Cultura, trionfalismo fuori luogo
Maisto ha ragione a sottolineare il grande evento Ferrara sotto le stelle, tra i fiori all’occhiello della politica culturale. In questo caso i fatti sono indiscutibili (che noi stessi da sempre rilanciamo su scala nazionale- vedi controcultura supereva e altri siti blogs). Pure per Buskers e Internazionale e Ballons l’audience e la qualità sono ineccepibili (pure per Buskers e Internazionale con chiaroscuri per motivi diversi). Ma il trionfalismo è fuori luogo: in quanto Maisto e la casta culturale che esiste purtroppo- e traspare anche dalle sue parole- sempre polemiche sul governo nazionale che taglierebbe le risorse culturali (anche omeopatia, cromoterapia, cristalloterapia e altre scienze progressiste….)- chiaramente strumentalizzano in tal senso anche le cose che funzionano a meraviglia. Che certo monopolio Arci a Ferrara limiti fortemente la libera cultura indipendente lo sanno anche i sassi….
Che poi le stesse opposizioni siano incapaci di portare avanti tali istanze critiche per scarsa autorevolezza culturale, la dice lunga sull’atmosfera ferrarese globale e in tal senso Maisto stesso giustamente e legittimamente può rivendicare indisturbato o quasi certa eccellente qualità reale della politica culturale ferrarese. Che MLB Home Gallery evidenzi certe distrazioni di Maisto è tuttavia indizio potente in quanto proveniente da un percorso ad alto livello privato ferrarese- anche sinergico con le istituzioni in diverse iniziative (tutte di spessore nazionale e internazionale stesso), eppure a quanto pare non culturalmente correttissimo…. Che Maisto esporti Ferrara in Europa tramite la Ghisa mistificata ad opera d’arte (manco fosse silicio…) rimuovendo altre iniziative persino nel dna moderno di Ferrara (che fine ha fatto Ferrara capitale Video? Eppure da alcuni anni altra associazione ha rilanciato il discorso- se ne sono accorti persino a Barcellona…) è gaffe irreversibile. Che – Maisto e certa nomenklatura- nonostante le sue aperture dichiarate-glissi su certe critiche o informazioni alternative fondatissime, semplicemente ignorandole -lo diciamo per esperienza- , dai semi bluff Hermitage Museo Ebraico Teatro Verdi, a troppe Fondazioni culturali dissipatrici, ad associazioni o gruppi culturali, noti fuori Ferrara (ma azzerati a Ferrara!), avallando appunto con silenzi sovietici tali gap evidentissimi, queste sono prove di cultura non libera. E alla fine poi, la città d’arte non decolla mai sul serio. Soprattutto certa eccellenza culturale reale non può oscurare la scarsa democrazia culturale presente in città. Cultura e Democrazia non sono necessariamente causa ed effetto. La Russia di Stalin o quasi mandò comunque il primo uomo nello Spazio….. Il fascismo del Duce, Balbo nei cieli d’America…La Cuba antidemocratica di Fidel Castro (e tutta l’Arci culturale ferrarese…) ha lasciato un rivoluzionario come il Che osannato anche a destra…..Ferrara la Rossa da Soffritti a Sateriale a Maisto ci ha dato Abbado, Ronconi e Ferrara sotto le stelle. Ma la libera cultura (e degli anni duemila per la cronaca) è altra stoffa e passo di corsa: chiamiamola cibercultura, figlia del web e della rivoluzione elettronica… Ma per Maisto e compagni , a parte il Rock (giustamente ripetiamo) tali argomenti sono fantascienza!!!! Il sito on line dell’Hermitage, come spesso notato, semplicemente mediocre (o game over…) ne è la prova scientifica popperiana…
AZIONE FUTURISTA ROSSOTREVI FERRARA-ROMA
Roberto Guerra
Graziano Cecchini
Maurizio Ganzaroli
30 Commenti in: “Cultura, trionfalismo fuori luogo”
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Con preoccupazione prendo atto che si continuano a celebrare i festival, trascurando la valoriazione dei beni culturali permanenti locali. Lo dico perché la maggior parte dei festival menzionati da Maisto dipendono fortemente dalle sponsorizzazioni – in tempi di crisi sempre meno consistenti – e dai contributi finora dati dalle amministrazioni pubbliche locali che con i tagli correnti e quelli per il 2011 andranno sensibilmente assottigliandosi (basti pensare ai festival e agli eventi che abbiamo già perso). Festival che, in parte, come da più fronti sostenuto, non coinvolgono che poche attività imprenditoriali locali (spesso le solite note) perché non pensati e non strutturati in modo tale da allargarsi a più interlocutori e talvolta gestiti in modo piuttosto troppo personalistico. Non solo, si continuano a sciorinare numeri sui partecipanti il più delle volte non supportati da metodi di rilevamento dati dimostrabili e qualitativamente quasi inconsistenti, pertanto, di fatto, non utili ad una valida programmazione di attività complementari o di misure correttive per le edizioni successive. Tolti i festival, ciò di cui Ferrara davvero può andare fiera, sono i beni culturali, artistici e monumentali locali – si pensi al recente straordinario recupero del Museo Archeologico Nazionale. Su questi si dovrebbe lavorare, a cominciare da un radicale ripensamento degli orari e dei giorni di apertura e delle modalità di accesso ad essi in modo da rendere la città sempre e comunque accattivante, motivo di visita, di permanenza, di turismo nonché di godimento per la popolazione locale. Si pensi al più volte citato patrimonio nelle nostre chiese cittadine o ai tesori restaurati e nascosti di Palazzo Schifanoia. Ma su questo piano, ad oggi, non si è mosso proprio nulla, a tante domande attendiamo ancora una risposta e ad altre abbiamo sentito sempre solo giustificazioni per i problemi, mai una concreta dimostrazione di volontà di superarli. Forse, temo, perché ciò comporterebbe da parte di chiunque lavori nel pubblico un vero cambio di mentalità e di approccio alla res publica, e mettere in discussione e in gioco questa mentalità è la fatica maggiore, che si continua ad evitare. Per dirli in termini matematici: 1+3 = 2+2 = 0 +4 = 4, ecc. Il totale è sempre uguale, si tratta solo di voler cambiare la distribuzione delle quote. Infine, tutti ricordano con grande piacere la rinocerontessa sospesa nella Rotonda Foschini, un’installazione dietro la quale troviamo il nome MLB Home Gallery, eppure, come ricordato da Azione Futurista, da MLB e da altri, pare che questa espressione dinamica dell’arte e della cultura contemporanea di calibro internazionale non esista, almeno per certa mentalità e per certa politica locale.
