gio 10 Ago 2017 - 483 visite
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Quegli … “scherzi” di Góss e Tartàja

Eravamo suppergiù negli anni cinquanta, io abitavo in Porta Po a Ferrara. Dietro la mia casa c’era un orto d’un certo Castellazzi che arrivava fino a via Arianuova e alla destra del mio cortile vedevo la parte posteriore della casa dell’Ariosto il Grande Poeta ferrarese. Sapienza era l’intellettuale della nostra combriccola di ragazzi, (ma qualcuno diceva che era un po’ matto, perché sapeva a memoria tantissimi brani di autori classici e si vestiva come un diplomatico con la feluca sulla testa,) aveva sentenziato:-Pensate alla pipì a alla popò che avrà lasciato il Poeta là dietro alla casa e la frutta che nasce può contenere ancora qualche sua molecola e mangiare un’albicocca è come aver poi dentro un po’ d’antica cultura!- S..i u…una cu…cu…ltura di me…rda e pi…pi…scio!- Aveva tagliato corto Tartàja, il figlio del macellaio, balbuziente parecchio, ma tutt’altro che timido e non risparmiava battute a nessuno! Tartàja aveva un amico chiamato Góss e dal soprannome avrete capito che non si stancava mai di mangiare, d’ingozzarsi insomma. Erano due bei tomi sempre insieme, facce da schiaffi, con la passione di farsi reciproci scherzi. L’orto di Castellazzi era pieno di alberi carichi frutta e da un buco nella rete di recinzione, nel mio cortile,noi ragazzi di tanto in tanto entravamo per… alleggerirli di qualche etto, un po’ per ingordigia e un po’ per fame che non mancava mai a quei tempi. Ci succedeva specialmente di notte di effettuare delle brevi incursioni. Ma dovete sapere che chi controllava l’orto aveva un fucile caricato ma sale grosso e i colpi che arrivavano a colpire il didietro mentre si fuggiva bruciavano assai. Ne sapeva qualcosa Fritéla che ne aveva avuto la prova riportandone il sedere bucherellato come se avesse avuto la varicella dopodiché quando ci raccontava il fatto si commoveva fino a piangnucolare (fritlar in ferrarese) da cui nacque il suo soprannome! Una sera in cui Góss s’attardava sopra ad un ciliegio, Tartaja gli tirò un bello scherzo. Dovete sapere che quando scendeva l’oscurità, per riconoscere il buco nella rete e fuggire più in fretta, mettevamo un giornale davanti. Quella volta usciti, Tartaja lo spostò nella parte aggiustata della rete ed urlò:- Co…co…ri ch..che c’è l’O…o…maccio!- In due e due quattro, con un paio di balzi, Góss si precipitò giù dall’albero e si buttò a testa avanti contro il giornale con relativa violenta testata nella rete, rimbalzando indietro con un urlo terrorizzante. Tartaja, per niente turbato, con le mani nella pancia dal ridere, che poi prese anche a noi tutti non senza aver avuto un po’ di paura per il povero Góss, ma che per la zucca dura che aveva, fortunatamente, non s’era fatto nulla di male! Dopo pochi giorni,Góss s’era già dato da fare, poiché con la carta intestata della pasticceria Pasetti d’Arianuova, confezionò un bel pacchetto, legato col filo dorato e relativi ricciolini ai capi, con un biglettino scritto da Sapienza così:”Accetta amore, questo omaggio, che della tua bocca ha il sapore: tuo Tartaja. Solamente che al posto dei pasticcini, dentro aveva messo una “confezione” di letame di cavallo. Dovete sapere che Tartaja era innamorato di una ragazza fine e piuttosto permalosa. Immaginate un po’ a chi andò quel bel…pensierino di Góss. A farla breve, Tartàja già che faticava di suo a parlare, allorché la sua bella gli sbatté sul muso quel pacchetto, balbettò così intensamente per una settimana che nemmeno durante il periodo di grande pioggia dell’alluvione del Po gli era successo!- Co..co si è te…te la…la fa…faccio pa…paga…re…re i…io ve…ve…drai che…che ti…ti su…succe…de…de!-

