ven 20 Ott 2017 - 275 visite
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“Frainteso sul Vescovo”

                                                        Gentile Sig.a

                                                                                                  PATRIZIA TROMBETTA

 

                            E, per opportuna conoscenza:                            Sua Eccellenza

                                                                                                  Mons. GIAN CARLO PEREGO

                                                                                                  Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

                                                                                                  Abate di Pomposa

 

 

Rispondo, non senza un qualche imbarazzo, alla Sua lettera in risposta alla mia del 10 u.s.

Premetto, ed assicuro, che questa sarà l’ultima in argomento, in quanto non amo essere petulante (come Lei, credo ingenerosamente, mi ha definito). Trovo che le Sue elaborazioni mentali, riguardo alla mia sopra citata, abbiano completamente travisato il mio pensiero (non so se per pressapochismo, o per miope chiusura mentale oppure in completa mala fede). Pertanto La invito sommessamente a rileggere con maggiore cautela quanto da me scritto, dal momento che molte Sue parole di critica si riferiscono a fatti da me non trattati nella lettera.

Prendo atto che le Sue parole di biasimo nei miei riguardi, sono condivise da un comunista, ateo professo, il quale avrebbe addirittura richiesto a Sua Eccellenza la scomunica per me. Per converso, non trovo parole adeguate per ringraziare quanti mi hanno dimostrato la loro vicinanza.

Non mi pare di aver criticato l’Arcivescovo riguardo la sua omelia relativa alla “città ospitale”, come Lei mi ha falsamente attribuito.

Se c’è qualcuno che ha “alterato la grammatica e il linguaggio” per “iniziare a corrompere il popolo” credo che ciò vada ascritto a Lei, gentile Signora Trombetta.

Lungi da me il desiderio di insegnare il mestiere al Vescovo, quindi: non ho mai inteso giudicare e, tantomeno, censurare quanto liberamente egli sente di esprimere “ex cathedra”.

Però, come cittadino, padre e nonno ho ritenuto di richiamare all’attenzione dell’Arcivescovo le conseguenze che potrebbero avere le sue continue perorazioni affinché una certa classe politica delegittimata ed a fine mandato si decida ad approvare “una legge giusta fatta in un momento sbagliato”, come sostenuto da qualche politico transfuga.

Siamo in democrazia, gentile Signora Trombetta: per cui credo che il mio libero pensiero abbia diritto di essere valutato serenamente da altri cittadini. Non mi curo di coloro i quali definiscono in modo rozzo il mio ragionamento “fascista”, secondo un abusato, quanto ignorante, uso comune. E’ un loro diritto di critica, ancorché estremo: infatti non sono mai stato fascista, e mi rendo conto che questo è il loro unico argomento per pensare di offendere le altrui sensibilità. Stupisce che Lei, che, come me, si definisce seguace di Cristo, si arroghi il diritto di attribuirmi il contrabbando di “verità a stoltezze”: la religione cristiana, nelle sue varie articolazioni (ortodossa, protestante, luterana ecc.) è per sua natura una religione non fondamentalista. Quanto da Lei sostenuto, riguardo alle richieste di un Vescovo che chiede insistentemente alla classe politica l’approvazione di talune leggi, rasenta il fondamentalismo; io, invece, ritengo sempre valido il principio di Cavour: “libera Chiesa in libero Stato”.

Riguardo alle parole profetiche di un “confratello già nella casa del Padre”: sembrerebbe che la morte possa aver tolto validità, dignità e l’attualità alle accorate parole scritte in una memorabile lettera pastorale dal Card. Giacomo Biffi oltre diciassette anni fa; lettera che forse Lei non ha nemmeno letto. Poiché per me tali scritti sono sempre più attuali, invitavo S.E. a meditare su tale messaggio: ho forse mancato di rispetto all’Arcivescovo?

Né nella mia lettera, né in altre sedi, mi sono mai permesso di dire “Vergogna!” all’Arcivescovo e mai vi ho pensato; per cui la invito formalmente a ritirare quanto Lei mi ha falsamente attribuito. Credo mio diritto, anzi un dovere, esporre, anche pubblicamente, i miei dubbi all’Arcivescovo, nell’interesse della Chiesa e dei cristiani cattolici, perché questa è la nostra religione e talune scelte politiche, perorate da Pastori della Chiesa, potrebbero nuocere gravemente al gregge cristiano: il progetto islamico della conquista del continente europeo è un dato di fatto (si rilegga per cortesia, Signora Trombetta, le parole di Erdogan).

Spiace vedere torme di donne, bambini e giovani uomini bisognosi, che hanno rischiato la propria vita con il falso miraggio del benessere, che sono accolte in modo indegno, col solo scopo di far lucrare quelle organizzazioni caritative, e non, che hanno poi l’arroganza di affermare frasi come quelle carpite al criminale Salvatore Buzzi: in futuro, non vorrei vedere organizzazioni ecclesiastiche compromesse in questi traffici immondi.

Infine richiamo quanto da me già affermato: l’Italia non ha le risorse per accogliere dignitosamente tutti; tanto più che abbiamo già molti nostri concittadini, in genere molto più anziani di quelli che arrivano (o che andiamo a prendere!), che in numero sempre più crescente si trovano in ristrettezze. Forse loro non hanno la dote finanziaria di cui godono i migranti (in gran parte clandestini nel nostro Paese), per cui questo Stato, o talune sue articolazioni, sta rinunciando a garantire ai propri cittadini il grado di welfare promesso, e per il quale essi ed i loro padri hanno lavorato e sudato per vite intere, per favorire clandestini che hanno il privilegio di una dote finanziaria ben più pingue.

La saluto distintamente

Lucio Maccapani

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