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Concordo con Elisabetta Gulino e torno a dirlo: la questione dell’accessibilità e della qualità dei percorsi proposti dai Musei Civici cittadini è centrale. Non si comprendono le ragioni per cui dopo 13 mesi dalla presentazione di 1.300 firme che chiedevano modifiche degli orari e la messa a norma dei servizi di Palazzo Schifanoia siamo ancora al punto di partenza con un giardino e un Museo che chiudono alle 17.30!!! Il cemento-amianto nelle cucine del bar e l’assenza di servizi igienici al piano terra. Sottolineo che esistono risorse private disponibili ad investire e invece ancora oggi gli orari sono scandalosamente ristretti!!! Mancano servizi essenziali e addirittura non si è voluto aprire il giardino realizzando servizi igienici accessibili. Perchè? A chi ha giovato lo smantellamento della capacità di ricerca e produzione culturale dei Musei Civici? Perchè Ferrara Arte ha ricevuto quest’anno 1.300.000 euro a fondo perduto e non riesce a fare una pagina web in inglese? Mentre per realizzare le toilettes di Schifanoia non si è trovato il tempo nemmeno per una riunione? Insisto, in qualità di Consigliere della Circoscrizione 1 e Guida turistica di Ferrara ritengo uno scandalo enorme quello dell’accessibilità a Palazzo Schifanoia e soprattutto ritengo che quest’anno di assoluta inerzia dopo la presentazione di 1.300 firme e la disponibilità di fondi anche privati sia una cosa assurda. Il Giardino di Palazzo Schifanoia è un giardino storico del quale i cittadini hanno diritto di fruire e una risorsa per il turismo e tutta la città che di turismo vive, i Musei Civici non sono un costo ma producono ricchezza e sviluppo. Occorre però capire, perchè è interessante ed è esplicativo di fenomi di degrado istituzionale anche nazionali, quali sono le ragioni per cui a Ferrara non si vogliono aprire i Musei e invece si versano milioni nelle casse passive di Ferrara Arte. Quali sono gli interessi che si oppongono alla promozione della città storica? Qui prodest? Di certo non sono i disoccupati, i precari e la generalità dei cittadini a trarne vantaggio. Alessandro Gulinati – Circoscrizione 1 Gruppo Misto
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C’è una struttura dietro Ferrara Arte. Stipendi da garantire. Se si dirottano risorse su altri obiettivi, ci si deve liberare di contratti a termine, di consulenze, di fornitori, di assicurazioni, di società fornitrici di servizi esternalizzati. Crollerebbe un sistema. Investire nei musei è una scelta lungimirante, ma dai risultati nel lungo periodo. Non è facile sbilanciare l’attuale business, che ruota attorno alle mostre ed agli eventi, a favore dell’ipotesi alternativa “stabile”, basata sui beni storici e culturali permanenti della nostra città. Occorrono coraggio ed idee chiare. Occorre la voglia di rimettere in discussione tutto, di destabilizzare un equilibrio raggiunto in anni e anni di paziente intessitura tra gli interessi pubblici (pochi) e quelli privati (tanti). Per questo il Palazzo, inteso in senso lato Arci compresa, non si muove e si lascia trasportare dall’inerzia, da chi oggi fa le cose (c’è una struttura di specialisti, piccoli manager, viaggiatori, che opera da decenni e non vuole mollare fino alla pensione). Poco importa che il meccanismo ormai faccia acqua da tutte le parti, non sia più sostenibile, non produca economia stabile e sia paradossalmente anche poco promosso. Hanno ragione la signora Gulino ed il signor Gulinati. Risorse pubbliche per mantenere in piedi il sistema degli eventi ce ne saranno sempre meno. Ma questo purtroppo vale anche per gli investimenti nel patrimonio stabile (esclusi giardini e bagni a Schifanoia). Allora bisogna scegliere. Quel poco che c’è va usato bene, va investito, non bruciato. Ma non saranno certamente i “continuisti” Maisto e Tagliani a cambiere rotta alla nave.
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D’accordo su tutto. Però, si dice CUI prodest…
I miei due centesimi?
Per me si può pure potenziare l’aspetto museale e monumentale (che tra l’altro qui vedo perorato esclusivamente da guide turistiche, professionali o amatoriali, chissà perchè… ;) ), ma senza andare a tagliare sui festival, che portano alla città quel tocco di brio e di gioventù, oltre che comunque introiti per le strutture albergiere, e visibilità a livello nazionale e internazionale. Puntare esclusivamente al genere di turismo a cui vorreste puntare voi rischia di essere controproducente, in un contesto competitivo come quello del territorio italiano così ricco di mete alternative ben più famose, in un paese in cui la media nazionale è di meno di un libro all’anno.
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Effettivamente il qui al posto del cui fa un po’ pena . . .diciamo che lo strafalcionismo è un portato della comunicazione rapida ma anche un prodotto del mio 2 fisso in latino! Ciò detto sono d’accordo anche io che le manifestazioni musicali sono simpatiche e giovano all’immagine della città . . . rimane il fatto che il turismo è un industria e oggi ci sono scelte pesanti da parte dell’amministrazione nazionale e di quelle locali, Ferrara tra queste, che comportano devastazione del territorio, pericoli per i centri stoirici e in nessun modo aiutano lo sviluppo di un’industria del turismo all’altezza del paese nel quale viviamo. Io davvero smetterei di fare distinguo tra governo centrale e governi locali, le scelte sono le stesse, tagli, tagli, tagli, tagli, tagli e ancora tagli e poi tagli e poi ancora tagli e quindi tagli, tagli, tagli e poi sempre tagli e ancora tagli alle spese sociali e nell’ambito della formazione, della ricerca e della cultura. Sia il governo centrale che quello locale hanno scelto di sotenere invece le privatizzazioni e soprattutto una politica economica liberista fatta di precarietà e bassi salari che ha la guerra nel DNA e come una delle prime voci della spesa pubblica. PD e PDL insieme votano la guerra, PD e PDL insieme privatizzano, PD e PDL uniti tagliano e PD e PDL all’unisono conservano gelosamente clientele e privilegi. La sfida è quella di costruire una alternativa al PD-PDL che parta anche dal piano locale, ad esempio a Ferrara investendo su turismo e produzione-distribuzione di cultura. Il problema è che queste forze politiche non possono fare questa scelta perchè sono vincolate all’immobilismo per il semplice fatto che se qualche cosa si muove per loro è finita, essendo partiti morti che insieme non hanno nemmeno il 40% dei voti dell’elettorato italiano. Ora è ovvio che le cose cambieranno e che questi partiti scompariranno ma come e quando e soprattutto con quali costi sociali. Io preferirei accadesse più prima che dopo e allora forse avremo musei aperti e politiche culturali di lungo periodo. Con il PD-PDL il futuro è uguale al presente ovvero miseria e lutti. Alessandro Gulinati – Gruppo Misto Circoscrizione 1
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Sono d’accordo coi futuristi, quando si trattano la cultura ed il business alla stessa stregua (Abbado docet) c’è ben poco da manifestare trionfalismi. Quando invece si vorrà finalmente scindere il binomio danaro-spettacolo forse emergerà anche la cultura, quella vera, ad uso di tutti (e quindi veramente utile) e non solo quella elitaria radical-shic (ad uso dei soliti noti).
