dom 12 Ott 2014 - 776 visite
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a-contemporaneità della cultura ferrarese

Sabato 11 ottobre è stata la giornata nazionale del contemporaneo, manifestazione che, da 10 anni, vede musei e istituzioni culturali di tutto il Paese offrire al pubblico iniziative di coinvolgimento e avvicinamento alla cultura e all’arte.

Sono andata in perlustrazione: 45 km in auto da Ferrara verso il Lido di Spina, breve tappa a Comacchio e poi via, di nuovo in marcia verso la Romagna, per raggiungere il faentino Museo Carlo Zauli. Solo ora, cercando di sapere cosa mi sono persa nella mia città essendo altrove, mi rendo conto che della giornata del contemporaneo a Ferrara non vi è stata traccia.

Ma torniamo al tour che mi ha entusiasmato, tanto da trovare il tempo per scrivere un post per questo blog, dopo una lunga assenza.

I° tappa: Museo Alternativo Remo Brindisi. È stato fatto il piccolo sforzo di aprirlo fuori stagione e due volontarie mi hanno accolta sorridenti, spiegandomi che l’ingresso era gratuito, proprio in occasione della giornata del contemporaneo e che, nella cucina al piano interrato, avrei trovato la proiezione di un’intervista inedita di Giglio Zarattini a Nanda Vigo (l’architetto che ha progettato questa astronave atterrata sul Lido di Spina negli anni ’70). Purtroppo il museo era deserto, così dopo aver constatato che tutto è rimasto come me lo ricordavo qualche anno fa, ho ripreso la macchina per spostarmi poco più in là.

II° tappa: ex Ospedale degli infermi, Comacchio. Qui, nel contesto della mostra antologica dedicata a Giglio Zarattini, e nel più ampio contenitore della Sagra dell’Anguilla, l’Amministrazione comunale ha organizzato la presentazione della nuova guida al Museo Remo Brindisi, che si è trasformata in una piccola conferenza, alla presenza della direzione dell’Istituto dei Beni Culturali dell’Emilia-Romagna, della Soprintendenza e di rappresentanti di ICOM (International Council of Museums). È stato un piacere ascoltare i contributi di addetti ai lavori con esperienze decennali in ambito di gestione culturale, ma è stato altrettanto sconfortante comprendere come ci siano voluti molti anni per riuscire a pubblicare una (bella e completa) guida cartacea del museo, quando ormai la carta stampata sembra essere un mezzo obsoleto e la fruizione di un bene culturale passa per molti altri strumenti che andrebbero sviluppati assieme a quelli tradizionali.

III° tappa: Museo Carlo Zauli di Faenza, per assistere alla presentazione del progetto “Residenza d’artista”. L’appuntamento ha valso di per sé gli oltre 200 km percorsi e mi ha fatto mettere davanti al computer per scrivere questo post.

Vi spiego in breve in cosa è consistito: il Museo Carlo Zauli (sorto nel 2002 nei locali in cui il famoso scultore lavorava e in cui ora si promuove l’arte contemporanea, soprattutto legata alla produzione della ceramica) ha mostrato i risultati di un progetto durato un intero anno. Residenze d’artista ha visto ospiti in città cinque giovani artisti internazionali che sono stati chiamati a lavorare la ceramica e conoscere il territorio. Sabato sera le loro opere sono state rese pubbliche ma, fino all’apertura il pubblico invitato non sapeva cosa avrebbe visto e come questi oggetti ignoti sarebbero stati svelato ai suoi occhi. Dal ritrovo nel cortile del museo siamo stati accompagnati lungo una breve passeggiata per il centro città fino a un incredibile palazzo privato. Palazzo Ferniani ha offerto i propri ambienti per ospitare l’installazione dei lavori e ha messo a disposizione i propri uffici per permettere al personale del museo di lavorare da lì per un periodo. In questa cornice, i makers di Fablab Faenza, che risiedono nel Museo Zauli, hanno presentato il loro lavoro, mostrando una stampante 3D all’opera per produrre gadget legati alla serata.

