lun 11 Set 2017 - 1859 visite
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Tagliani: “Quello che manca da noi è una destra normale”

Il sindaco alla Festa dell’Unità: "Nazionalismo esterofobo in tanti piccoli gruppi, che approfittano della guerra per affermare un ‘noi prima di loro’"

di Cecilia Gallotta

“Per fare politica oggi bisognerebbe non fare finta che i problemi siano facili, e che bastino i paroloni. Poi, ci sono partite che per essere giocate, hanno bisogno del coraggio di Renzi, e altre di un profilo più basso come quello di Gentiloni”.

Un’introduzione calda quella sul panorama politico nazionale del sindaco Tiziano Tagliani, che domenica sera, alla Festa dell’Unità di Pontelagoscuro, s’indentra, a botta e risposta, nelle ‘prospettive e priorità per il nostro territorio’.

Cosa ne pensa del ministro Minniti in virtù dell’accordo con la Libia?

Credo che qualcuno, e sto parlando della comunità dei sindaci italiani, abbia lanciato al Paese un grido: “non ce la facciamo tutti”. Anche molti sindaci di centro-sinistra hanno una difficoltà, quella di continuare ad accogliere della gente senza poi però avere una politica e un percorso di integrazione. E’ partita un’illuminazione su questo. Perché se gli sbarchi caleranno dell’80%, poi il Paese vivrà un momento dove il problema sarà nei campi profughi. Questa stagione di migrazione continentale non si risolve con lo slogan ‘aiutiamoli a casa loro’, che è comodo, ma non tiene conto del fatto che la nostra ricchezza è frutto anche della sottrazione dei prodotti di questi Paesi.

Il questore Sbordone ha detto che rafforzerà i controlli, ma ha detto anche di avere pochi uomini. Come vede la ‘richiesta’ a Roma?

Tutta l’Italia sta chiedendo più forze dell’ordine. Ma i reati a Ferrara sono calati del 13%: è chiaro che quando vai a bussare la porta a Roma, c’è qualcuno che ti risponde con i tuoi numeri. A Ferrara non si tratta di repressione: se noi siamo disponibili a fare accoglienza, chi viene accolto deve accettare di vivere secondo le misure, e le regole di chi accoglie. E le stesse regole valgono per i nati tra via della Paglia e via Borgo di Sotto, e per i nati in Senegal. Questa è una pre-condizione, ed è anche compito nostro, delle istituzioni. Se non mettiamo queste condizioni allora spianiamo la strada a chi dice: “Vengono qui, violentano le nostre donne e ci portano pure le malattie”. A cui non si può nemmeno dare del razzista.

Ha sfoderato più volte, però, la parola ‘fascista’, recentemente. Crede di aver esagerato?

Quello che manca nel nostro paese è una destra normale. Che abbia cioè una presa di carattere produttivo, capace di fare disegni economici concreti. Cosa che ha caratterizzato la destra dal dopoguerra in poi, perché la storia vincente non è stata fatta solo dalla sinistra, ma da un insieme di forze e di sinergie. Adesso c’è un nazionalismo esterofobo che neanche la Lega di Bossi aveva. Un sentimento che si sta diramando in tanti piccoli gruppi, in tante sigle; che ha approfittato di tragedie come la guerra in Siria per affermare un ‘noi prima di loro’. Certamente il fascismo ha una connotazione storica, ma la base è la stessa.

C’è una sproporzione però, tra queste parole e quello che sta facendo il centro sinistra. Esiste una ricetta?

Si fa fatica a vedere una situazione ottimistica all’interno di un partito spaccato. Però quello che bisogna guardare, quando si fa politica, è il quadro che ha tenuto insieme il Paese dal ’46 ad oggi. In questo momento non sono preoccupato per un’alternativa di sistema. Quello che vedo è tanta pigrizia, e un modo di fare politica che è cambiato, fatto di persone dalla battuta facile, che prima parlano e poi meditano. Se anche Pisapia fa fatica a mettere d’accordo Renzi e Guerini, questo la dice lunga! Però poi la storia va avanti, e manda in pensione Pisapia, Renzi, e anche Tagliani. E quello che conta è che non mandi in pensione i pilastri che abbiamo costruito negli anni. Come il dibattito, quello costruttivo.

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