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16dB: Non vorrei essere fraintesa. Io sono a favore di festival e di eventi, nel mio piccolissimo li promuovo (in 4 lingue straniere, per la precisione) e cerco anche di inserirmi e di cogliere delle opportunità di soddisfazione. Ma i festival, perché essi siano credibili e abbiano un ritorno nel tempo, perché durino e diventino un appuntamento fisso nel tempo, devono prevedere una programmazione ed essere pensati e strutturati in modo tale da coinvolgere quante più attività economiche ed associative locali (e non) possibili e – ovviamente – devono svolgersi sempre nel rispetto della città (Ferrara, patrimonio Unesco) e dei suoi abitanti. I festival e gli eventi, una volta lanciati e inizialmente sostenuti con importanti mezzi finanziari e organizzativi pubblici, devono però cominciare a camminare con le proprie gambe molto presto, ovvero devono presto cercare di tenersi in piedi con sempre meno denaro pubblico. Se al consumo della torta vengono invitati a partecipare sempre solo i soliti pochi – Le posso portare molte prove concrete e inconfutabili – gli altri presto perdono interesse. Non si entusiasmano più, non partecipano più, non promuovono più, non contribuiscono più. Le pongo delle domande, alle quali Lei, se parteciperà da visitatore alle edizioni 2010 del Buskers’ Festival e del Balloons Festival, potrà via via dare una risposta e potrà poi trarre conclusioni e previsioni per il 2011. 1) Quali strumenti per la misurazione del numero dei partecipanti vengono usati? Ovvero sulla base di quali dati possiamo dire, a fine festival, che hanno partecipato xxx oppure yyy persone? (A questa domanda mi piacerebbe rispondessero gli organizzatori anticipatamente: quali strumenti e metodi useremo per contare quantitativamente e qualitativamente i partecipanti?) 2) Nei giorni dei festival, le strutture ricettive alberghiere ed extra alberghiere di Ferrara e dei dintorni segneranno il tutto esaurito? Se sì, lo faranno grazie a coloro che parteciperanno ai festival oppure grazie anche (e in che percentuale) a coloro che saranno a Ferrara per motivi di lavoro o altri? Le strutture ricettive, in quei giorni, venderanno le proprie camere a costo pieno, a costo massimo oppure, pur di riempire le camere, anche a prezzo molto scontato o sottocosto? 3) Quali ristorazioni avranno beneficio? Giusto giusto quelle dell’area in cui si svolgeranno i festival o anche quelle limitrofe? Che beneficio trarranno le rimanenti attività commerciali? Ha riflettuto sugli sponsor delle due manifestazioni? Ha riflettuto sul fatto che nessuno dei due festival “international” si promuove attraverso i suoi siti anche in lingua inglese, ma solo in lingua italiana? Ha provato a riflettere su quante altre piccole attività imprenditoriali, oltre a quelle che Lei vedrà coinvolte, potrebbero essere coinvolte creando in questo modo una città davvero totalmente permeata e pervasa dai festival? Chieda ai tanti “piccolini” le loro esperienze – io Le posso raccontare la mia – a che titolo e a quali condizioni gli organizzatori permettono di partecipare “alla torta” e chieda prima ancora, se i “piccolini” vengono invitati al tavolo dei festival. Chieda, infine, di avere una esatta rendicontazione con i seguenti dati – oltre al numero credibile di visitatori: provenienza dei visitatori, tempo di permanenza in città, spesa a persona, costi organizzativi, costi di pulizia e di ordine (e per questi ultimi tre quanto coperto con denaro pubblico, Hera compresa, e quanto con denaro effettivamente privato). Una riflessione finale potrebbe farla sul perché Ferrara abbia perso il Città Territorio Festival e la Fiera delle 100 Città d’Arte. Un festival, perché possa sopravvivere – lo dicono tutti gli studi – deve essere innanzitutto CONDIVISO DAL TESSUTO DEL TERRITORIO, deve sforzarsi ad offrire a quante più attività economiche e associative motivi di soddisfazione. Se ciò non è, manifestazioni di questo genere, nel tempo, sopravvivono solo grazie a forti se non fortissimi sostegni di denaro pubblico e questo, oggi e nei prossimi anni a venire, non sarà più possibile. Ma, per favore, non dica anche Lei “colpa dei tagli”, è troppo semplicistico. Chi ha seminato e investito bene, chi ha avuto un comportamento da formichina e fatto e investito in modo lungimirante, non cade al primo soffio di vento contrario. Chi è giovane e piccolino, se si muove secondo le proprie possibilità e senza voler strafare, nemmeno cade al primo soffio di vento contrario. E, con questo concludo: abbiamo speso tanto denaro per lo slogan “Emozioni Tipiche Garantite”. Dove lo troviamo nei due siti web? Per il Festival dei Buskers, mi risultano (e mi si corregga se sbaglio) 120mila euro di denaro del Comune di Ferrara, perché, in cambio nel sito, non si fa il benché minimo riferimento al patrimonio monumentale locale? Perché non si sfrutta l’occasione del festival per promuovere il patrimonio locale? Un’impresa/azienda privata che offre dei contributi PRETENDE dei precisi ritorni, anche di visibilità.
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Gentile Gulino, come sempre lei, lavorando ogni giorno con turisti ed escursionisti, è in grado, a mio parere, di individuare molti dei problemi da affrontare e anche di proporre soluzioni interessanti. Devo dire però che oltre ad alcuni accenni che a mio parere rischiano di mancare di rispetto a persone che a loro volta lavorano quotidianamente (certo a volte anche sbagliando) per migliorare il sistema, ritengo che spesso le sue critiche andrebbero indirizzate altrove, in particolare questo riguarda il suo ultimo intervento. Provo a spiegarle perchè penso questo: i festival ferraresi (internazionale, Buskers, Baloons, ferrara musica, ecc…. forse in parte minore ferrara sotto le stelle grazie alla capacità di avere buoni incassi dai biglietti) sono tutti sottodimensionati come budget, basta vedere i budget di alcuni festival nazionali (è uscito qualche settimana fa un articolo sul la stampa) o di alcune stagioni concertistiche (recentemente su repubblica). Questi Festival è oggettivo che non sono sottobudget per scarso impegno della pubblica amministrazione, anzi il Comune di Ferrara è tra i più impegnati a livello economico, e (questo è soggettivo) non lo sono per incapacità degli organizzatori. Lo sono perchè spesso mancano i privati, perchè ferrara non ha un tessuto economico industriale paragonabile a quello delle città vicine. Questo non può essere certo imputato agli organizzatori. Io credo che i Festival si continuino a fare grazie agli impegni del settore pubblico e a grandi sacrifici degli organizzatori che in altre zone hanno ben altre possibilità. Per questo i consigli vanno bene ma a volte le critiche sono eccessive e ingenerose. Le faccio alcuni esempi: perchè se ci sono tante idee e proposte il bando per l’organizzazione del baloons ha visto un unica proposta? ci siamo resi conto che il festival rischiava di non organizzarsi più? Perchè il festival di Internazionale sta andando sempre di più verso una forte capacità di autofinanziamento da sponsor ma nessuno di questi sponsor è locale? perchè i Buskers non ricevono sostegni degni del ritorno economico che portano? potrei continuare a lungo. Ributtare sul comune e sugli organizzatori le difficoltà che ci sono è sbagliato. Gran parte delle cose che lei chiede andrebbero fatte dei privati, alcune dalle associazioni di categoria. Ma dove sta scritto che il comune o i Buskers devono fare un lavoro che spetta ai privati (quali strutture beneficiano, chi sono gli ospiti degli alberghi, quali azioni per migliorare, ecc…). Non ha mai pensato che forse le domande vanno poste ad altri??? Io ho lanciato un segnale di allarme: visto il clima, la scarsità di risorse pubbliche, una città che non sostiene le proprie iniziative, scarsità di sponsor, rischiamo di perdere gli eventi. E con tutti gli errori che può fare fe arte, il comune, i Buskers, ferrara sotto le stelle, ecc… li rimpiangeremo, sia dal punto di vista culturale che economico. Avete letto che la cineteca di Bologna in occasione di quella che secondo me è una delle migliori inizitive estive in italia (il cinema in Piazza) ha lanciato la vendita di spille a 2 euro? non tanto per l’autofinanziamento quanto per sensibilizzare i cittadini che con le difficoltà che ci sono non è scontato che si riesca a continuare a farlo!
