lun 9 Ott 2017 - 1134 visite
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Il dramma della disoccupazione over 40, “le istituzioni devono recepire il problema”

Ferrara la provincia con il tasso più alto in regione. Luci e ombre sul dramma “sociale prima ancora che economico”

di Cecilia Gallotta

Ha 42 anni, e vive in un paesino all’argine del Po. Dopo aver perso il lavoro, sei cartelle di Equitalia lo “braccano come cani assetati di sangue”. Il centro per l’impiego e l’agenzia interinale gli hanno confessato che non l’avrebbero chiamato se non per sostituzioni temporanee. Il sindaco del paese, ha promesso una telefonata che da due anni deve ancora arrivare. E per la casa popolare, “non mi prenderebbero neanche se ce ne fossero dieci libere, perché non rientro nei canoni”. Così la frustrazione arriva veloce, e “gli attacchi di panico sono all’ordine del giorno”.

Sono lettere come questa che arrivano quotidianamente all’associazione Lavoro over 40, fautrice, assieme al Comune di Ferrara, del convegno di sabato mattina sul dramma “sociale prima ancora che economico” che attraversa il nostro Paese. L’associazione, attiva dal 2003, si fa “tentacolo di una comunicazione ancora molto carente tra i soggetti che vivono il dramma e le istituzioni – afferma il presidente Giuseppe Zaffarano – perché lettere come questa evidenziano come le istituzioni debbano ancora recepire il problema così come sta”.

Ma se l’81% dei disoccupati presenti nell’associazione si sente “abbandonato dalle istituzioni”, il 71% dice di esserlo da amici e parenti, e il 47% dalla propria famiglia.

Percezioni che riflettono un più ampio e profondo spettro, quello psicologico, delineato dalla dottoressa Anna Ruggeri, che porta come primi ‘sintomi’ quello della vergogna, dell’inutilità, dello scoraggiamento, ma soprattutto della crisi d’identità, che con la perdita del lavoro, si riflette “sulla perdita di un’appartenenza ad una rete sociale attraverso cui ci identifichiamo e ci approcciamo alla società”.

Capita così che si “finga di non essere disoccupati o di lavorare ancora”, partecipando in prima persona alla negazione del problema, a perpetrare la difficoltà della comunità ad accogliere le fragilità presenti, e “all’incapacità di essere adeguatamente lucidi per l’autocandidatura, rimettendo in discussione le idee che avevamo di noi stessi”.

Riconoscere il bisogno di reinquadrarsi dal punto di vista psicologico risulta quindi essere il primo passo “anche solo per superare la difficoltà ad accettare che la professione di prima è ripensata e ricollocata nel mercato del lavoro di adesso”.

Ferrara in regione attesta tristemente il primato come provincia a più alto tasso di disoccupazione matura: se dal 2007 quella per i minori di 40 anni è cresciuta dell’8,6%, ai più maturi tocca il 60%.

Un numero che ‘pesa’ alla Regione, tanto da partire dall’esempio ferrarese per un progetto, attivo entro il mese di ottobre, di ‘incrocio domanda-offerta di lavoro’ – questa la dicitura. Si tratta di un “patto di servizio – spiega la direttrice generale di Economia della Regione Morena Diazzi – sia con i centri per l’impiego che con le aziende private – circa una ventina – che al loro interno accompagneranno le persone in un percorso di reinserimento lavorativo, dalla messa a punto del curriculum vitae, alla preparazione all’esperienza di tirocinio. Per partecipare è sufficiente recarsi al centro per l’impiego menzionando il progetto – spiega Diazzi – e verrà prenotato un colloquio concordando il tipo di lavoro, autonomo o dipendente”.

Un primo strumento che “affronta la coda della crisi”, asserisce l’assessore Caterina Ferri, un’azione propedeutica alla “creazione di nuove imprese nel nostro territorio e di nuovi posti di lavoro”, secondo l’assessore “vera soluzione al problema che ci impegneremo ad attuare”.

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