia”. Lo scorso marzo hanno chiesto di essere sposate con rito civile, ma dal municipio di Ferrara è arrivato un secco no.

E le due donne non si sono date per vinte. Incaricato un legale della rete Lenford (l’avvocato Francesco Bilotta), specializzata in casi simili, hanno presentato ricorso davanti al tribunale. Al giudice civile chiedono in sintesi di “ordinare all’Ufficiale dello Stato civile di procedere alle pubblicazioni di matrimonio”. E questo in forza del fatto che, se il tribunale accerterà il loro diritto a contrarre matrimonio, questo farebbe ritenere direttamente illegittimo il provvedimento di diniego del Comune che è stato impugnato.

“Non siamo le prime in Italia ad aver intrapreso questa battaglia legale per veder riconosciuto un diritto che altrove è già assodato”, spiega Chiara, una delle due “promesse spose”. Già i tribunali di Venezia e di Trento hanno sottoposto al giudizio della Corte Costituzionale casi simili. E questo in base a un profilo di legittimità che discende direttamente dalla Costituzione italiana. In primo luogo l’art. 2, nella parte in cui riconosce i diritti inviolabili dell’uomo, tra cui rientra il diritto al matrimonio.

In aiuto delle due donne viene poi l’art. 3 secondo, che vieta ogni discriminazione irragionevole, garantendo a tutti i cittadini un’eguaglianza formale e sostanziale. Da qui deriverebbe il “conseguente obbligo dello Stato d’intervenire in caso di impedimenti all’esercizio” di un diritto fondamentale come il diritto al matrimonio, che consente alla persona di realizzare se stessa nel contesto in cui vive.

Vengono quindi l’art. 29 (“la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”) e il 117, che impegna il legislatore al rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e degli obblighi internazionali.

E qui gli avvocati della coppia hanno pronta una lista lunghissima di leggi derivanti da ordinamenti sovrastatali da prendere come riferimento: Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle Libertà Fondamentali, Carta di Nizza, Corte di Strasburgo, Consiglio d’Europa, Parlamento europeo.

Dunque, “il diritto di sposarsi è un diritto fondamentale – scrive il  legale nella sua memoria -, la scelta del proprio coniuge è espressione del diritto all’autonomia individuale, e in assenza di interessi prevalenti di carattere pubblico di segno contrario rispetto a tali diritti, ogni interferenza dello Stato si pone decisamente al di fuori della legalità costituzionale”.

Il processo ha già visto due udienze e la terza, che si terrà entro Natale, potrebbe essere decisiva. Se il giudice riterrà fondate le eccezioni sollevate dalla due donne, sospenderà il giudizio e rimetterà la questione alla Corte Costituzione, il massimo tribunale indicato a trattare questioni di costituzionalità delle norme. E ad essere ritenuta incostituzionale potrebbe essere proprio quella parte di regolamento comunale che impedisce a Chiara e alla sua compagna di potersi chiamare “moglie e… moglie”.


10 Commenti in “Il Comune non le sposa, coppia gay in tribunale”

  • Giulia ha scritto il 30 novembre 2009 - 9:23

    Brave! Voglio fare il mio bocca al lupo alle due coraggiose donne della notizia. Prego per loro.

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  • max ha scritto il 30 novembre 2009 - 11:01

    il municipio di ferrara dovrebbe iniziare a pensare che non esistono italiani di serie B.
    in italia servono cambiamenti per essere al passo con il resto d’europa e non con il terzo mondo di cui sembra che prendiamo i lati peggiori.
    una riflessione sarebbe utile ed anche capire il perche del no da parte di persone che forse, non conoscono neppure la realta’ delle cose, a cui bisogna chiedere ed ottenere i normali diritti di un cittadino europeo ed italiano.

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  • mery ha scritto il 30 novembre 2009 - 14:12

    brave ragazze continuate così… non diamola vinta a chi crede che lesbiche e gay siano cittadini di serie b …..vi sostengo come posso :)))

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  • anonima ha scritto il 30 novembre 2009 - 23:58

    io invece devo dire qualcosa che va contro…sono mamma di due bambine , sono cristiana e penso che l’amore facilmente possa arrivare ad andare oltre , oltre alla nostra natura come esseri umani , oltre alla nostra morale , oltre alla nostra tradizione , al nostro credo ….ma è solo confusione che si tramuta in convinzione ….è solo l’infinita sete d’amore che abbiamo che ci conduce in certi sentieri …ma in certi piuttosto che in altri è la vanità che ci conduce , soltanto la vanità e non certo la nostra natura