Su una cosa però sono d’accordo: la capacità di lavorare sul turismo di questi festival va potenziata e rafforzata (dai siti ai pacchetti, dall’analisi alla promozione), per questo da alcuni mesi si sono aperti alcuni tavoli di lavoro fra le associazioni di categoria e gli organizzatori. Verificheremo i risultati. Il Comune deve dare dei punti di riferimenti agli organizzatori e questi punti di riferimento sono le ass.ni di categoria, diversi operatori che fanno critiche più o meno costruttive su questo sito non sono presenti, ma non è responsabilità del comune: o non sono ritenuti rappresentativi dai loro colleghi oppure le associazioni di categoria non li rappresentano. Troppo comodo dire e pensare che è sempre il Comune ha sbagliare. La realtà è un po’ più complessa.
Buon lavoro
Massimo Maisto
p.s. e perchè in recenti polemiche sono stato l’unico, ripeto L’UNICO, che rispetto a chi chiedeva di aggiustare le fogne o ricordava la cassa integrazione, a ribadire che questo settore crea occupazione, spesso non visibile ma numericamente rilevante?
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Caro assessore Maisto i privati mancano perchè volete decidere tutto voi, programma, artisti, fornitori, nani e ballerine.
I privati mancano perché non siete in grado di fornire in anticipo le ricadute economiche dei vostri progetti.
La sig.ra Gulino chiede strumenti di “controllo di gestione” e l’assessore Maisto dice che non è compito suo! Cioé lui spende il denaro dei cittadini e non gli importa misurare i risultati ottenuti? E’ un approccio burocratico e altezzoso. In un’azienda durerebbe meno che sott’acqua. Non si può invocare l’apporto dei privati volendo tenere il mestolo in mano. Il Comune non è l’Arci, benchè anche l’Arci riceva soldi dei cittadini tramite il Comune. E’ l’approccio del sistema cultura ferrarese che va cambiato.
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@l’analista. conciso,diretto, sintetico,incisivo, finemente ironico. che dire ; bravo !
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Le associazioni di categoria non rappresentano tutti i cittadini che indistintamente pagano e spesso essendo lobbies politicizzate portano acqua al Direttore d’orchestra, ma per piacere, avete un concetto distorto di cosa voglia dire veramente democrazia dal basso. Egregio Assessore il compito prioritario di una amministrazione pubblica è quella di sostenere il welfare compreso i lavoratori in cassa integrazione, poi, se rimangono disponibilità va bene anzi benissimo anche la cultura compreso gli spettacoli, che comunque in buona parte devono essere pagati dai fruitori e non dall’intera collettività
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Gentile Vice-Sindaco Maisto,
Questo post lo avevo scritto in commento al suo intervento ” Cultura a Ferrara,guai arretrare” ma visto che su quello non ha risposto , allora lo ripropongo come appendice all’intervento dei futuristi e a integrazione di quello di Elisabetta Gulino perchè contiene spunti di riflessione analoghi e una proposta.
Egregio Dott.Maisto,
ho letto con molto interesse il suo intervento proteso verso la difesa di un settore di intervento pubblico a lei caro per diversi e noti motivi e contemporaneamente ho anche registrato alcune incertezze e debolezze nelle sue argomentazioni che altro non riflettono che una impostazione e un approccio al problema ,oserei dire, “datati” che tradotto significa ” inadeguati “ad affrontare il problema nella sua complessità”. Per inadeguatezza non intendo incapacità nel gestire un problema, ma semplicemente la traduco come una diversa prospettiva di analisi, valutazione e strategie di intervento che difficilmente porteranno ad una soluzione positiva e quindi niente di irrimediabilmente compromesso semmai potenzialmente foriero di nuove e positive prospettive. Il dilemma con il quale gli amministratori pubblici, sopratutto quelli con le sue deleghe, si trovano a combattere ogni giorno nei confronti di forze politiche avversarie, ma anche alleate, e dei cittadini, sopratutto in un periodo di forte crisi come quella attuale, è quello secondo cui tutto ciò che viene speso per la cultura è un costo improduttivo anziché essere considerato un investimento oltreché culturale anche e sopratutto economico. Le prove provate sono: 1) il recente provvedimento governativo della manovra finanziaria che riduce drasticamente le spese degli enti locali per mostre, convegni, relazioni pubbliche, pubblicità, rappresentanza, dell’80% della spesa riferita al 2009; 2) le interminabili polemiche, più o meno strumentali , più o meno legittime, che si leggono sui vari forum e 3) la cultura trasversale che caratterizza tutte le amministrazioni, di destra e di sinistra, per cui i primi settori che vengono sacrificati in nome del rigore, sono la cultura, la promozione turistica, la musica e l’arte senza peritarsi di conoscere la quantità e la qualità della ricaduta economica che questi settori possono avere sull’intera città e sul territorio provinciale anche in termini di occupazione. Tralascio volutamente, perché intrinseco, il portato culturale di tali eventi, che in questo contesto non ci interessa, ma dal quale ovviamente non si può prescindere, per appuntare l’attenzione sul fattore economico che si prospetta come strategico. Fortunatamente oggi, la letteratura scientifica è zeppa di casi positivi e comprovati che il settore culturale e turistico, intimamente connessi da relazioni sinergiche, sono un settore unico e non de-localizzabile, di sviluppo economico per un intero territorio e/o una città. Teoricamente è ormai una ovvietà, ma praticamente resta ancora un miraggio. Ciò che potrebbe/dovrebbe fare una amministrazione, soprattutto a Ferrara, per prima cosa è quella di cominciare a considerare la cultura e il turismo tra gli importanti e strategici settori di sviluppo economico territoriale sui quali investire ingenti quantità di denaro pubblico. Ci sono case-studies di successi eclatanti in giro per il mondo che dimostrano come un investimento progettato sul medio e lungo periodo sul comparto culturale, può , non solo, cambiare il corso del degrado economico di una città de-industrializzata, ma può farla rinascere e addirittura sviluppare come ad esempio è successo a Bilbao, Glasgow, Linz e Liverpool, per citarne solo alcuni, anche la dove le città o i territori non erano mai stati caratterizzati da una preponderante vocazione culturale, ma anzi provenivano da un passato fortemente industrializzato. Ferrara potrebbe già partire con un enorme capitale sociale/culturale inestimabile, dandole un vantaggio competitivo strabiliante. Ma per venire a noi, il secondo passo è quello di dotarsi ,applicandole sistematicamente, di metodologie ormai collaudate ed affidabili ,di calcolo degli impatti economici diretti, indiretti e indotti che attività ed eventi culturali, musicali e turistici, possono generare sul territorio, e che non solo possono aiutare nelle analisi ex-post ma anche e soprattutto in quella ex-ante,quando cioè si tratta di programmare azioni territoriali di sviluppo economico valutandone i diversi impatti e i diversi rapporti costi/benefici. Con questi chiari di luna è meglio programmare eventi che garantiscono al territorio oltre alle ricadute culturali anche quelle economiche o è meglio andare per tentativi ed errore garantendo sicure ricadute culturali (qualità) e sperare “fiduciosi” anche in quelle economiche? Catalano saprebbe ,senza indugi, cosa rispondere e anche io: di sicuro non possiamo più permetterci solo ricadute culturali. C’è un grande lavoro preparatorio e propedeutico da fare prima di passare a qualsiasi azione: individuazione del budget disponibile, analisi del contesto, delle criticità, dei punti di forza e delle opportunità, indicazione degli obiettivi compatibili con le risorse finanziarie, segmentazione accurata del mercato, individuazione dei target a cui rivolgersi, implementazione del marketing-mix più adatto al raggiungimento degli obiettivi/target, etc,etc. Ma la cosa importante che mi sembra mancare a Ferrara è la visione d’insieme sul futuro prossimo della città e della Provincia, manca “Il Progetto”
che può cambiare le nostre sorti, che può invertire il senso di marcia, i nostalgici oggi lo chiamerebbero “Patto per lo sviluppo”. Io non so se quello che sto per indicare sia già stato proposto e sia già stato valutato e scartato, ma se così non fosse, mi parrebbe essere una grande opportunità per la nostra città e la nostra Provincia quella di candidare Ferrara ad esempio in sinergia con Modena e Sassuolo a Capitale Europea della Cultura nel 2019. E’ vero che ci sarebbe già una agguerrita concorrenza come Siena,Assisi, Matera,L’Aquila Palermo e Ravenna con Rimini ma varrebbe sicuramente la pena tentare. Sono di quelle imprese che, se riescono, possono cambiare per sempre la fisionomia sociale ed economica e le relazioni tra istituzioni e cittadini di un territorio per sempre in maniera positiva e duratura.
