mar 21 Mar 2017 - 590 visite
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Agricoltura. “Non toglieteci il glifosate”

Escluso che l'erbicida sia cancerogeno, ora Confagricoltura spera che l'Ue rinnovi l'autorizzazione per il suo uso nei campi

Secondo l’Agenzia europea delle sostanze chimiche (Echa) il glifosate non può essere classificato come cancerogeno. Queste le conclusioni cui è addivenuta l’Agenzia Europea secondo la quale, sulla base degli studi su animali ed esseri umani condotti finora da organizzazioni e istituti sia pubblici che privati, non ci sono prove scientifiche per classificare il glifosate come cancerogeno, confermando gli indirizzi già espressi dall’Efsa (l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare). “Il quadro delineato evidenzia pertanto che la molecola del glifosate è soggetta a un rigoroso processo di valutazione da parte delle autorità europee – sottolinea Confagricoltura Ferrara – che tiene conto dell’effettivo rischio a cui possono essere esposti gli operatori, i consumatori e l’ambiente, prevedendo anche in fase di utilizzo ulteriori precauzioni e restrizioni, così come è avvenuto negli ultimi mesi con i decreti del ministero della Salute”.

Il parere dell’Echa sarà ora trasferito alla Commissione Europea, che potrà quindi riavviare il confronto con gli Stati membri al fine di concludere l’esame per il rinnovo dell’uso della sostanza entro la fine dell’anno. “Se non dovesse essere confermata l’autorizzazione al glifosate, le aziende agricole verrebbero private di uno strumento indispensabile per il loro lavoro – afferma Confagricoltura Ferrara – non esistendo al momento alcuna alternativa al suo utilizzo, rendendoli meno competitive rispetto alle aziende di Paesi extra Ue, dove la sostanza resterebbe comunque ammessa. Senza contare che il divieto al suo utilizzo renderebbe necessario utilizzare prodotti chimici alternativi che presupporrebbero diversi passaggi sul campo determinando gravi problemi di residualità. Oggi il glifosate viene utilizzato in particolare da chi pratica l’agricoltura conservativa, che si caratterizza per la minima lavorazione del terreno e la semina su sodo, che consentono di alterare il minimo possibile la struttura del suolo e di preservare la sostanza organica, fertilità e biodiversità del terreno. Senza questo importante erbicida queste pratiche non potrebbero essere più svolte, con conseguente perdita dei vantaggi agronomici ed ambientali”.

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