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  • chiara bonora ha scritto il 1 dicembre 2009 - 11:21

    non capisco bene come l’essere madre e cristiana possa aver influito sulla formazione del suo pensiero. Credo che non servano le mie parole per chiarire che “certi sentieri” vengono percorsi per amore e non credo che “la nostra natura” possa influenzarli. Non credo che una persona eterosessuale sia più autorizzata (poi da chi?) di me (lesbica) a formarsi una famiglia e a mettere su famiglia, dato che ho avuto, come tanti, la fortuna di incontrare una persona che amo e con cui condividere tutto questo. Credo che bastino gli studi fatti e pubblicati in molte parti del mondo per chiarire che sia la “nostra natura” che “certi sentieri” poco abbiano a che fare con la vanità. Ancora, “Certi sentieri” vengono percorsi da tantissime persone nella maggior parte del mondo occidentale e per la maggior parte dei governi di europa, ad esempio, sono visti come uno dei tanti sentieri possibili per i loro cittadini, un diritto.
    Mi domando infine se sia stato tutto il filosofeggiare sulla vanità a non farla firmare e a spingere le sue dita a digitare “anonima”.

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  • elisabetta ha scritto il 1 dicembre 2009 - 11:35

    gentile anonima, visto che anche lei è madre di due bambine, devo dedurre che lei pure è vittima della vanità

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  • Aria(d) ha scritto il 1 dicembre 2009 - 12:19

    Quando due persone si amano e decidono di stare insieme di costruire qualcosa di condiviso che le tenga unite, perchè lo vigliono, perchè hanno bisogno l’una dell’altra, perchè quelli sono i loro sentimenti, le loro emozioni, i loro desideri.. tutto ciò e molto altro, penso vada rispettato, e la religione qui non centra nulla, non ci deve proprio entrare, perchè l’essere umano nella sua complessità è molto altro rispetto a credenze particolari che ci sono state imposte, a cui certi hanno deciso di attenersi! La natura è proprio questo, se qualcosa esiste è naturale, è chi la vuole impedire che non riconosce la natura stessa, nascondendosi dietro a “una” morale fa male a tutti.
    Con ciò non voglio dire che ciascuno/a la possa pensare come gli pare, ci mancherebbe, ciò che mi infastidisce è l’imposizione di un unico modo di vedere e organizzare il mondo come il solo possibile!
    Il nostro Stato è prima di tutto LAICO e spostare sempre l’attenzione sui dettami della Religione Cattolica è fortemente limitante, c’è chi crede in Dio, c’è chi no e c’è chi crede in un altro Dio e molte altre sono le scelte di vita che uno può fare… per stare tutti insieme dobbiamo riconoscerci, conoscerci e convivere rispettandoci come persone prima di tutto!
    ciao

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  • Ivana Poli ha scritto il 1 dicembre 2009 - 21:32

    Chiara sono con te e sai quanto…siamo in tanti a dover lottare per un diritto sulla carta quando poi a dirla tutta Stato e Chiesa non legiferano solo per comodità su questioni che sono già situazioni di fatto da diverso tempo!!! E si cari perchè poi in realtà le famiglie omogenitorioli in Italia sono già parecchie il nostro problema non è che aspettiamo una legge che ci dica che possiamo essere chiamate famiglie, ma aspettiamo una legge che tuteli i nostri diritti…poi in queste faccende evitiamo di metterci di mezzo Dio…che forse per le questioni di chiesa e di Politica è il primo a mettersi le mani nei capelli vedendo certe cose!!!

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  • dora casalino ha scritto il 2 dicembre 2009 - 12:00

    Date uno sguardo a questa FAMIGLIA, agli occhi vispi e all’allegria, alla serenità di quelle bimbe e capirete se si tratta di oscuri sentieri o di AMORE. Conosco donne a cui capita di essere madri per caso, di strumentalizzare la propria maternità per molti scopi poco onorevoli.
    Queste donne hanno scelto faticosamente di intraprendere una battaglia per il legittimo diritto di dare amore a chi potrà fare di questo mondo un posto migliore. Dubito che il leader palestinese di nome Gesù abbia qualcosa in contrario.
    Grazie Chiara, a te e alla tua compagna, a nome di tutte/i quelle persone che vivono in modo trasparente e fiero la propria natura e chiedono che questa venga rispettata.
    Un abbraccio.
    Dora

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  • Saveria ha scritto il 3 dicembre 2009 - 9:21

    Ho timore che la vostra scelta in futuro creeerà problemi alle vostre due innocenti figlie, quando andranno a scuola e inevitabilmente faranno dei paragoni con le “famiglie” degli altri bimbi.
    Come spiegherete la loro “diversità ” ( parlo a livello di composizione di nucleo famigliare) imposta da una vostra scelta che, sia pure d’amore, le mette in una posizione svantaggiosa ?

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