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Signor l’analista. Solitamente non rispondo a chi non si firma con il proprio nome e cognome perchè ritengo che il un dibattito pubblico (e questo è un dibattito pubblico, giusto?) sia il minimo della pena. La differenza fra me è lei è che io mi prendo le mie rseponsablità e le critiche, ci metto la faccia (doverosamente in quanto amministratore pubblico!!!) il mio curriculum è noto e ne vado fiero, arci compresa, apollo compreso (a proposito di privati che non ci sono!!). Lei non ha l’educazione di presentarsi ( differenza di tanti altri che fanno critiche anche durissimi, gulinati, gulino, zambelli, v iola, ecc…, ma hanno la lealtà di presentarsi). Le rispondo per dire che sue sono grandi bugie di comodo. ribadisco che a Ferrara i privati mancano (o sono pochi) perchè il tessuto economico è fragile e perchè non vi è una grande abitudine nel sostenere attività a beneficio della collettività e non solo del proprio ritorno immediato. Continuare a dare addosso alle due gambe che lavorano (comune e organizztori) pur commettendo sicuramente degli errori e far finta di non vedere che manca una terza gamba fondamentale (quella privata), anzi giustificarla con le sue motivazioni e miope, o probabilmente viziato da pregiudizi verso chi lavora.
Per cassaintegrato ribadisco che anche nel settore turismo e cultura ci sono tanti e tanti lavoratori (nel commercio, le guidie turistiche, gli operatori, nella ristorazione e nell’accoglienza). Sono lavoratori di serie B? Certamente per loro la cassaintegrazione non esiste, se c’è crisi rimangono direttamente disoccupati. Siamo sicuri che sia giusto dare incentivi (molto più costosi che sulla cultura e sul turismo) alla rottamazione delle auto, alla ristrutturazione della casa, per cambiare frigorifero o condizionatore, e non sostenere un comparto importante come questo? Nessuno su questi temi mi risponde mai!!
Comunque con la situazione economica degli enti locali (tutti non solo ferrara, non ho citato a caso l’es. di Bologna) il problema sarà presto risolto: il comune aiuterà sempre meno e a mio parere rimpiangeremo il lavoro, le iniziative e i sotegni di di questi anni, a volte tanto criticati
Commento poco apprezzato.
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Ok visto che su questo argomento piace molto esprimere il proprio commento vorrei che tutti voi andaste a vedere il sito http://www.thefaunalcountdown, studiaste bene il tipo di evento, il modo in cui stiamo realizzando l’evento, le potenzialità dell’evento e lasciaste il vostro commento.
Secondo noi è un modo nuovo (forse l’unico possibile) per poter realizzare eventi culturali che coivolgano la gente e non solo le ristrette cerchie degli addetti ai lavori.
N.B stiamo coinvolgento gente e istituzioni in maniera molto trasversale e daltonica (non vediamo i colori…) ed ognuno fa quel che può, meglio che può. Poche parole e tanto fare. Da subito in molti si sono appassionati alla cosa (forse non ci crederete ma Maisto è uno dei nostri fan più convinti).
Con l’aria che tira per tirare avanti il carro bisogna essere in tanti, non si può più stare solo a guardare.
Quoto al 100% il signor Guernieri, come sempre chiaro, competente e dalla vision definita. Se a Ferrara qualcuno avesse un “progetto cultura” non saremmo a questo punto: un Comune che usa il budget cultura prevalentemente per iniziative elitarie, decise e gestite da pochi addetti ai lavori (politici, politicanti e dipendenti pubblici), in assenza di coinvolgimento privato, tanto progettuale quanto finanziario. L’assessore Maisto non sembra ideatore, portatore o promotore di alcun progetto cultura. Per questo, in assenza di fondi pubblici, che tutto lavano e perdonano, è destinato a fallire. A meno che, invece di prendersela con chi legittimamente usa pseudonimi in un forum pubblico, non decida di esporre il suo progetto cultura, la sua vision della città d’arte e turismo, che fabbrica posti di lavoro per le nuove generazioni. [...]Chiudo riaffermando che uno dei mali della gestione culturale attuale (e passate), sia proprio considerare l’attività culturale del Comune “cosa propria” e non di tutti, un’area pubblica declassata a strumento di gestione del consenso e del supporto di ambienti politicamente affini. Se l’assessore Maisto avesse il coraggio di negarlo, vorrebbe dire che gli operatori culturali e turistici di Ferrara, si farebbero di lui una precisa idea.
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Trovo stimolante il dibattito su cultura e turismo a Ferrara ed apprezzo che Maisto, delegato dal sindaco a progettare e gestire le iniziative in tali ambiti per conto del Comune, intervenga personalmente e con percepibile trasporto.
In alcune sue affermazione egli sembra alludere ad una opposizione (Ppf?) non sufficientemente sensibile al tema, rozza al punto da indicare come impiego alternativo del pubblico danaro la sistemazione di fognature o il riempimento delle buche nelle strade (attività peraltro primarie e proprie di un Comune).
Maisto si sbaglia o, come ha già fatto, tenta di screditare l’avversario politico, che gli presenta il conto e gli prospetta idee e strade alternative.
Il confronto sulla politica culturale è necessario e la città deve potervi partecipare. Ppf non ha mai nascosto l’opinione che a Ferrara si spenda troppo e male nel settore impropriamente etichettato “cultura”. Né reputa giusto che il Comune regga gran parte del peso finanziario.
Oggi più che mai la grave crisi economica che colpisce migliaia di famiglie ferraresi, la disoccupazione e la cassa integrazione impongono di tagliare, selezionare, ma soprattutto offrire iniziative che coinvolgano ampi strati della popolazione da un lato, e costituiscano motore propulsivo per una nuova economia ferrarese, basata su cultura e turismo dall’altro.
Pertanto siamo per tagliare lo spreco, il poco produttivo, l’elitario, ma non gli investimenti necessari per lanciare una nuova economia ferrarese basata su cultura e turismo.
Ppf ama l’arte in tutte le sue forme espressive, ma attribuisce alle scelte priorità e valenze di giustizia sociale, che al momento sono assai distanti da quelle del Pd.