Vi chiederete cosa c’è di tanto straordinario in tutto ciò. Vi rispondo subito per punti:

– grande afflusso di pubblico, giovane e curioso e pure forestiero, come la sottoscritta (tante presenze le si vedono solitamente ad Art City Bologna, la manifestazione cittadina, collaterale ad Arte Fiera);

– la rete tra le istituzioni culturali cittadine che ha dato vita a una intera settimana del contemporaneo, fatta di iniziative coordinate e pianificate in un programma condiviso;

– diversi artisti di cui alcuni di fama mondiale (da Patrick Tuttofuoco a Eva Marisaldi) prestare il proprio talento a una piccola città romagnola, cimentandosi (alcuni per la prima volta) con una materia come la ceramica, prezioso elemento identitario;

– partecipare a un evento ben organizzato e pubblicizzato, non troppo formale ma dalla cui organizzazione traspaiono grande competenza e serietà da parte dei curatori

– spiccata sensibilità e generosità di partner privati (un importante studio notarile faentino, fondazioni bancarie e industrie della ceramica), presenti e visibilmente orgogliosi di aver dato lustro alla città e alla propria attività investendo nell’arte contemporanea;

– la presenza di un laboratorio di makers attivo all’interno del museo (che sta svolgendo una ricerca per integrare l’arte della ceramica e le ultime frontiere della stampa 3D) presente e ben integrato nell’iniziativa.

PERCHÉ FERRARA NON È UNA CITTÀ CONTEMPORANEA?

Il giorno dopo, ancora esaltata dal mio peregrinare, sono vittima di sentimenti contrastanti: la voglia di mettermi subito a immaginare grandi progetti per il futuro e grandi interrogativi sul potenziale inespresso della mia città rassegnata alla nebbia.

Perché i musei della cittadina di Faenza riescono a creare interesse e grande partecipazione di pubblico facendo leva sulle collezioni e gli artisti, senza inventarsi grandi e costose operazioni di marketing, mentre Ferrara, che ha circa i 2/3 di popolazione in più e un maggior numero di musei e enti impegnati nella valorizzazione culturale, non ha mai avuto un appuntamento che durante l’anno li veda uniti e impegnati in un progetto comune?

Dati di fatto:

  1. pensate ai Musei di Ferrara. Meravigliosi e all’avanguardia nei percorsi, come il Museo Archeologico di Spina e il Museo di Storia Naturale. Io li trovo spesso non affollati come dovrebbero, assolutamente muti e sordi alle logiche della rete e scarsamente abituati all’utilizzo dei nuovi media per raccontarsi e promuoversi
  1. guardate la cartina dei FabLab dell’Emilia-Romagna – palestre per inventori e sperimentatori del nuovo fare creativo (http://www.makeinbo.it/4-e-5-giugno-2014-fiera-r2b-a-bologna/).
    Mak-ER: i FabLab della regione Emilia-Romagna

    Mak-ER: i FabLab della regione Emilia-Romagna

    Notate per caso un buco? Ahimè, corrisponde proprio alla Provincia di Ferrara, la stessa città in cui l’anno scorso, per un mese, alcune realtà imprenditoriali e associative sono riuscite con le loro forze a portare i Makers di tutta Italia e a concentrare il dibattito sui nuovi artigiani (https://www.facebook.com/MemeFerrara ), iniziativa che credo non sia stata capita dalla città – cittadini in primis.

La verità, per come la vedo io, che vorrei il meglio per la mia città e mi domando spesso come lo si possa ottenere, è che Ferrara è una città fatta di singole componenti lontane e individualiste, incapaci di condividere e abbracciare una causa comune, qui ancora il successo di un singolo è motivo di invidia cieca per i suoi simili.

Qui non avremo mai una giornata del contemporaneo, finché non si inizia a pensare in modo contemporaneo, seguendo le logiche di una pianificazione culturale condivisa, fatta di strutture e saperi aperti e messi a disposizione della collettività, che potrà essere chiamata a contribuire a questa crescita.

