ven 11 Ago 2017 - 2447 visite
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Migranti. “Codigoro da accogliente a intollerante”

Il messaggio di Bruno, titolare della casa famiglia ‘L’Airone’: "Incassiamo 4950 euro al mese e ne spendiamo 5mila, aiutando esseri umani"

Codigoro. “Lo facciamo per soldi? Tutti facciamo qualcosa per soldi. Il lavoro è basato sul giusto tornaconto. Ma qui non vendiamo pere o produciamo conserve. Qui lavoriamo su esseri umani con le loro sensazioni, emozioni, affettività, esperienze, cultura, paura. Sì, tanta paura. Ed hanno abitudini completamente diverse dalle nostre. Animali? No! Esseri umani. Li avete mai guardati negli occhi? Avete mai provato a scambiare due chiacchiere con loro? Leva il nero, forse potresti accorgerti di avere di fronte tuo figlio”.

È una riflessione accorta, a cuore aperto, quella che Angelo Lucio Bruno, titolare della casa famiglia ‘L’Airone’ a Codigoro, riserva al sindaco Alice Zanardi tra i commenti degli articoli di Estense.com sulla questione migranti. Sui migranti che “vengono affidati a quelle poche persone che, rischiando del loro, si sono messe in gioco“.

Tra queste persone solidali che si sono messe in gioco c’è anche lui. È lui che alle 22 di quel 24 ottobre ha “ricevuto la telefonata dei sindaci di Codigoro, Comacchio e Ferrara per chiedere un aiuto e alle 00.15 accompagnavate 4 delle ragazze di Gorino nella nostra Casainfamiglia“. A quel tempo “Codigoro fu eletto Comune dell’accoglienza e ricevette un plauso da tutte le forze politiche e grasso che colava sulle bandiere rosse di un certo partito”.

Ma poi succede qualcosa. “La prefettura decide di mandare (o dover mandare) altri migranti perché ancora ne arrivano perché sempre ed ancora quel partito di governo non ha trovato il modo di fermare questa emorragia – spiega Bruno -. Dramma! Arrivano altri 40 migranti che verranno ospitati in una casa privata, autorizzata preventivamente dalla prefettura, che si aggiungono ai 72 già ospitati, così distribuiti: una ventina a Mezzogoro (Camelot), 25 ospitati dai proprietari dell’Aquila d’oro, 7 dall’azienda Airone, 7 dalla casa famiglia Lea. 40 nuovi migranti su una popolazione di 12.000 bianchi. Penso che se aggiungiamo 40 litri di cacao a 12.000 litri di latte la differenza non si nota”.

Ma in questo caso la differenza si nota. “Ciò scompensa gli equilibri preesistenti – prosegue Bruno -. Forse qualche cittadino incontra il sindaco in piazza e da ‘tecnico’ le spiega che così non si può più andare avanti, perché sono neri, perché puzzano, perché rubano, perché violentano, perché spacciano droga. Così Codigoro, l’eccellenza dell’accoglienza, della tolleranza, all’improvviso diventa intollerante“.

E allora bisogna tornare a parlare di umanità. Alla “carezza infinita di una donna incinta, col fare di una figlia, una sorella che ha bisogno di un po’ di affetto”. Al “bisogno della mano di tutti, volontari, dame di carità, benpensanti. Per cosa in cambio? Un grazie da un ragazzo od una ragazza di colore, età media 22 anni”. “Noi stiamo collaborando per una ospitalità civile, doverosa e dovuta“.

E sui paventati guadagni? Il titolare della casa famiglia si fa i conti in tasca, portando ad esempio le sue 4 strutture a Codigoro, Massa Fiscaglia e Porto Garibaldi. “Incassiamo 27,50 euro al giorno per 18 migranti, cioè 4950 euro al mese. Ma ne spendiamo circa 5mila al mese per l’affitto (1500 euro), caparre versate (4350 euro), spese alimentari (2mila euro), bollette (600 euro tra acqua, luce, gas, Tari, ecc.), trasferimenti sanitari e un dipendente disponibile 24 ore su 24 (altri 1000 euro). Da pagare subito, “mentre noi i soldi li incasseremo tra 90 e 120 giorni”.

“Qual è la parte di “contributi per i migranti che fanno gola a molti privati…” non è chiara? – si domanda Bruno citando la stessa Zanardi -. Ed inoltre qual è la parte di “privati che mettono a disposizione strutture spesso inadeguate” non è chiara? La prefettura autorizza le case solo dopo presentazione di tutta una documentazione di abitabilità, impiantistica a norma con tanto di certificazione, regolare contratto di affitto. E già tutte le mie case sono state valutate da una commissione prefettizia, addirittura abbiamo ricevuto complimenti, ed una di esse, quella di Porto Garibaldi, ci è stata richiesta come struttura esempio di riferimento. Quindi ben vengano i controlli, siamo in regola – chiosa il titolare de L’Airone -. Basta con la caccia alle streghe. I suoi, i nostri concittadini farebbero bene ad informarsi prima di legiferare ‘ante litteram'”.

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