La politica culturale nel territorio è competenza dell’ente locale ed è limitata dalla disponibilità di risorse reperibili. Ppf non è acriticamente contro o a favore dei grandi eventi (comprese le mostre), ma ritiene etico sottoporli a verifica di compatibilità con le risorse della città e del territorio, con il gradimento dei cittadini e con la fruibilità vera, intesa come diritto inalienabile dell’intera popolazione locale, ma soprattutto chiede che tali operazioni (grandi o piccole che siano) facciano parte di un progetto complessivo di sviluppo del turismo e delle attività economiche ad esso connesse. In un passato, anche recente, eventi culturali costosi (Ronconi, Abbado) hanno drenato risorse altrimenti destinabili ad altra e più ampia produzione di iniziative culturali.
Anche i piani tariffari per il pubblico devono essere improntati a giustizia sociale.
Certo occorre pensare oltre al Teatro Comunale, a Ferrara Arte e a Ferrara Musica, anche all’Istituto di Studi Rinascimentali, ai musei ed alle civiche gallerie, agli archivi ed alle biblioteche.
Ma per Ppf si deve prestare attenzione anche alla composita realtà di cenacoli, associazioni, circoli e club culturali, e alla loro produzione di diffusi eventi teatrali, musicali, di danza, di letteratura, d’arte, di riscoperta e valorizzazione delle tradizioni locali, il più delle volte di indubbia qualità artistica e culturale, sempre graditi alla popolazione.
Il Comune ha il dovere di contribuire alla crescita di tale tessuto strappandolo dal precariato, al loro consolidamento e ad una affermazione vera, con un’oculata politica, rigorosamente selettiva e premiante la credibilità di progetti, anche pluriennali, di cui ognuno di questi operatori può essere portatore. Il tutto nell’ottica di favorire anche lo sviluppo turistico della città d’arte e della provincia, proposti come un unicum culturale, storico e paesaggistico.
Le risorse pubblche destinate al settore devono produrre davvero cultura diffusa, ma al tempo stesso traguardare l’obiettivo di una mobilitazione di interesse e risorse privati, per far decollare il turismo nel nostro territorio.
Abbiamo un patrimonio immenso, storico, artistico, architettonico, urbanistico, che da solo rappresenta valido fattore di attrazione per turisti italiani e stranieri.
Non stiamo investendo su questo patrimonio né in termini di conservazione/miglioramento/fruibilità, nè dal punto di vista della sua promozione turistica in Italia e nel mondo. La polemica costruttiva di queste settimane, da parte di operatori del settore turistico, riguardo ai siti internet esistenti a Ferrara ed a ciò deputati, oppure agli orari di apertura e ai servizi primari (bagni) non disponibili per i turisti che, sempre di meno, capitano a ferrara, ne é la dimostrazione.
Su questi temi siamo disponibili da sempre ad un confronto serio con la maggioranza, in commissione, in consiglio, nella città.. Ma per ora Maisto, Tagliani, Pd ed alleati hanno tenuto porte e finestre sbarrate. E’ cosa loro!
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Mi dispiace deludere il cons Tavolazzi ma lui e il suo partito non sono sempre il centro del dibattito come a volte sembra pensare. Per quanto riguarda l’alternativa fogne/cultura mi riferivo a una lettera di un cittadino uscita qualche settimana fa su un giornale locale dove, dopo uno spettacolo di grande successo e affluenza, si invitava il comune a non spendere per queste cose e ad aggiustare le fogne. Per quanto riguarda il tema del rapporto con il sostegno ai cassintegrati mi riferisco alle numerose volte nelle quali tante persone sottovalutano l’importanza economica e lavorativa di questo settore, facendo credere che non ci sia bisogno di sostegni economici come avviene invece spesso in altri settori (ne ho citati alcuni: auto, casa, frigorifero, condizionatore, potrei andare avanti).
Quindi potete stare tranquilli io non sono mai stato abituato a deligittimare ne mai lo farò, lavoro e continuerò a lavorare per portare avanti al meglio (ma non sta certo a me giudicare se ci riesco) il compito che il sindaco mi ha affidato per sostenere cultura e turismo
Buon lavoro a tutti
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devo essere sincero ,sto frequentando questa testata giornalistica da circa 4-5 mesi, convinto della “gradevole opportunità ” che essa propone. a volte, succede che una qualche vena di protagonismo pulsi più del dovuto,per cui si eccede nel commento (le mie di vene andrebbero sedate spesso) . in questo lasso di tempo si è creato nei commentatori una confidenziale intensa anche tra opposti pensieri politici,come è giusto che sia.abbiamo il politico che amministra che spesso arranca incalzato dalle opposizioni, l’aspirante politico, lo spiritoso,il nostalgico, il rancoroso,e via via i più variegati personaggi. poi abbiamo i nickname o pseudonimi, che per una ragione o per un’altra non vogliono evidenziare il loro nome, scelta condivisibile se il commento è pacato ,attinente e rispecchia l’argomento. ora arrivo al dunque , altrimenti la freccetta del mouse si rifiuta di seguire le frasi.ho notato che anche l’Assessore Maisto è, se non un assiduo frequentatore, un buon avventore , per cui quella confidenza mediatica, presumo lo abbia toccato, quindi non credo , leggendo il suo intervento sopra,dove cita:”Signor l’analista. Solitamente non rispondo a chi non si firma con il proprio nome ecc”,poi a seguire;”Lei non ha l’educazione di presentarsi ( differenza di tanti altri che fanno critiche anche durissimi, gulinati, gulino, zambelli, v iola, ecc…, ma hanno la lealtà di presentarsi”.vede Assessore,non credo che lei, persona che reputo intelligente ,voglia farci credere che non sa chi è “l’analista”.sa perchè dico questo? vi è una arguzia, nei commenti del citato, che pochi possono vantare, un stile che assomiglia ad un marchio di fabbrica :prendo in prestito alcuni passaggi dei commenti a lei indirizzati; “artisti, fornitori, nani e ballerine”.poi;In un’azienda durerebbe meno che sott’acqua” ancora;. Non si può invocare l’apporto dei privati volendo tenere il mestolo in mano”. un’altra;in assenza di fondi pubblici, che tutto lavano e perdonano”. e per finire ;”strumento di gestione del consenso e del supporto di ambienti politicamente affini.” Assessore ,orsù, metà del suo secondo intervento dove attacca chi non si firma con il nome ,se la poteva risparmiare,anzi chiedo scusa, poteva utilizzare lo spazio con argomentazioni atte a delucidare alcuni progetti che non brillano di luce propria! Se mi permette ,e glielo chiedo da uomo di sinistra,frastornato , ma attaccato con le unghie a quel pensiero, non mi citi più Bologna come esempio nelle sue argomentazioni ,perchè mi viene il Magone . ( e lo sappiamo entrambi il perchè). la ringrazio e buon lavoro. sempre con stima.
Commento molto apprezzato!
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bene si parla di cultura. quindi mettiamo tra parentesi baloons, buskers, 1000miglia, tombini ecc. se confrontiamo Ferrara a cavallo degli anni 70/80 e quella di oggi c’è da piangere. ricordo mostre bellissime ai diamanti, quando ancora non erano “eventi” ma Casorati, Baj, Magnelli, poi di fianco installazioni e opere cinetiche alla gall. arte moderna, e infine, la sera performance di arte contemporanea al padiglione a fianco parco Massari.
