ven 1 Set 2017 - 2083 visite
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Gad superstar

Quando ero giovane c’era un gergo per definire un quartiere a rischio: Bronx!, il più a nord fra i cinque “borough” di New York e ora abitato da circa 1,5 milioni di abitanti.

Questa fama è stata alimentata negli anni anche da alcuni film ambientati nel quartiere, che hanno contribuito ad alimentare una pessima reputazione anche all’estero. Tanto che è diventata una specie di modo di dire che si è sovrapposto all’immagine del quartiere. Un immaginario ancora piuttosto vivo. Solo fino a qualche anno fa comitive di turisti europei si aggiravano a bordo di pullman, con tanto di operatore turistico di Manhattan per un «giro nel vero Bronx»: fra le tappe della visita alcune palazzine delle vicine case popolari, un parco pubblico molto malfamato negli anni Settanta e un deposito di cibo di un banco alimentare del luogo.

Ebbene il nostro Bronx, per diversi anni, sembrava essere il quartiere Krasnodar, in anni in cui di stranieri non ce ne era l’ombra e che oggi ha evidentemente lasciato la palma al Gad.

Cosa fa di un Bronx il Bronx? Esattamente quello che è accaduto a New York: concentrazione di case popolari o a basso prezzo, scarsa presenza culturale e commerciale, aree verdi con manutenzione non adeguata e popolazione variegata che non riesce a definirsi comunità e a sentirsi integrata nel contesto cittadino, a Ferrara come a New York! Poi c’è il resto: l’alimentazione della fama, per cui se vedo un africano che piscia chiamo i vigili, se mi sfiora in bicicletta o mi passa tre volte vicino chiamo la polizia, poi amplifico la notizia di una rissa, poi ogni straniero che vive lì è uno spacciatore o un poco di buono, poi strombazzo le mie paure e poi arriva qualcuno che non farà i film ma ci monta su le manifestazioni a fini elettorali e tra un po’ si dirà di ogni luogo insicuro che è un Gad! Tra qualche anno però possiamo sperare nel giro turistico con i pullman!

Non si sentano presi in giro gli abitanti, fra i quali annovero pure un familiare. Il problema non è del Gad, che peraltro alza il tasso di insicurezza in maniera stratosferica in occasione delle partite di calcio, con una blindatura pressochè totale ma della quale nessun abitante pare innervosirsi!

Il problema è dell’intera comunità cittadina la quale, sul solco della presunta italianità riesumata in fretta e furia anche dalla Lega che fino a pochi anni fa voleva tagliare l’Italia in due, non è capace di affrontare il complesso fenomeno dell’integrazione culturale da un lato e della crisi del modello economico liberista dall’altro.

Se fossimo tutti ricchi sarebbe davvero un problema la convivenza con persone di etnia diversa?

Abbiamo un problema con la droghe ma il dito viene puntato allo spaccio come se ne fosse la causa e non la conseguenza. Lo spaccino nigeriano con i 30 gr. negli slip è vittima, quanto il drogato che va a comprarlo, di una società che ha radicalizzato le differenze e spinto all’emarginazione crescenti fette di popolazione, che sia nata in Italia o meno.

Si litiga sulla scala della cantina mentre al piano nobile viene spartita tra pochi la torta golosa di privilegi economici e finanziari.

Ci si ribella contro la casa popolare agli stranieri, conto i giovani migranti che oziano, loro malgrado, sulle mura o nei parchi per mancanza di lavoro, di proposte abitative decenti e nessuno si straccia le vesti contro i compensi milionari di calciatori, personaggi dello spettacolo, giornalisti da salotto, amministratori delegati di società che falliscono una dietro l’altra.

Facile organizzare manifestazioni contro “4 sfigati negri” e invocare l’esercito, molto più facile che mettere in discussione un sistema economico che taglia sistematicamente e continuamente il welfare, ovvero sanità, scuole e strutture assistenziali. Un sistema economico che taglia posti di lavoro a suon di privatizzazioni perfino dei beni indispensabili alla vita come l’acqua. Pochi di coloro che gridano all’“ammazza lo straniero” sono in piazza a combattere perché un’azienda di gestione dei servizi pubblici di acqua, gas, luce non debba fare utili e pagare stipendi da nababbo ai suoi dirigenti. Pochi sono stati in piazza a difendere il proprio territorio dalle aggressioni spaventose dell’inquinamento e dell’incuria che provocano malati e morti e carenza di lavoro.

Mi spiace per tutti quei cittadini che vedono nel nero o nello straniero un nemico da combattere invece che un alleato da contattare per dirigere la “guerra” verso chi ha truffato i risparmiatori, per esempio, sovvenzionando squali predatori di suolo che hanno lasciato cadaveri edilizi sul corpo gracile di questa città. Vorrei un battaglia per l’espropriazione a fini di pubblica utilità dei grandi complessi disabitati invece che la guerra delle graduatorie sulla case popolari. O davvero pensiamo che il nigeriano che fa lo spaccino se avesse una alternativa decente preferirebbe fare questa vita, a rischio, molto più spesso che della nostra, della propria vita, perché delle mafie (straniere o italiane) ne è vittima più che complice.

Ma la guerra alla mafia in questo paese sembra tabù e si sbeffeggia chi la denuncia invece che denunciare chi la pratica. Quando anche avremo mandato a casa propria o ammazzato fino all’ultimo degli stranieri (che non ci servano) ci accorgeremo che il problema non sarà risolto e un nuovo Bronx, o una nuova Gad diventerà superstar, se non avremo affrontato questi problemi!

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