Da appassionata e da operatrice culturale (volontaria) sto facendo un’autocritica e un accorato appello a tutte le istituzioni cittadine: cominciamo a lavorare insieme, coinvolgendo da subito l’amministrazione che avrà il compito di facilitare i processi di crescita (processi che non passano per l’organizzazione del grande evento di portata nazionale, ma per piccole iniziative concertate rivolte ai cittadini, primi destinatari del sapere contenuto nei musei). Finché non saremo noi a dare il buon esempio e a creare massa critica e operativa, sarà molto difficile che imprese private abbiano voglia di investire in una cultura che non è motore di innovazione e sarà ancora più difficile che i giovani (unico ingrediente davvero essenziale alla sopravvivenza dei musei) abbiano voglia di formarsi all’interno di queste strutture, conoscerle e prestare al loro servizio cervelli e braccia nuovi e fertili.

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  • Laura Rossi

    Conosci quella canzone che ha fra le tante parole:”….Mi ritorni in mente…..?” Se avrai forza , determinazione e voglia di combattere,come sembra, potresti anche farcela…In bocca al lupo!

  • Sogni d’oro

    Bene… mentre qualcuno pensa a come coinvolgere le istituzioni (?)per creare un singolo evento (??) di portata nazionale (???), mentre qualcuno rimpiange la settimana dei mememakers che i cittadini non hanno capito (e se fossero i makers ad essere un pochino fuori dal mondo? o semplicemente nella città sbagliata? tra parentesi, dove sono finiti questi “creativi” cosa hanno fatto e creato da allora ad oggi?)… mentre si sogna sui blog (del resto non costa nulla)… informo che la pinacoteca nazionale non riesce a rimanere aperta nel pomeriggio della domenica (il sito va pure in errore se si cercano informazioni su prezzi e orari… sarà intenzionale? http://www.pinacotecaferrara.it/informazioni/index.jsp?cat=orari_e_prezzi). Si sa mai che, riflettendo sul reale, abbandonando i sogni, qualcuno decidesse di iniziare a volare basso basso e ricominciare da zero. Sogni d’oro comunque, a chi vuole continuare a sognare.

  • Roby Guerra

    Analisi a dir poco perfetta. Maisto e altri esperti in giunta, fate copia e incolla, tra i preferiti dei vostri browsers… nel cestino le vostre vecchie programmazioni dico concettuali e avanti da questo splendido nuovo software psicocibernetico ad hoc per un rilancio e ottimizzazione concreta di quel che in 20 anni, la scommessa di Fe città d’arte, nei fatti non siete riusciti a fare, al di là delle fanfare di regime, almeno parzialmente. Complimenti alla blogger.

  • mirco guernieri

    Gentile Elena,come non darle ragione. A Ferrara come nel resto del Paese ci sono due enormi problemi “culturali” ormai metabolizzati e sedimentati da tempo:una società fortemente individualista e proprio per questo incapace di fare “sistema” e massa critica per risolvere i problemi e il fatto che viviamo solo ed esclusivamente di “passato” più o meno remoto e sostanzialmente incapaci di vivere,elaborandolo in una prospettiva futura,il contemporaneo.Siamo diventati incapaci di immaginare e progettare il futuro! Non mi riferisco agli addetti ai lavori ma al resto della società,alla stragrande maggioranza dei cittadini,che dovrebbero seguire al passo gli sviluppi di questa società che corre senza sosta alcuna e che non si vuol certo fermare ad aspettare gli ultimi.La sua passione è apprezzabile e andrebbe sostenuta da chi di dovere,ma è proprio lì che il sistema si inceppa:perché mancano teste pensanti e proiettate verso il futuro e non soltanto verso “comode poltrone”.   

  • Dar

    Capirai, che perdita …

  • marisa

    …anche se una piccola cittadina il loro museo internazionale di ceramica è riconosciuto
    come uno dei più importanti del mondo,di conseguenza anche tutte le altre mostre vengono
    seguite con grande interesse…
    P.S quando si visita un gioiello del genere si rimane “marchiati a fuoco” per sempre…
    perchè ti entra dentro  l’ESSENZA della Romagna…

  • paol.o

    piacerebbe anche a me andare a cercare i musei ma lavoro.

