dom 21 Mag 2017 - 643 visite
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Ciclisti spericolati come in Moto Gp

Provate ad immaginare questa situazione: ho appena comprato una piccola auto da corsa, diciamo una Mini Cooper S che è stata sottoposta ad una serie di modifiche particolari da parte di un’autofficina specializzata al fine di renderla competitiva nelle gare. Un’auto capace di raggiungere i 230 o 250 Km/h. Ora mi metto la tuta ignifuga, il casco e… mi butto sulla Virgiliana per allenarmi.

Sì: proprio la strada tutta curve che collega Ferrara a Mantova. Mi butto in mezzo al traffico dell’ora di punta e comincio a tirare le marce come se fossi in pista. Infilo una curva dopo l’altra a tutta velocità, schivando le altre auto, le biciclette ed i pedoni come se fossero birilli. “Pennello” le curve come un artista, contando sulla prontezza di riflessi degli altri conducenti per evitare il peggio.

Dimostrerei di essere un deficiente comportandomi in questo modo?

Si. La vostra risposta deve essere si. Sicuramente si. Senza dubbio si. Si, dimostrerei di essere un deficiente senza se e senza ma.

Allora, che cosa dovrei pensare io di quell’emule di Fausto Coppi che qualche giorno fa è piombato all’interno della rotonda che collega via Wagner e via Fabbri a tutta velocità in sella ad una bicicletta da corsa in fibra di carbonio e per poco non finisce dritto-dritto sul cofano della mia auto? Tuta sponsorizzata, caschetto, bici da 3000 € e… totale menefreghismo delle regole del codice della strada e del buon senso.

Se non è possibile “allenarsi” sulle strade della Provincia per la 24 ore di Le Mans o per il Rally delle Quattro Regioni, per quale motivo deve essere possibile allenarsi su queste stesse strade per il Giro Ciclistico d’Italia?

Le strade soggette a pubblico passaggio devono servire… al pubblico passaggio di merci e persone, non all’allenamento dei professionisti della velocità. Nemmeno di quelli che cavalcano una bicicletta. Queste strade devono servire alla gente normale per muoversi normalmente da un punto all’altro della provincia. Non è ammissibile che possano essere utilizzate come circuiti per l’allenamento.

Quello che è successo pochi giorni fa in quella rotonda è grave ma non è il peggio che può succedere. Giorni prima, su un’altra strada della Provincia, un altro “velocista” ha infilato un incrocio privo di segnalazioni ad almeno 30 o 40 Km/h senza nemmeno guardare. Ha girato a sinistra tagliando la curva e piegando la bici fino al limite di tenuta dei pneumatici e via… veloce come il vento. Non mi ha nemmeno visto arrivare.

Se non fossi la persona prudente che sono, almeno uno di questi due “artisti delle due ruote” ora sarebbe al Bufalini di Cesena a far compagnia al motociclista Nicky Hayden ed alla atleta di triathlon investita da un camion che giace nel letto a fianco.

Mi dispiace per Hayden. Mi dispiace per la ragazza del triathlon. Mi sarebbe dispiaciuto per questi due ignoti ciclisti ma… mi sarebbe dispiaciuto molto di più per me stesso e per la mia famiglia, costretti a sobbarcarci un bruttissimo processo ed una probabile condanna per una [_____] commessa da altri.

Credo che nei prossimi giorni provvederò ad installare una dashcam sulla mia auto. So di guidare bene, con la massima prudenza. Ho già percorso oltre un milione di km da quando ho dato la patente, quasi quarant’anni fa e non ho mai provocato un incidente. Di conseguenza, preferisco avere un dispositivo elettronico in grado di testimoniare a mio favore in caso di problemi.

Tuttavia, questo non può bastare. È tempo che almeno uno dei politici che intendono candidarsi alla prossime elezioni amministrative cominci a parlare esplicitamente di divieto di circolazione alle bici da corsa sulla strade provinciali non riservate a questo scopo e non attrezzate in modo opportuno.

Chi vuole salire in sella ad una bici priva di qualunque dotazione di sicurezza (per motivi di peso), con i piedi bloccati sui pedali, deve decidersi a farlo su percorsi riservati a questo scopo ed attrezzati in modo adeguato.

Si possono costruire percorsi del genere. Abbiamo già fatto quasi 200 km di piste ciclabili all’interno dell’area di competenza del Comune. Possiamo fare anche questo.

 Dobbiamo farlo.

Questi “sportivi” sono un evidente pericolo per se stessi ma soprattutto per noi. Noi che su quelle strade dobbiamo muoverci non per divertirci o per mantenerci in forma ma, molto più prosaicamente, per lavorare e per guadagnarci il pane.

 Alessandro Bottoni

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