ven 17 Feb 2017 - 3481 visite
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Sciopero della pesca: “Legge assassina, rischiamo di chiudere”

Cooperative in ginocchio a causa dell'inasprimento delle sanzioni. "Non si lavora più: troppe multe e poco pesce"

Porto Garibaldi. “Ci stanno vietando di lavorare e se smettiamo di lavorare qui finisce tutto: falliscono le cooperative, i negozi che vendono le reti, i cantieri navali e i mercati ittici. Se la legge assassina rimane così, possiamo chiudere baracca e burattini”. La rabbia è tanta all’assemblea dei pescatori di Porto Garibaldi ma prevale lo sconforto di vedere il proprio comparto in crisi che rischia di essere messo in ginocchio dalla normativa italiana ed europea.

Lo sciopero, che questa mattina (venerdì 17) ha unito le principali marinerie dell’Emilia-Romagna tra suono delle sirene e assemblee pubbliche, ha fatto incrociare le braccia anche ai 200 pescatori di Porto Garibaldi e a un centinaio di colleghi di Goro. Una protesta comune contro l’articolo 39 della legge 154 del 28 luglio 2016 che, in base alle infrazioni, prevede “mega multe da 4mila fino a 150mila euro, 2 anni di galera e sospensione della licenza: si può lavorare così?”.

E’ la domanda che si pone Ariberto Felletti, presidente della cooperativa Piccola Grande Pesca che conta 140 pescatori dei 200 attivi nel lido comacchiese. Ma il problema non è solo l’inasprimento delle sanzioni – “che per ora non si sono ancora registrate da noi, anche se ci aspettiamo che vengano a fare man bassa da un momento all’altro” – quanto la presenza “immensa e dannosa” del poligono di tiro militare “Foce Reno”, che parte da 5 chilometri a sud del porto.

“Nonostante le trattative, l’area è ancora lì da 40 anni e ci vieta la pesca dentro le 4 miglia dalla costa – spiega Felletti -; un’area di divieto immensa che non migliora fuori dalle 4 miglia, dove possiamo pescare in determinati giorni e orari. Si sono presi tutto il mare e noi non troviamo più pesce, eppure siamo il capro espiatorio di tutto quello che succede in mare”. La carenza di pesce è il problema più sentito tra tutti i manifestanti (eloquente lo striscione “troppe multe, poco pesce nelle reti” affisso nel mercato ittico dove si è tenuta l’assemblea pubblica).

Durante l’incontro, i lavoratori in lotta hanno chiesto la modifica della legge 154, la conseguente riduzione delle sanzioni, la rivisitazione del pescato sottomisura, il ripristino della commissione consultiva al Mipaaf e l’agognata eliminazione del poligono di tiro. Il loro appello è stato accolto sia dalle istituzioni locali che da quelle regionali: alla mobilitazione hanno infatti aderito il sindaco Marco Fabbri e la consigliera regionale Pd Marcella Zappaterra.

Marcella Zappaterra (foto di Marco Pirini)

“Vi sono vicina con le parole e con i fatti – annuncia Marcella Zappaterra -: le vostre preoccupazioni sono assolutamente condivisibili, servono risposte concrete per superare la crisi in atto e favorire lo sviluppo delle marinerie. La Regione è impegnata in particolare sul ripristino della commissione consultiva centrale della Pesca e del Mare (rappresentava infatti un’importante sede di confronto e di proposta tra i diversi livelli istituzionali e i rappresentanti dei produttori) e sulla questione delle sanzioni amministrative. Esse servono per contrastare fenomeni gravi come l’abusivismo – sottolinea la Zappaterra -, ma vanno ad impattare anche nei confronti di pescatori che incorrono in infrazioni, anche involontarie e spesso di lieve portata, con conseguenze che possono essere eccessive”.

In effetti insieme agli altri colleghi del Pd, tra cui Paolo Calvano e Lia Montalti, è stato sottoscritto un’interrogazione che chiede alla giunta regionale di farsi promotrice di un confronto sia a livello statale che di conferenza Stato-Regioni per “avviare un dialogo costruttivo con il mondo della pesca e costruire insieme proposte e soluzioni a sostegno di questo settore strategico per garantire la tutela del mare e la redditività del settore”.

Un comparto che rappresenta tra le principali fonti di reddito ed occupazione di Porto Garibaldi e Goro. “Ma io non posso farvi promesse su competenze che non ho” mette le mani avanti il sindaco di Comacchio Marco Fabbri che punta il dito contro “il problema di rappresentanza: le direttive, come la Bolkestein, vengono discusse in Europa e ratificate dal nostro parlamento che si accorge dell’errore quando la frittata è già fatta. In questo caso le sanzioni troppo alte per la pesca rischiano di far chiudere centinaia di realtà imprenditoriali e non possiamo permetterlo: questa è una lotta senza bandiere“.

Sostegno agli ‘uomini del mare’ arriva anche dal sindaco di Goro Diego Viviani: “Appoggiamo questa manifestazione e ci facciamo carico di sottoporla a organi competenti ministeriali. Effettivamente la legge ha degli aspetti da rivedere ma credo che l’intenzione del legislatore fosse colpire con multe salate la grande pesca del tonno rosso, anche se è giusto rivedere qualcosa. Non so fino a dove ci porterà ma vedo buone prospettive”.

Il primo approdo per depenalizzare il reato di pesca sotto taglia, ovvero il nuovo sistema sanzionatorio, “funziona perché, di fatto, sono raddoppiati i controlli e le sanzioni comminate risultano ridotte rispetto a prima, ma va chiarito per colpire solo la pesca illegale senza risultare vessatorio nei confronti delle imprese legali” ribadisce in una nota stampa la senatrice Pd Maria Teresa Bertuzzi.

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