  • mirco guernieri

    Gentile @Sogni d’oro,provi a rileggere attentamente l’articolo di Elena Bertelli così si accorgerà che propone l’esatto contrario di quello che lei ha capito. Sicuramente i Makers hanno sbagliato città e la prova provata sono contenuto e tono del suo intervento.Un’altra ipotesi di lettura sulle proposte dei Makers è che sono avanti,molto avanti e non fuori dal mondo. Si legga al riguardo l’interessante testo di Stefano Miceli “Futuro Artigiano” e forse vedrà sotto un’altra luce il problema classificandolo come occasione perduta.Quello che lei giustamente denuncia altro non è che una delle tante “criticità” irrisolte del nostro sistema museale e io aggiungo turistico-culturale che impediscono a Ferrara di diventare “normale”.Cominci a denunciare a chi di dovere tutto quello che non va,così non sbaglierà più l’indirizzo a cui rivolgere le sue critiche.    

  • Indiano

    Ma allora non avete capito che Ferrara è una città che guarda al futuro? Ferrara sa di essere una città di tendenza, e come tale guarda all’ignoranza non alla cultura! L’Italia ha un petrolio inesauribile che è l’Arte e la Storia, patrimonio senza il quale saremmo sotto i livelli del terzo mondo. Ma Ferrara guarda avanti!! Se ne frega dell’importanza di queste cose e sta al passo di un’Italia moderna basata su semplici principi: panza piena( anche a costo di andare a mangiare il cibo scadente nelle catene orientali), gossip sfrenato( perché senza sapere come sta la farfallina di Belen andiamo in ansia), status phone( perchè senza fare la fila alle 4 di mattina per un telefono non saremmo italiani), calcio a volontà(vabbè) e fornicazione poco dispendiosa(perchè offrire un truffa-drink in disco costa più di una cena di pesce) . Manca solo il Salamina-burger a Mc donald, e Ferrara avrà tutto ciò che le serve. Non vorremmo mica, con questa cultura comunista, spaventare l’italiano medio? 

  • umarin

    @paol.o Anche chi è così fortunato da avere un lavoro, magari un giorno libero ogni tanto lo può trovare per farsi un po’ di cultura, che magari aiuta anche a crescere come persona e come professionista. La blogger l’ha fatto di sabato, hai un qualche problema specifico con questa sua scelta o ti lamentavi così, tanto per fare?

  • Cornacchia

    @paol.o stai a rosicá?!

  • Elena Bertelli

    @sogni d’oro e tutti coloro che hanno messo un like al commento: non credo che quanto ho scritto confligga con quanto lei afferma. Siamo tutti sulla stessa barca e,se da una parte c’è un museo che non riesce ad aprire, dall’altra ce n’è uno che ha investito in tecnologie che non vengono apprezzate perché non sufficientemente promosse… proprio per questo occorre unire le forze di istituzioni, enti privati, fondazioni, associazioni culturali, e realizzare una pianificazione lungimirante che eviti sprechi e punti, soprattutto, a cambiare la cultura del visitatore: se il pubblico della pinacoteca aumentasse, la pinacoteca staccherebbe più biglietti e forse potrebbe pagare il personale per garantire fasce più ampie di apertura: torniamo così al tema della sensibilizzazione dei cittadini al patrimonio. Ecco che il signor @paol.o se sapesse cosa si perde eviterebbe commenti del genere e, durante i giorni liberi dal lavoro, andrebbe come me per musei a ritrovare la serenità e il buonumore.

  • Elena Bertelli

    @Roby Guerra grazie, credo che sarà molto difficile scomodare non tanto l’istituzione che vedo attiva e è disposta all’ascolto, ma i vertici delle strutture museali più importanti, i direttori artistici che Battiato voleva mandare in pensione io semplicemente li obbligherei ad uscire dal loro guscio e a svolgere parte dei loro compiti al di fuori dei propri uffici, al contatto con realtà più giovani, in uno scambio di saperi e competenze, che potranno così essere trasmesse e servire meglio le esigenze che i cittadini non sanno di avere: il bisogno di un contatto costante e diretto, esperienziale, con il patrimonio artistico che appartiene loro… diversamente le nostre collezioni verranno sempre più dimenticate e la nostra identità perduta per sempre, per non parlare delle opportunità di sviluppo economico e professionale che si stanno perdendo. Come si fa a farsi ascoltare da questi soggetti e attirarli nel processo di crescita?

