gio 5 Gen 2017 - 650 visite
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La Fials: “Al Delta carenza di personale e attrezzature, clima insopportabile”

La denuncia della segretaria Boschetti: "Criticità che danno la misura del declino della sanità ferrarese"

ospedale del deltaLagosanto. “Una situazione di sovraccarico lavorativo, di disagio e di fatica che non risparmia nessuno e che condiziona negativamente le relazioni, le modalità comunicative tra i professionisti, le corrette modalità prescrittive, i rapporti con i pazienti ed i loro familiari e, che rendono il clima lavorativo insopportabile ed alienante”. È il quadro che Mirella Boschetti, segretaria del sindacato Fials, dipinge dopo l’assemblea con gli operatori sanitari dell’Ospedale del Delta.

Una situazione in cui i “campanelli d’allarme di un disagio lavorativo” sono tanti: la “cronica carenza di personale”, “l’obsolescenza delle attrezzature”, la “scarsità delle apparecchiature elettromedicali”, gli “estenuanti” percorsi nelle corsie di degenza, “indotti da una irrazionale logistica dei locali di lavoro”.

Secondo Boschetti “il perdurare di queste ed altre criticità, mette drammaticamente in evidenza la latitanza della classe dirigente che sottovaluta l’importanza delle condizioni di lavoro fondamentali per la conservazione dello stato di salute e di sicurezza dei dipendenti, in prevalenza donne, over 50, che sopportano fatiche maggiori di quelle dei facchini. Una situazione di sovraccarico lavorativo, di disagio e di fatica – prosegue la segretaria Fials – che non risparmia nessuno e che condiziona negativamente le relazioni, le modalità comunicative tra i professionisti, le corrette modalità prescrittive, i rapporti con i pazienti ed i loro familiari e, che rendono il clima lavorativo insopportabile ed alienante”.

“Perché – chiede allora Boschetti – non intervenire subito con quei piccoli interventi facilitanti il lavoro e che sono ‘a costo zero’, come una razionale dislocazione dei locali di lavoro: deposito dei farmaci, dei presidi sanitari, della biancheria, ecc.? Correttivi, per economizzare i tempi di percorrenza e le energie del personale addetto all’assistenza, che svolge un lavoro tanto importante, pieno di responsabilità ed a torto tanto sottovalutato.
Servono più apparecchiature elettromedicali: apparecchi per aerosol, termometri, ecc., sufficienti alle necessità dei singoli settori, da non dover ‘rincorrere'”.

“Gli operatori sanitari, quasi tutte donne, si spaccano la schiena e le braccia durante la mobilizzazione/alzata dei pazienti non autosuffcienti – denuncia ancora Boschetti -, ostacolati nella manovra da letti fissi, non regolabili in altezza, da spondine difettose, che abbisognano di riparazioni o di ammodernamento, da poltrone non funzionali e non funzionanti. Assenze di personale non coperte, anche meno due infermieri nel turno, ma il carico di lavoro non varia, perché non si possono comprimere i bisogni degli assistiti, non ci si può esimere dal fare terapia, le cure igieniche, l’alimentazione, l’alzata, la mobilizzazione dei pazienti non autosufficienti, non ci si può astenere dal rifare l’unità del paziente che deve essere pronta ad ospitare un nuovo paziente che arriva dal pronto soccorso. Calano i posti letto, aumenta la rotazione dei pazienti”.

Non manca un’annotazione critica rispetto ai premi ai dirigenti: “Non ci sono soldi per acquistare attrezzature nuove – letti articolati, spondine, piccole apparecchiature elettromedicali – ma ci sono i soldi, tanti, per ‘premiare’ a cascata, direttori generali, direttori sanitari, direttori amministrativi, i tre membri del collegio sindacale, una strenna di Natale di circa 95 mila euro per gli anni 2014-2015. Le due aziende sanitarie hanno prodotto un debito di 77 milioni di euro, da recuperare, ma continuano ad autopremiarsi, per quali meriti? Dove hanno buttati tutti questi milioni? Di certo non nei reparti di degenza del Delta, visto la vetustà e la scarsità delle attrezzature, delle apparecchiature elettromedicali ecc”.

Secondo la sindacalista è allora “necessario ‘sburocratizzare’ il lavoro nelle degenze, intervenire sulla ripartizione del lavoro, ‘chi deve fare che cosa e quando’, non sottovalutare le forme di aggressività, anche nelle loro manifestazioni più blande, sempre più frequenti nei confronti degli operatori sanitari indotte da molteplici cause che vanno rimosse e la soluzione non può essere la compilazione di un modulo di segnalazione. Sono criticità queste che danno la misura, insieme alle lunghe liste di attesa, alla carenza di servizi, del declino inesorabile della sanità ferrarese, su cui bisogna intervenire seriamente, prima che sia troppo tardi”.

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