Commento molto apprezzato!
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Ringrazio Maisto per la sollecita risposta, che al di là dell’inutile frecciata sul nostro (di Ppf) presunto atteggiamento tolemaico, considero un impegno da parte sua a stare sul pezzo.
Riguardo all’apertura al dialogo ed al confronto con chi la pensa diversamente da lui, egli tace. Staremo a vedere come si muoverà nei prossimi mesi. Ricambio gli auguri di buon lavoro.
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Maisto sa che non sono un suo fan, però mi sembra ci stia bene la citazione di uno dei miei “guru” Latouche: “E’ (proprio) a questa banalizzazione mercantile che si oppone l’artista, il cui ruolo è insostituibile per la costruzione di una società serena della decrescita…… omissis per una società della decrescita , come per oscar Wilde , “l’arte è inutile, e dunque essenziale”.
Commento molto apprezzato!
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Signori, comprendo le barriere linguistiche di qualcuno, ma il Balloons Festival malgrado i tagli correnti e prossimi continuerà ad essere scritto con due “l”. Portategli questo minimo di rispetto.
Commento controverso. Cosa ne pensi?
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Gentile Direttore Assessore Maisto,
mentre le comunico che come operatore dell’ospitalità di Ferrara sto ancora attendendo di (il 1° di agosto) poter scaricare dal sito della prossima Mostra di Chardin del Palazzo dei Diamanti, un breve riassunto della mostra in lingua inglese e francese e magari anche spagnolo, desidero proseguire quella che io ritengo una doverosa operazione di trasparenza necessaria perché non si continuino a vendere alla pubblica opinione “fischi per fiaschi”.
Una disposizione intelligente della Segreteria Organizzativa dei Diamanti da alcuni anni
permette agli Hotel cittadini di avere all’inizio di ogni mostra una dotazione di biglietti solitamente scontati (8 Euro anziché 10 Euro cadauno) da vendere (e/o omaggiare) ai clienti che ne facciano richiesta (disposizione che non fu però ripetuta dall’Amministrazione Provinciale per la Mostra del Garofalo, chissà perché?) con i risultati che tutti conosciamo. Al termine della mostra si restituiscono i biglietti invenduti o non utilizzati e per gli altri viene fatta regolare fattura.
Poiché molti si riempiono la bocca di “Turismo” spesso a sproposito come dimostrano i dati delle presenze turistiche da anni in calo pauroso, e che nessuno pubblica e commenta, ho voluto fare una disamina di quanti biglietti, e conseguentemente di quanti pernottamenti, era stato incrementato il livello di occupazione dell’Hotel Ripagrande negli ultimi 3 anni (dato certo).
Il totale sconcertante che ne è scaturito è che si tratta di ben 324 biglietti dal gennaio del 2008
324 biglietti i quali divisi per due persone (nessuno viene a vedere una mostra da solo) corrispondono a ben 162 camere (in poco più di due anni e mezzo) pari a 65 camere all’anno, cioè circa 5,4 camere al mese (non al giorno, al mese!). Anche se raddoppiassimo o quadruplicassimo per stimare i clienti che non hanno richiesto i biglietti delle mostre alla portineria, parleremmo ugualmente di valori omeopatici.
I numeri si commentano da soli ed io allora mi chiedo: chi si sta occupando di promuovere e vendere la mostra di Chardin? Se non è neppure possibile averne due mesi prima un abstract tradotto ? C’è qualcuno che si occupa di fare del mailing in questo momento almeno in italiano? Perché non riceviamo come operatori dell’ospitalità il testo di tale mailing (se è stato fatto) in modo da poterlo ritrasmettere ai files degli indirizzi presenti nei nostri PC? O sono andati tutti in ferie? Ma almeno sanno che internet è diventato il principale mezzo di vendita del turismo?
Ultima domanda: quanti spettatori (e quindi biglietti venduti) è previsto che visitino la mostra di Chardin? O forse stanno tutti zitti perché Chardin è stato definito il pittore del silenzio?
Attendo urgentemente risposte sul web: seguiranno altri quesiti.
Uno dei quattro moschettieri del Re (l’industria turistica).
Arch. Lanfranco Viola.
Commento molto apprezzato!
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A parte Ferretti e Guarnieri (e degli accenni) a quanto pare il contenuto chiaro sollecitato da chi ha fatto l’intervento, ovvero noi futuristi, Graziano Cecchini, unico artista italiano presente per la cronaca nel catalogo Taschen Usa 2010 e Roberto Guerra, Coordinatore nazionale per il Laboratorio Letteratura Futurista dell’Associazione Italiana Transumanisti -sede centrale Milano- sezione Italiana di Humanity + -Londra-New York- eccetera (tra i leaders mondiali i filosofi e esperti in Intellligenza Artificiale Ray Kurzweil e Nick Bostrom- per la cronaca intervistati su Focus agosto 2010) è fantascienza non soltanto per l’Assessore alla Cultura Massimo Maisto. Quando su un intervento tutti i commenti o quasi (anche di soggetti culturali presunti esperti, a parte Maisto che non può certo rispondere a noi futuristi che collaboriamo con…. andate almeno a farvi un giro nel web!) rimuovono chi ha fatto l’intervento e quel che noi abbiamo espresso, rilanciando soltanto a quanto pare ciascuno e basta i propri orticelli , francamente alla fine …. e – nessun paradosso- siam futuristi con un secolo di avanguardia alle spalle (e oggi accreditati a livello internazionale persino culturale-scientifico-aggiornatevi sul web.. ) con la massima serietà concludiamo che in fondo in fondo, con tutti suoi limiti (ma almeno anche con certa eccellenza oggettiva da noi comunque mai negata e anzi in sé persino rilanciata) ha ragione proprio Massimo Maisto. Meglio un avversario che almeno conosce la cultura del fare, di …meduse capaci soltanto di rimozioni , per dirla con Jacques Lacan (???) al limite dell’autismo psicanalitico e … etnico ..(in questo caso ferrarese). Game Over.