D’accordo col solito Sapienza, che lavorava in una tipografia di via Ariosto, s’era fatto scrivere in stampatello, con belle frasi, un biglietto d’invito a pranzo con le autorità più importanti di Ferrara. Sindaco e Prefetto ad esempio; al ristorante Da Giovanni, il più rinomato della città; poi spedito a Góss. Era come “invitare un oca a bere”. Góss quando c’era da mangiare gratis, perdeva la bussola e non sospettò fosse uno scherzo. Aveva indossato il “vestito della cresima”, un po’ stretto, ma ancora presentabile dati i tempi e…via! Fattostà che a metà pranzo, due camerieri grandi e grossi gli si avvicinarono e vollero vedere il biglietto d’invito nel quale Sapienza aveva un po’ esagerato in quanto lo appellò. Dott. Ing. Avvocato Gosso, facendo capire immediatamente ch’era una truffa! Fu subito preso per la cravatta dinnanzi a tutti e sbattuto fuori, ma per lui il dispiacere più grande non fu la vergogna, ma perché non aveva ancora terminato di pranzare! Era solamente al secondo piatto di cappelletti e sul tavolo c’era ancora una montagna di bendidio! Sembra che per il dolore sia stato a piagnucolare a brontolare avvilito per tutto il pomeriggio! Si seppe poi che era stato scoperto per una telefonata anonima di una persona molto balbuziente, tanto che dal principio alla fine della stessa, ebbe tempo di mangiarsi un piatto di cappelletti. Passata pure questa, Góss volle far pari e siccome Tartaja era una specie di maniaco sessuale gliela combinò grossa. Dovete sapere che in via Soncina erano venuta ad abitare una famiglia di siciliani, nella quale vi era una ragazza controllatissima, che conducevano solo in chiesa alla domenica per poi tenerla sempre in casa nascosta da tutti, anche perché gli avevano detto che i ferraresi sono diavoli. Fattostà che questa ragazza era sempre sotto controllo di fratelli, mamma e papà, cattivi come cani bull-dog! Come fu come non fu, Góss riuscì a convincere Tartàja che in quella casa c’era una donna che con cinquanta lire l’avrebbe fatto ”morire d’amore”, era sufficiente presentarsi davanti alla porta, pronunciarne il nome, con in una mano i soldi e con l’altra fare il segno col pugno chiuso a mo’ di stantuffo ; insomma quel modo un po’ volgarotto per indicare il rapporto sessuale. Noi della banda, non sapevamo nulla, ma quando Góss ci chiamò per assistere ad un altro scherzo, ci precipitammo. Inizialmente parlottò con Tartaja, poi ci invitò a spiare dal dietro di una palizzata di un cantiere li vicino. La scena non si può dimenticare per tutta la vita,Tartaja con in mano la banconota, suonò alla porta e appena la madre della ragazza occhieggiò, egli esclamò ad alta voce:-C…co cco… nce tta!- Facendo avanti indietro col pugno e sventolando i soldi nell’altra mano davanti agli occhi della malcapitata. Si udì un urlo che pareva quello della sirena dello zuccherificio di Ponte.- Bedda madreee, fottutissimo cunnuto figgh’e’ bottanaaaa!- E solamente il fucile che sparava all’impazzata imbracciato da un omaccione con due baffoni che sembravano spazzole, ci fecero capire perché Tartaja corresse così velocemente! Non aveva voluto morire d’amore?…beh ci mancò poco!

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Quante storie del “divertirsi con nulla” ci sarebbe da raccontare … storie di gioventù e di miseria! Oggigiorno l’orto di Castellazzi non c’è più, ora là ci sono condomini orrendi! E pure Góss e Tartaja sono… partiti. Il primo fu Tartaja e quando Góss l’andò a trovare moribondo all’ospedale gli disse: Vee…di ch..ee stavolta ti fr….ego ll’…ultimo scherzo lo ff…aaccio i…io!- Chissà, forse per invidia che Góss lo seguì molto presto!

Lasagnìn da milzàna

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