mer 28 Giu 2017 - 506 visite
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L’ombra del campanile

Carissimi amici del Dialetto Ferrarese.

Vi presento una poesia (vincitrice del “Premio Pasini 2017 sezione B Poesia Dialettale Adulti tema Il Delta”) che ha scritto e concesso di pubblicare un altro grande amico della nostra bella lingua. È brevissima, ma molto bella. Alcune sue note biografiche:

Edoardo Penoncini nasce ad Ambrogio di Copparo (FE), nel 1951. Dopo la laurea collabora per alcuni anni con le cattedre di Storia bizantina della Facoltà di Lettere e Filosofia e di Storia medievale della Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Bologna, per tre anni (1980-1983) è borsista presso l’Istituto per la storia di Bologna e redattore della “Rivista di studi bizantini e slavi” dal 1981 al 1983; ha insegnato Lettere nella scuola secondaria fino al 2011 e collaborato per 25 anni con la rivista “Scuola e didattica, Suoi lavori sono apparsi su riviste di storia e di didattica della storia e in volumi collettanei.

Si tratta di autore, poeta, scrittore, molto prolifico.Un intellettuale che ama, soprattutto non snobba, scrivendo (molto bene,) nella lingua della sua Terra.

Informazioni sulle sue pubblicazioni di storia, didattica della storia e in versi sono disponibili sul sito dell’autore: www.edoardopenoncini.it

  Buona lettura, Maurizio Musacchi

 

L’OMBRA DAL CAMPANIL D’POMPOSA

 

Indòv l’aqua la s’pèrd int al ziél,

aŋ gh’è àrźan al sal dal mar

e a s’iŋcróśa davanti a j’òć

i vól dj śgarź e dill spurzlànn;

 

indóv na strisa la lìga i cunfìŋ 

e la mesćia tera e aqua

lì a nàs di bòsch e intrigh ad ram,

al źógh dill fój cól cant dal mar;

 

indóv aŋ só più stàr da par mi

a tróv pr’ill strad ad sta val chì na tór

e a l’ombra di so milanta an

am arsòr ill gamb e i stus dal cuór

 

 

L’OMBRA DEI CAMPANILE DI POMPOSA

 

Dove l’acqua si perde nel cielo,

non c’è argine al sale del mare

 e s’incrociano davanti agli occhi

i colori degli aironi e le gallinelle;

 

dove una striscia unisce gli argini

e mescola terra e mare

lì nascono boschi e intreccio di rami,

il gioco delle foglie con il canto del mare;

 

dove non so più stare da solo

trovo per le strade di questa valle una torre

e all’ombra dei suoi mille anni

riposo le gambe e battiti del cuore.

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