  • Elena Bertelli

    @Indiano è vero, l’ignoranza spesso genera distacco e diffidenza. Come la si risolve? partendo dai bambini, a mio avviso, portandoli assiduamente ai musei per imparare sul campo e poi passare alle famiglie intere e così via… per fare questo servono collaborazioni costanti tra insegnanti, associazioni, musei, amministrazione… Un bimbo che avrà chiara la differenza tra un museo e un centro commerciale avrà più strumenti critici per crecsere libero e fuori dagli schemi

  • Roberto Zambelli

    Elena Bertelli,
    mi sto chiedendo come mai non condivido quasi nulla di quello che dice a parte il racconto del suo tour in romagna passando per Comacchio?
    Come mai, mi chiedo, lei continua ad esaltare le istituzione che sono le prime a togliere respiro alle vere iniziative e non mettendo mai, e ripeto mai, tutti i cittadini nelle stesse condizioni?
    Come mai lei stessa esalta luoghi che dovrebbero essere dedicati ad altro uso (di solito quello per cui sono nati) invece di pretendere la disponibilità di luoghi, musei compresi, che invece dovrebbero essere dedicati anche ai suoi progetti culturali?
    Come mai pensa di esserci solo lei a fare qualcosa di culturale e per la cittadinanza?
    Come mai, a parte qualche commento, tutti qui sopra non attivano un sano senso critico nei confronti di quanto ha argomentato?
    Dove ero io, sono venute, da mercoledì 8 a domenica 12, circa 3700 persone di tutte le età, dai piccoli ai grandi, e hanno persino visto le stampanti 3D! IO ERO A FERRARA!

  • Laura Rossi

    “Come mai?, come mai, come mai…..?” Vi è una bellissima enciclopedia per bambini che si chiama:” Perchè?”.” IO ERO a FERRARA” Noi invece a “Zanzalino…..” Ma perchè “argomentare” in questo modo con una ragazza che da anni sta operando sul territorio portando eccellenti novità artistico-culturali? Sta lottando per tutti pur riconoscendo che non tutto quello che proviene dalle istituzioni è errato ma bisognerebbe ampliare il discorso, costruire un qualcosa di diverso per attirare più consensi e soprattutto operare nel coinvolgimento. Perfetto. Cosa c’è da criticare così aspramente?

  • Elena Bertelli

    @Roberto che piacere ritrovarla!Dico davvero, il dibattito con lei dà sempre modo di approfondire. Sono contenta se è riuscito a portare 3500 persone a Ferrara e se avessi letto da qualche parte una notizia in merito all’evento avrei trovato il modo di fare un salto. Può essermi sfuggita, ma almeno un invito su facebook me lo poteva mandare! Lo vede? nelle sue parole ci sono tutti gli esempi di ciò che a mio parere va migliorato, scardinato: una comunicazione inefficace delle iniziative, una supponenza e chiusura che porta ognuno a fare per se e a guardare non oltre il proprio giardino, la mancanza di una rete di realtà che programmino tutte assieme in modo da offrire alla città e agli abitanti un calendario ben strutturato di iniziative che possano soddisfare le richieste di diversi pubblici.L’amministrazione deve fare parte di questo cambiamento,offrendo a TUTTI gli strumenti e le condizioni per lavorare insieme. Alla fine,se funzionerà, sarà chi resta fuori dalla rete a rimetterci

  • Hipsterichia Coli

    A proposito di Comacchio, è sconfortante anche notare anche che la nuova (a parole ma non nei fatti) amministrazione ha aperto un museo fondamentalmente di tipo archeologico con una mostra dedicata ad un pittore contemporaneo noto soprattutto a livello locale, e ha ribattezzano quello che doveva essere il “Museo delle culture umane nel delta del Po” in “Museo del Territorio”, scegliendo un nome di una banalità estrema, che non fa proprio nulla per caratterizzare la specificità che quel museo vorrebbe o dovrebbe raccontare. Di “musei del territorio” in giro per l’Italia ce ne sono tantissimi, uno si trova a pochi km da Comacchio: a Ostellato. Chissà come saranno contenti i comacchiesi quando verranno a saperlo. 

