dom 24 Set 2017 - 2191 visite
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In piazza per Aldro contro lo “Stato che ci ammazza con i manganelli e i decreti”

“Anche quest’anno siamo qui per ricordare Federico 12 anni dopo e come lui tutte le vittime di violenza, sotto ogni forma e genere, per questo abbiamo deciso di dedicare la serata alle donne. Sono sempre le donne che chiedono giustizia e verità“.

È con queste parole che Andrea Boldrini, presidente dell’associazione Federico Aldrovandi Onlus, introduce il concerto per Aldro che a 12 anni dal suo omicidio ha ancora una volta riempito di musica piazza Municipale di giovani e famiglie provenienti anche da Roma, Gorizia, Brescia, Bolzano e Padova. In prima linea, come ogni anno, anche Ilaria Cucchi.

Quattro ore di musica, dalle 21 all’una di notte, rivolte alla memoria di Federico e all’altra martoriata ‘metà del cielo’. In rappresentanza delle donne è intervenuta Eleonora Telloli, operatrice del Centro Donna e Giustizia, che in questa “doverosa ricorrenza” invita il pubblico a una “riflessione seria sulla violenza di genere oggi, in opposizione alla banalizzazione e al corale sdegno quando c’è una vittima. Le leggi sono inefficaci, visti la quantità e l’efferatezza dei delitti, ma alla base delle percosse, delle lame, del fuoco e delle pallottole c’è un retaggio antico che è ancora tra noi, un immaginario culturale che giustifica la violenza e la tollera come un male inevitabile. E invece sono temi su cui non possiamo cedere“.

A non aver mai ceduto in questi lunghi e faticosi anni di lotta è Patrizia Moretti, “una donna che ci ha insegnato e continua a insegnarci tanto” come la descrive ‘Boldro’. La mamma di Federico loda la “rete di comunicazione trasversale che trascende i singoli casi quando si parla di diritti e giustizia” e con la consapevolezza che “ci sono molti tratti comuni in tutte le vicende di violenza” passa la parola al comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti di Taranto.

“A Taranto siamo abituati a piangere amici e parenti e a puntare il dito contro lo Stato che ci ammazza giorno dopo giorno – tuona il portavoce Gianni Basilio -, non con i manganelli ma con i decreti dell’Ilva, un’azienda senza scrupoli che ha inquinato l’ambiente, creando un genocidio senza precedenti: abbiamo il più alto numero di tumori del pianeta. Saluto Federico e dico anche a lassù: Taranto libera”.

“La storia di Federico è la storia di uno Stato di merda che decide quali verità raccontare e quali non far sapere – rincalza la collega Virginia -, come le stanze 101 che sono ovunque in un Paese dove le storie come quella di Federico sono tante, anche non conosciute. Abbiamo una sola possibilità, l’informazione e l’azione, come ha fatto Patrizia che è venuta giù ad abbracciare un altro dolore e noi siamo venuti qua per ricambiare. Ogni persona morta vive finché uno solo di noi lo ricorda agli altri“.

E il ricordo di Federico si fa più vivo che mai con le toccanti parole del padre Lino: “È innaturale, atroce, ingiusto raccontare di un figlio ucciso. Ma è lunga la lista di famiglie in attesa di piccole e sacrosante giustizie. Piccoli passi sono stati fatti nella storia maledetta di Federico e di questo non posso che ringraziare le istituzioni, ma per ora non sono stati sufficienti a farci crescere nel nostro sistema civile e democratico malato di tanta impunità, come quei manganelli usati troppe volte su gente disperata che lotta per i diritti. Io sono solo un papà condannato da quel 25 settembre 2005 ad essere orfano di un figlio ucciso senza una ragione da quattro agenti in divisa. Che emozione vedere tanta gente questa sera, insieme ai loro bimbi, agli ultras della Spal e a chi ha lottato con noi per aprire le coscienze in questa storia maledetta”.

In effetti i colori biancazzurri hanno avvolto piazza Municipale con i ragazzi della Curva Ovest che hanno fatto sentire la loro voce perché “ovunque tu sarai un coro sentirai, Aldro vive con noi”. La bandiera con impresso il viso di Federico sventola sulle note di Adriano Brunelli e Riccardo Stully Manzoli che, dopo l’intro soft, lasciano il palco alla band friulana Minoranza di uno, presente per “ricordare Federico, Carlo Giuliani e il nostro concittadino Riccardo Rasman, morto per mano della polizia ma non ha avuto la stessa risonanza mediatica”.

Dopo la dedica del brano “La Stanza 101” agli amici di Aldro “che si sono trovati nella stanza delle torture per gli interrogatori di chi voleva dimostrare che la colpa non era dei poliziotti ma di Federico”, il pensiero va alla Digos “che crede che il pericolo sia dall’altra parte della barricata, in mezzo a noi, ma a volte veste una divisa e continua a vestirla anche dopo”.

Le esibizioni de Le cose importanti e Le bestie del Nilo, che si dicono “onorati di poter suonare per una causa così importante”, scorrono veloci fino all’ingresso di Riccardo Sinigallia che per la prima volta canta la canzone “Che male c’è” scritta insieme all’attore Valerio Mastandrea per ricordare il caso di Aldrovandi.

La festa, perché di questo si tratta, si chiude con la carica di Giorgio Canali, fra l’altro direttore artistico della manifestazione “che penso debba durare”, il quale come ogni settembre si esibisce con i suoi ‘Rossofuoco’, e con le danze della cumbia sperimentate dall’istituto italiano di Cumbia che fa ballare i più nottambuli sotto la voce di Davide Toffolo. Il frontman dei Tre Allegri Ragazzi Morti si era già esibito nel 2012 in questa “festa che Federico ci ha regalato per la nostra libertà, conservando nel cuore la resistenza fortissima dei genitori e di una città intera“. Una Ferrara che canta, balla e non dimenticherà mai.

I CORI DELLA CURVA OVEST

L’INTERVENTO DI PATRIZIA MORETTI

IL RICORDO DI LINO ALDROVANDI

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