Accetto volentieri l’invito ( è il secondo inascoltato come il primo) a commentare la manifestazione organizzata da Maria Livia Brunelli denominata The Faunal Countdown. (TFC) Come prima cosa devo dire che portare all’attenzione del grande (si spera) pubblico temi di importanza fondamentale come la tutela della biodiversità anche attraverso un atto artistico è senza dubbio una azione culturale e politica di indubbia portata positiva. Invadere pacificamente e simbolicamente una città con installazioni artistiche che con la loro semplice presenza e con la indicazione quantitativa dell’inarrestabile scempio del nostro ecosistema, invitando alla riflessione su di un tema di vitale importanza è senza dubbio una azione meritevole di plauso e di incoraggiamento e si può, per la sua indubbia forza espressiva, accostare alle azioni delle avanguardie del primo novecento, azioni tanto artistiche, innovative e dirompenti quanto politiche, connotate da una struttura quasi rivoluzionaria. Se il mito della velocità , nei futuristi si sublimava nelle macchine oggi lo stesso mito si sublima con internet. L’azione artistica così come deve comunque consumarsi nel reale, nel quotidiano tra la gente, così può/deve espandersi e manifestarsi in tutta la sua forza dirompente su internet e come un potente e inarrestabile virus contagiare il mondo. Non basteranno la bellezza e/o il bene da soli a salvare il mondo, dovranno necessariamente muoversi su internet.!!! Secondariamente devo sottolineare l’approccio” trasversal-daltonico” con il quale siete riusciti a implementare questa manifestazione. Riuscire oggi a Ferrara ad organizzare un evento sostenuti da consensi trasversali è sicuramente un miracolo che va sottolineato e divulgato ai quattro venti ed evidentemente mette in luce la bontà del progetto che sottende a TFC, tanto da poterlo indicare come good- practice per il futuro prossimo ai nostri amministratori. Così come va sottolineata la portata intrinsecamente rivoluzionaria della comunicazione-informazione del messaggio di TFC che cerca di azzerare la a-simmetria informativa che caratterizza la nostra società relativamente ai grandi temi di importanza planetaria, come la biodiversità, lo sviluppo economico compatibile, i diritti umani, la pace,la finanza,etc. Ben vengano quindi tutte quelle iniziative, artistiche e non, che cercano di smuovere dal torpore la massa dei cittadini, in altre faccende affaccendati. Unico punto debole è, per stare al tema più generale del futuro delle politiche culturali possibili nel nostro territorio, così come di tutta Italia, sono i costi di questa lodevole iniziativa. Non è un punto, per quanto fastidioso esso sia, da eludere anzi sarà il punto nevralgico di tutte le discussioni future. Quanto costa TFC? Chi paga o pagherà? Perché è disposto a pagare? Come misureremo l’effettivo impatto comunicazionale, informativo e/o economico? Non sono temi trascurabili e dobbiamo cominciare a porceli come metodo di indagine e di verifica delle nostre azioni. artistiche, amministrative e più in generale culturali e quindi anche politiche.
Gentile sig. Guernieri, i costi sono irrisori, Comune e Provincia non sborsano nulla, ci aiutano solo nei trasporti (fatti con mezzi loro ) e in parte della comunicazione prestandoci i loro canali informativi e naturalmente ci aiutano nel predisporre tutta la documentazione e i premessi necessari.
Per quanto riguarda gli altri “complici” perchè sono disposti a pagare? perchè hanno visto le potenzialità dell’evento e perchè ci guadagnano anche loro in immagine, ma soprattutto perchè VOGLIONO FARE QUALCOSA PER FERRARA. Tutti insieme a spingere in una unica direzione, chi può aiuta con la propria professionalità, gli altri con piccoli contributi (circa500€).
Quindi se tutti coloro che qui ineggiano a voler creare qualcosa per smuovere le acque decidessero di aiutare o contribuire a far diventare la cosa sempre migliore alla fine saremo tutti più contenti.
Per “misurare” l’effetto, lei come farebbe?
Comunque siamo sempreconvinti che “piutost che gnent, l’è mei piutost”!
Gentilissima MLB,
anche la saggezza popolare va contestualizzata e “piutost” lo può giustamente dire chi elemosina all’angolo di una strada ma non un operatore culturale raffinato e colto come lei che coltiva progetti culturali ambiziosi.Certamente le mie intenzioni sono state fraintese o le ho esplicitate malamente, perché nel mio intervento non c’era nessuna vena polemica, critica o strumentale. In qualsiasi progetto che si rispetti oltre agli obiettivi e alle strategie che vengono adottate per raggiungerli la parte più importante rimane la fattibilità economica e la compatibilità con gli obiettivi così come è altrettanto importante prevedere prima di ogni manifestazione una strategia di monitoraggio e valutazione e possibilmente la misurazione dei diversi impatti sul territorio. La differenza sostanziale tra parlare e fare è che il secondo ha sempre dei costi che qualcuno deve sopportare. Quando lei dice che i costi sono irrisori e poi mi dice che Provincia e Comune non sborsano nulla garantendole comunque il trasporto delle installazioni, l’uso dei propri canali informativi, la predisposizione e affiancamento per i permessi, l’occupazione del suolo pubblico, immagino io, etc, mi sta dicendo una candida non-verità perché la Pubblica Amministrazione si sobbarca dei costi che sono quantificabili e che hanno un valore economico, che lei non pagherà ma non per questo non esistono. Infatti nel piano finanziario preventivo della vostra manifestazione sicuramente tutte quelle voci sono state elencate come costi, mentre in sede di consuntivo le registrerete come mancati costi traducendosi quindi per voi in risparmi gestionali e quindi in voci attive. Non so se tecnicamente sia così ma sostanzialmente ci siamo capiti. Questo lo dico non per farmi gli affari di MLB, ma per capire se TFC può rappresentare un modello virtuoso di good-practice esportabile e replicabile da chiunque e ovunque oppure se si tratta di un piccolo miracolo difficilmente ripetibile in quanto frutto di circostanze favorevoli in parte casuali, perchè se così fosse,non avrebbe futuro. Relativamente alla misurazione degli effetti, come dicevo prima si dovrebbe prevedere preliminarmente alla manifestazione, implementando un sistema di monitoraggio e valutazione degli effetti e di tutte le ricadute sul territorio, ma rappresenta comunque un costo importante. Questo, ad esempio, potrebbe proprio essere uno strumento/servizio di ausilio alla programmazione non solo nella Pubblica Amministrazione ma che potrebbe essere messa a disposizione di tutte le organizzazioni che desiderano realizzare eventi, per valutarne preventivamente la fattibilità e le conseguenti ricadute sul territorio.
Cordiali saluti.
Molto bene, quindi cosa possiamo fare? Visto che sembra avere ben chiare le dinamiche economiche ci prepari un piano di monitoraggio dell’effetto sul pubblico, che rilevi la soddisfazione della gente e l’impatto sulla città. Ci farebbe molto comodo perchè è nostra intenzione riproporre la rassegna anche l’anno prossimo.
Veda però di non usare verbi al condizionale, non amiamo il “si dovrebbe” preferiamo il “facciamo”
A presto.
p.s. mandi il tutto al sito di TFC che è più comodo. Grazie
Devo constatare il deludente intervento del maisto, il quale se la prende con i privati, verso i quali il vice sindaco a problemi di comprensione evidentemente e con la “misera” economia ferrarese che non offre sponsor pre sostenere le “sue”iniziative culturali. Dimentica che il suo partito da sempre ha governato Ferrara, e che se solo ora si accorgono che non hanno ben amministrato..beh, vogliamo dare la colpa ai privati? Mi sembrano solo provocazioni che dimostrano l’isolamento verso la città del Pd e il suo vice sindaco. Da quel che so io, maisto ci ha messo tutta la sua furbizia di politico per far fallire il progetto di “Alterazione” per gestire in maniera autonoma economicamente e politicamente l’ex Mof, creando anche un danno economico non indifferente all’associazione che rappresento, “Alterazione” per l’appunto. A marzo ho organizzato 7 giorni di attività culturali dedicati alle badanti,alle donne e in genere alla discriminazione del “diverso” . Il titolo della manifestazione era “Diversamente Donna”.Abbiamo ,coinvolto diversi locali pubblici, con iniziative alla Feltrinelli e Biblioteca Comunale e produzione di un video documentario sulle badanti a Ferrara. Appoggio economico da parte di maisto: zero. Appoggio politico da parte di maisto: zero. Eppure l’iniziativa aveva dei contenuti che riguardavano pure la politica del suo partito…
Mi sono poi accorto che i finanziamenti per la manifestazione non c’erano solo per la mia associazione, scoprendo che per altre iniziative i soldi maisto li ha procurati subito! [...] Ferrara credo si meriti di meglio..