  • Roberto Zambelli

    Elena,
    lei parla di rete? Parla di fare le cose insieme e di farlo insieme a questi politici?
    Lei dice che a rimetterci sarà chi resta fuori da questa rete?
    La sa una cosa? La rete di questi politici è deteriorata oramai da decenni ed è visibile solo agli amici che, se ben posizionati, possono averne solo qualche beneficio personale, ma di benefici per la comunità zero su zero, anzi!
    Le farò solo una lista dei disastri, a livello culturale perpetrati da questi politici e tenga conto che il mio elenco è solo lacunoso:
    Palazzo Massari, Teatro verdi, Teatro Nuovo, Rotonda San Giorgio, Ente Fiera, Salone del Restauro, Palazzo Schifanoia e il post terremoto, Incapacità di proteggere le mura, WunderKammer, Spazio Grisù, Mercato coperto, Sale pubbliche sottoutilizzate e mai messe in rete comprese quelle del castello, Rinuncia alla Caserma Pozzuolo del Friuli, Porta degli Angeli senza il fondamentale bagno, una ZTL che invece di proteggere il centro lo trasforma in una trappola, >>

  • Roberto Zambelli

    >> incapacità di dare un progetto urbanistico a questa città e ai suoi quartieri: Via Bologna, Via Ravenna, Via Copparo ecc. ecc., incapacità assoluta di progettare una rete ciclabile realmente ciclabile e quindi una mobilità realmente sostenibile, Palazzo ex IPSIA in Via Roversella abbandonato e sottratto alla sua funzione originale, Hermitage alla ferrarese, Ferrara Città Territorio avviata e abbandonata perché?, Palazzo (ex congressi di Via Bologna),
    Ippodromo, Il Poggetto, ecc. ecc.
    Capisco il fare rete capisco la voglia di farlo insieme, ma non capisco la voglia di farlo insieme a chi ha rubato a tutti noi il senso della politica e dell’amministrare per il bene pubblico.
    Apprezzo molto tutti coloro che tutti i giorni si smazzano per fare onestamente il loro lavoro, ma tra questi non includo la attuale classe politica che, pur essendo fatta, se prese individualmente, anche di brave persone se invece inserite nel sistema attuale diventano solo dannosi per la comunità intera.

  • Elena Bertelli

    @Roberto ho come l’impressione che Lei mi stia attribuendo cose che non mai scritto. Nel mio post le parole POLITICA e POLITICI non compare nemmeno una volta. Io ho parlato di enti, istituzioni e tutti gli attori che sono chiamati a partecipare al bene comune. Come sempre siamo d’accordo sulle cose che ci sono da prendere in mano e cambiare, non trovo invece il riconoscimento delle cose che a questa città riescono bene e ce ne sono molte. Inoltre, come sempre, non trovo in Lei alcuno spirito propositivo se non quello di fare tabula rasa. Su questo, temo ci troveremo sempre in disaccordo. Detto ciò, quell’evento da 35.000 persone di cui mi parlava, mi vuol dire di che si trattava? magari si potrebbe approfondire la cosa qui sul blog dato che ha avuto tanto riscontro.

  • Roby Guerra

    Nessun moralismo e verità in tasca: Zambelli è iperbolico ma solleva X fondamentali Verissimo che chi comunque è dentro l’agorà giustamente deve fare compromessi microstorici, altrimenti esce, e noi in tal senso ne convengo in tal senso ci muoviamo da anni solo a livello virtuale (dico non dentro l’agorà istituzionale o associativo concreto), quindi appunto segnaliamo al massimo segni rilevanti, secondo noi, come ha espresso la Bertelli, molto rilevanti in questo caso. Come fare con i direttori artistici evocati da Battiato? Almeno un mix, in pensione e qualche rottamatore che manca a Ferrara per obbligarli a evolversi! Comunque anche nell’agorà si fa quel si può, quel che fa incazzare è da decenni ormai vedere una città che è anche ricca di grandi potenzialità dico artistiche ecc, dal medioevo al contemporaneo e… Ma lungi da me non appoggiare i talenti e le personalità creative come la blogger, destra sinistra non me ne frega nulla!

