lun 14 Nov 2016 - 666 visite
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Al vól dì béch

Gentili Lettori.

San Martìn…al vól dì béch, una poesiola dedicata a loro e altro per concludere un anno di proverbi e curiosità ferraresi.

Vi propongo una selezione di ultimi  proverbi, scelti fra tanti caratteristici e antichi; riguardante i mesi di Novembre e Dicembre. Ricordo e ringrazio di nuovo il “Tréb dal Tridèl”,(Cenacolo di Cultura dialettale Ferrarese,) l’attuale Presidente di tale Gruppo, la Professoressa Floriana Guidetti,  il Dottor Iosè Peverati. Alcuni li ho ricavati da scritti dei compianti grandi amici, indimenticabili , della Lingua Ferrarese: il Professor Albero Ridolfi e il Maestro “Gigi” Vincenzi. Qualcuno lo ricordavo io. Spero abbiate apprezzato questo tragitto di un anno, attraverso un po’ di simpatiche melanconie Ferraresi.

Grazie a tutti. Maurizio

NUVÉMBAR  – NOVEMBRE

Par Saƞ Martìƞ da Fràra a Figaròl, i béch i fà uƞ bel vól. Per San Martino, da Ferrara  a Ficarolo, i cornuti spiccano un lungo volo. (Sorvolando perfino il Po.) Mi è stato raccontato da un cultore di storia Ferrarese che non è più con noi, il grande Albero Ridolfi, una storia riguardante “ al vól dì béch”, che poi ne ho trovato conferma in una delle mie ricerche storiche di tradizioni Ferraresi. Sembra che nell’Ottocento, primi Novecento, certi buontemponi della borghesia Ferrarese, a San Martino, liberassero in Piazza a Ferrara, palloncini con cartoncini, ove erano scritti i nomi dei più conosciuti di “becchi” della Città.  Ancora oggi, specialmente gli anziani in tal periodo dell’anno si salutano ironicamente, chiedendo all’ amico :-Àt fàt al vól anca tì iƞquó?- (Hai volato pure tu oggi)

Preghiéra dal béch a Saƞ Martìƞ. Preghiera del cornuto di San Martino

Fè gràƞ Sànt, ch’an dvént béch.  Fate gran Santo, che non diventi cornuto.   S’agh a dvént, fè ch’an al sàpia.  Se lo divento, fate che non lo sappia.  S’al savrò, fé ch’an al créda.        Se lo saprò, fate che non lo creda.                       Quànd al créd fé ch’an al véda,   quando lo credo fate che non lo veda,    e s’al véd, fè ch’am raségna.       Se lo vedo, fate che mi rassegni.    S’am raségn, ché quèl l’am frùta, Se mi rassegno, che qualcosa mi frutti,  parché a sìa cuƞsulà,    perché sia consolato,   dlà gràƞ śgràzia ach m’è tucà!   della grande disgrazia che m’è capitata!

 

I “Sànt” i viéƞ iƞ bàrca. I “Santi”, (primo novembre) arrivano con la barca. Novembre era mese di alluvioni, quindi al I° novembre, Festa dei Santi era data a rischio allagamenti.

Par Saƞ Martìƞ al móst al dvénta vìƞ. A San Martino 11 novembre, il mosto diventa vino. (Bella data per i contadini-bevitori).

Par Saƞ Martìƞ, ciàpa e mét a lèt al scaldìƞ. A San Martino 11 novembre,  prendi e metti nel letto lo scaldino. Primi freddi intensi, si scaldava il letto “còl prèt” (attrezzo a doppio arco, contenente una padella piena di braci.) La suóra. (Stesso scopo, ma di forma rotonda).Scaldaletti antichi, applicati sotto le coperte del freddissimi giacigli delle camere non riscaldate.

Par Santa Catarìna tìra fóra iƞ sveltéza, da bruśàr, la fascìna. Per Santa Caterina, (25 novembre) tira fuori sveltamente la fascina di legna da ardere. (Si pensava che il freddo arrivasse repentinamente, dopo quella data.)

Par Saƞ Martìƞ as gùsta marùƞ aròst e às ciùcia bóƞƞ. Per San Martino,(11 nov.) si degustano marroni arrosto e buon vino.

Par Sant André as ciàpa al buśgàt par i pié, sé al n’as vòl brìśa ciapàr, fìƞ par Nadàl, lasèl andàr. Per Sant’Andrea s’appende il maiale per gli zamponi, (30 nov. si macella il maiale, che il periodo è adatto). Se non lo si vuol  prendere, lasciatelo andare fino a Natale che essendo più freddo, il periodo sarà più adatto.

Quànd la név la quàcia la fója dl’iƞvèran a s’ìƞ farà briśa vója. Quando la neve copre la foglia d’inverno non se ne avrà desiderio. (In sostanza sembra significhi che quando la neve arriva anticipata, ancora con le foglie non ancora cadute sugli alberi, l’inverno sarà rigido, non voluto.)

DŚÉMBAR  DICEMBRE

Sé a pióv par Santa Bibiàna, a pióv quaranta dì e ‘na stmàna. Se piove per Santa Bibbiana,(2 dicembre), piove per quaranta giorni e una settimana.

Dśémbar, dnàƞz at gh’à càld purasà, mò al dadré l’è giàza. Dicembre, sul davanti sei riscaldato, dietro sei ghiacciato. (Nelle vecchie case di campagna, davanti al fuoco delle stufe economiche o focolari,  faceva  gran caldo, mentre la schiena era freddissima.)

Chì aƞ màgna brìśa la galìna a Nadàl, al la magnarà al cavzàl. Chi non mangia la gallina a Natale, la mangerà al capezzale. (Ammalato al capezzale del letto.)

A dśémbar,  i ragazìt chì fà fugaròla i và a fàr la sbriśgaròla.   A dicembre, i ragazzi che marinano scuola, lo fanno per andare a scivolare sulle strade ghiacciate.

Par  trìsta clà sìa ‘na séca pulśìna, par Nadàl la dvantarà ‘na saurìda galìna. Per di poco sapore dovesse esser una giovane pulcina, a Natale diventerà una grassa, saporita gallina. (Pazientando anche le cose di poco valore possono apprezzarsi.)

Par Santa Lùzia, uƞ cùl ad gùcia. Pàr Nadàl uƞ pàs ad gàl. Pàr la Vcéta un’uréta. Par Sant’Antòni dó mèz ór bòni.  (Si parla di quanto allungano progressivamente, le ore in dicembre-gennaio.) Santa Lucia, (13 dicembre,) una cruna d’ago. A Natale, un passo di gallo. Per la Vecchietta, (Epifania.) un’oretta.  Per Sant’Antonio,(17 gennaio,) due mezze ore.

Sé a sudéƞ a Nadàl a tarméƞ a Pàsqua. Se sudiamo a Natale, tremiamo a Pasqua. (Inverno caldo, Primavera fredda.)

Sé a tarméƞ a Nadal a sudéƞ a Pasqua. Se tremiamo a Natale, sudiamo a Pasqua. (Inverno freddo, Primavera calda.)

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