ven 21 Apr 2017 - 268 visite
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“Sui casi di emergenza per sisma non ci è stato detto niente”

Sfilano i primi testimoni dell'accusa nel processo per i crolli alla Tecopress durante il sisma del 20 maggio 2012 in cui morì l'operaio Gerardo Cesaro

Dosso. Inizia ad entrare finalmente nel vivo – dopo alcuni rinvii tecnici e per la riunione dei due procedimenti separati – il processo per i crolli dovuti al sisma del 20 maggio 2012 alla Tecopress di Dosso, in cui il 20 maggio 2012, morì l’operaio Gerardo Cesaro.

Alla sbarra, imputati per omicidio colposo dovuto alla violazione delle normative per la sicurezza sul lavoro, ci sono l’ingegnere Modesto Cavicchi e i due progettisti e direttori dei lavori, Dario Gagliandi e Antonio Proni, che si occuparono rispettivamente delle fondamenta e del capannone; il legale rappresentate dell’azienda, Enzo Dondi, e la responsabile della sicurezza Elena Parmeggiani.

Il pm che ha condotto le indagini e sostiene l’accusa, Ciro Alberto Savino, ha chiamato a testimoniare gli operai che erano a lavoro in quella maledetta notte, quando la scossa delle 4 del mattino provocò i crolli e la tragedia. L’obiettivo è quello di ricostruire l’evento, il comportamento dei dipendenti e, soprattutto, sapere se avevano ricevuto informazioni su come comportarsi in caso di un’emergenza dettata da un forte sisma. Per questo è stato chiesto loro quali mansioni svolgevano al tempo e di indicare su una planimetria dell’azienda dove fosse collocata la loro postazione lavorativa, dove si trovassero al momento del sisma e se nei corsi per la sicurezza fosse stata trattata la materia dell’emergenza da terremoto.

Due di loro almeno hanno affermato che durante i corsi per la sicurezza era stato spiegato come comportarsi in caso di emergenza, ma solo per quanto riguardava il caso di incendi. “Solo antincendio, mai parlato di terremoto”, ha raccontato un lavoratore, “ci avevano spiegato di individuare l’uscita più vicina e poi andare al punto di raccolta. C’è un allarme in caso di emergenza ma non so chi lo attivi. Dopo il terremoto ci hanno detto di trovare riparo dentro l’azienda”. L’operaio ha raccontato anche una parte di quegli istanti: “Ho sentito la scossa delle 4 e sono uscito dalla porta che avevo alle mie spalle e che porta in un altro reparto, da lì poi sono uscito fuori, dove c’erano tutti, tranne Gerardo”

Un altro ha raccontato più o meno lo stesso concetto: “Nel corso per le emergenze non ci è stato detto niente del sisma, mentre in caso di incendio ci è stato detto di uscire”. Anche lui uscì dopo la scossa delle 4, rimanendo in azienda che circa un’ora prima di andare a verificare le condizioni della sua abitazione “che era messa male”. In quel frangente però arrivarono anche il titolare Dondi e i suoi figli per verificare la situazione.

Un addetto al ripristino delle macchine ha affermato che, mentre redigeva il verbale di andamento dei lavori “ho sentito la scossa dell’1,20 e ho informato tutti i lavoratori tranne una persona, ho informato anche Cesaro. Quasi tutti se ne erano accorti e hanno chiamato a casa”.

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