  • Roberto Zambelli

    Non esageriamo 3500-3700 bastano e avanzano, se fossero state 35000 ne parlerebbe anche la stampa nazionale.
    La cito:
    “L’amministrazione deve fare parte di questo cambiamento,offrendo a TUTTI gli strumenti e le condizioni per lavorare insieme.”
    “…coinvolgendo da subito l’amministrazione che avrà il compito di facilitare i processi di crescita (processi che non passano per l’organizzazione del grande evento di portata nazionale, ma per piccole iniziative concertate rivolte ai cittadini…. ”
    Gli amministratori, se non erro, sono politici eletti da noi per gestire la cosa pubblica per il bene pubblico cosa che quasi sempre fanno volutamente in modo strabico e personalistico.
    Nell’elenco che le ho fatto mancano un tot di cose, ad esempio, Antonioni e Rambaldi solo per citarne alcune altre.
    Lei sa quanti progetti reali e fattibili e di gente che aveva voglia di lavorare insieme ed eticamente si sono spenti dietro questi fallimenti indotti dalla malagestione degli amministratori? 

  • Roberto Zambelli

    Roby Guerra,
    l’unica vera evoluzione per questa politica consiste nell’estinzione cosa davvero impossibile se li coinvolgiamo e soprattutto se li rivotiamo ogni volta tal quale!
    Da dove pensa siano nati molti dei fallimenti che ho citato sopra?
    Sono nati dall’idea creativa di qualcuno che, come Elena, un certo giorno hanno suggerito e/o proposto la loro idea ad un politico/amministratore che, nella maggioranza dei casi pretende per se di escludere chi l’idea l’ha avuta per procedere per sommarie e spesso sbilenche interpretazioni ed applicazioni dell’idea stessa = fallimento assicurato = per il politico (questi politici attuali) il fare insieme e il fare per il bene comune ha lo stesso gradimento di ebola!
    Ergo quando sento “fare insieme agli amministratori” si accende sempre in me una lampada lampeggiante rossa = GUAI SICURI!
    Quando sento parlare di etica e di senso civico di certi paesi penso che nei politici di quei paesi sia preminente il senso del servizio e non del potere.

  • Roberto Zambelli

    Per quanto riguarda il coinvolgimento eventuale dei politici, spesso inevitabile, dovrebbe limitarsi al dare equanimemente a tutti le stesse opportunità e quindi DEBBONO metterci a disposizione tutto quello che compete loro (facilitazioni, eliminazioni di balzelli e burocrazie solo bizantine) cercando di favorire al massimo ogni evento culturale organizzato da chicchessia!

  • Elena Bertelli

    @Roberto cerco, quando scrivo, di usare i termini in modo appropriato proprio per non essere fraintesa. Il politico è colui che fa parte di un movimento ed esprime idee e programmi soggettivi, basati su valori e principi appunto del movimento a cui appartiene, l’istituzione è invece stata eletta dalla maggioranza dei cittadini e ha il compito di governare tenendo conto delle esigenze di tutta la cittadinanza, avente parità di diritto, secondo il principio dell’uguaglianza. Mi permetto di farle un’osservazione: l’evento di cui parla nei suoi commenti http://www.laterradellorso.it/blog/porte-aperte-polo-scientifico-tecnologico-2014/ a cui ha partecipato anche come sponsor (ce ne fossero di più di privati che sponsorizzano!) ha il patrocinio del Comune di Ferrara ed è stato organizzato dall’università.. non sono forse queste le stesse istituzioni che io chiamo in causa e contro le quali lei si schiera? 

  • Roberto Zambelli

    Elena,
    il comune dà il suo patrocinio e se, anche non per caso, ci sono altri loghi commerciali l’ufficio preposto decuplica il costo pubblicitario per ogni locandina anche per gli eventi culturali = balzello fastidioso e, a mio parere, inutile che mette le piccole realtà in condizioni di non potere organizzare nulla comunicandolo in modo tradizionale.
    In ogni caso il mio discorso è abbastanza chiaro e gli esempi che le ho portato dimostrano, fuori da ogni dubbio, che qualcuno non amministra affatto per il bene di tutti “tenendo conto delle esigenze di tutta la cittadinanza, avente parità di diritto, secondo il principio dell’uguaglianza.”
    Nell’evento da me citato e di cui lei ha messo il link noi siamo non solo sponsor, ma anche orgogliosamente parte attiva oramai dal 2001. Dei politici non c’era, a parte la necessità indotta di togliere i loghi nelle locandine, neppure l’ombra e spero davvero che nessuno di loro cercherà in futuro di mettere le mani sull’evento.

  • Roberto Zambelli

    Elena,
    se lasciamo da parte i politici-amministratori sono disponibile a discutere e a dare il mio supporto, compatibilmente con quello che sono in grado di fare, a qualsiasi progetto ed idea.
    L’unico paletto che pongo è che quando inevitabilmente si entrerà in contatto con l’amministrazione le risorse pubbliche di cui potremo disporre non siano né più né meno quelle di cui tutti eventualmente possono disporre.
    Negli anni a Trento, partendo dal Museo di Storia Naturale + la mostra “Il Giocattolo e la Scienza” sono arrivati al Muse e anche lì, quando la mala-politica ci ha messo mano, con quella specie di simulacro di città fantasma che è stata costruita davanti al Muse stesso, ha fatto solo disastri.
    Qualora una cosa del genere dovesse nascere personalmente non verrei in alcun modo che si costruissero nuovi edifici, ma che si riadattassero all’uso, con creatività ed inventiva, strutture e palazzi esistenti come la caserma Pozzuolo del Friuli e relativa Cavallerizza.

  • Elena Bertelli

    @Roberto sono d’accordo su molte cose che dice, tuttavia ci sono due nodi ancora da sciogliere e riguardano proprio l’amministrazione.
    1)NON è possibile escluderla, perché è proprio lei che deve decidere su concessioni, iter e questioni tecniche e burocratiche che riguardano il patrimonio pubblico che deve essere tutelato insieme al diritto del cittadino a partecipare ai processi di sviluppo.Che poi non lo faccia è un altro conto, ma i blog servono anche a questo.. a svegliare le coscienze.
    2)Non credo che tra i ruoli dell’amministrazione ci sia più quello di destinare risorse pubbliche a progetti culturali,se non in minima parte. Il suo ruolo, ritengo debba essere quello di far sì che i fondi vengano gestiti meglio. Proprio qui entra in gioco la necessità di fare rete e di dialogare tra enti culturali pubblici, privati o gestiti da associazioni. L’amministrazione può mettere a disposizione competenze e strumenti per avviare il processo, poi ognuno dovrà metterci del suo -segue

  • Elena Bertelli

    obiettivo ultimo è proprio quello di creare un sistema funzionante, attrattivo con un dispiego minimo di risorse e una massima partecipazione di persone singole, facendo sì che l’insieme che ne risulta sia appetibile agli occhi di un investitore esterno e di sponsor che tornino a credere nell’utilità di investire in cultura. 

  • Roberto Zambelli

    Elena,
    è nostro diritto e nostro dovere pretendere che le risorse pubbliche destinate alla cultura in senso lato, e ce ne sono eccome, vengano gestite al meglio ed in modo efficiente e questa classe politica non perde occasione per dimostrare che non ne è capace essendo abitualmente solo ed unicamente interessata non ad offrire un servizio ai cittadini, ma a tutelare la propria posizione personale. Io, come cittadino, voglio politici che ritornino a parlare con la gente e che con la gente decidano strategie e progetti. Il palazzo, visto come la dorata turris eburnea in cui la tipica autoreferenzialità pervade ogni scelta, deve crollare per dare spazio alla speranza.
    https://www.youtube.com/watch?v=znVOHTAW7_M
    Citazione: “Questo paese ha bisogno di qualcosa di più di un palazzo, ha bisogno di speranza”

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