ven 6 Set 2013 - 1224 visite
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Scommettere su Detroit

Una lunga pausa per cantare sotto il sole con la mente aperta, liberata dai pensieri. Eh sì, ammetto che la cicala che è in me ha preso il sopravvento per un po’, ma può bastare. È tempo per le cicaliche suburbane di riassettare la tana, riordinare le idee e raccogliere le forze, che l’inverno sarà lungo, freddo e buio. E le cose da fare e raccontare sono tante, per chi ancora crede che la cultura sia il più alto potenziale inutilizzato del nostro Paese. E, per fortuna, ogni tanto si trova conforto in persone non così diverse da noi, capaci di pensare in grande. Proprio oggi, mentre rimuginavo sui contenuti di questo post mi sono imbattuta in uno di quei pensieri esaltanti, di quelli che poi ho dovuto accendere il computer per raccontarlo. State a sentire se vi va.

Francesca è nata a Torino nel 1983, ci siamo conosciute a Roma, all’università. Una cicalica in piena regola, mai ferma, a saltare da una città all’altra, a fare i mestieri più strani, come imparare le tecniche di rivestimento delle suppellettili degli yacht, mentre si studiava per l’esame di storia della critica d’arte. Sempre in prima linea nell’organizzare cene tra amici e a confezionare regali improbabili con stracci acquistati ai Magazzini allo Statuto di Piazza Vittorio. Una tipa sveglia e brillante, cui bastava una notte sui libri per passare con 30 anche con il prof più esigente. Bella, sì, con quella chioma bionda e gli occhioni blu sempre spalancati, ma anche buffa e caciarona. Di quelle persone che pur lontane per anni le senti presenti quando hai bisogno di cullarti in un ricordo. Dopo l’università, un breve periodo ad Anversa, il rientro a Torino e l’incapacità di fermarsi. Francesca si trasferisce oltreoceano, trova casa a New York, insieme a un lavoro come corrispondente per il Sole 24 Ore. Un bel cambio di rotta, passare dallo studio dell’arte contemporanea allo scrivere di economia e politica. Ma forse no.

Francesca continua a immergersi nelle correnti artistiche, un giorno leggo con orgoglio una sua intervista a una curatrice del MoMA e, poco tempo dopo, la rivedo a Roma dove mi racconta che, appena può, prende una pausa dalla Big Apple per visitare altre città e altri stati americani. Mi ricordo il racconto di Detroit, “la città più incredibile che io abbia mai visto. Dove puoi solo spostarti in macchina tra un grattacielo e l’altro e mancano luoghi di incontro come le nostre piazze…”.

Come capita inevitabilmente, passano mesi in cui ci si perde di vista finché, oggi, non mi imbatto per caso in un post di facebook che la riguarda. Clicco sul link e finisco su una piattaforma di crowdfunding sulla quale la mia amica coraggiosa ha inserito una propria idea, con l’obiettivo di trovare dei sostenitori che la finanzino.

La ragazza sabauda, che una volta mi ha salutata sfrecciando lungo Corso Francia a bordo di una Fiat 500 nuova e già ammaccata, è rimasta così colpita dalla città di Detroit, il cuore dell’industria americana dell’automobile e della musica elettronica, che, quando ne è stato dichiarato il fallimento, poche settimane fa, ha iniziato a chiedersi cosa poteva fare per contribuire alla salvezza della città e di ciò che essa rappresenta per gli Stati Uniti.

Così è nata ‘Detour in Detroit’ (www.indiegogo.com/projects/detour-in-detroit ), l’idea di realizzare una guida della città coinvolgendo persone locali, creativi e fotografi, nello strutturare gli itinerari, scattare immagini di qualità e costruire un prodotto accattivante, che possa stimolare l’interesse e la curiosità verso un luogo che, mai come nessuna città prima d’ora, offre qualsiasi opportunità a chi desidera partire da zero. Detroit è lo specchio del fallimento ma, allo stesso tempo è il ground zero da cui ricominciare, ora che una casa costa meno di uno smartphone e ogni spazio è vuoto, pronto per essere riempito. Questa vicenda è solo l’esempio di come le radici culturali possano essere trasformate in risorsa per il riscatto di una comunità sull’orlo del baratro. Uno spunto di riflessione da condividere.

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Certo, anche nella nostra tranquilla provincia non mancano le iniziative che vanno in questa direzione. Ne abbiamo già parlato. Abbiamo anche già affrontato il tema del crowdfunding, che è una valida risorsa, ma non sufficiente a risolvere il problema dell’assenza di fondi da destinare al ruolo che spetta alla cultura nello sviluppo di un Paese.

A questo punto, ci si chiede come possano, tutta una serie di iniziative nate dal basso, dalla spinta di piccoli gruppi di persone, inserirsi in un sistema ampio, che raccolga le istituzioni e gli investitori privati per rilanciare l’economia sfruttando le immense risorse artistiche e culturali della nostra terra. Perché, oggi, è diventato così importante per le aziende che vogliono ottenere certificazioni di qualità e assumere credibilità, investire in azioni mirate alla riduzione dell’impatto sull’ambiente e allo sviluppo di politiche per le pari opportunità, mentre ancora pochissime imprese si adoperano per il sostegno della cultura? Forse il rispetto per l’ambiente non va a braccetto con la tutela dei beni storico-artistici? Certo che sì, è solo che, su questo tema, le istituzioni non hanno ancora concentrato in modo programmatico i propri sforzi.

Si parla tanto di responsabilità sociale d’impresa: tutte le buone azioni che un’azienda può fare per ridurre l’impatto della propria produzione sul contesto sociale e ambientale. Esiste una commissione europea che dal 2001 lavora per regolamentare quest’aspetto, ormai imprescindibile per ogni impresa che si rispetti. Ma all’interno dei protocolli siglati, dei codici etici e delle linee guida da seguire, per raggiungere obiettivi di sostenibilità, non si nomina mai il supporto alla cultura.

Art & Business (http://artsandbusiness.bitc.org.uk/) è un’associazione non profit britannica, che, andando controcorrente, conduce costanti ricerche tese a dimostrare che l’investimento privato in cultura è strategico per l’azienda che vuole inserirsi nel tessuto territoriale e ricavare, da questo sostegno, risorse intellettuali necessarie a uno sviluppo di soluzioni strategiche per distinguersi e diventare competitiva sul mercato. È un esempio virtuoso, ma pur sempre una goccia nell’oceano.

Allora, torno a ripetere: anche in una realtà piccola come Ferrara esistono tante realtà indipendenti che hanno dimostrato di saper sviluppare valide idee e progetti culturali di alto livello, concependo ottime soluzioni, il cui valore è stato notato anche oltre i confini territoriali. Ora, credo sia necessario mettere al centro del dibattito il problema per cui queste soluzioni sono state inventate – per inciso: abbiamo infinite risorse culturali ma non riusciamo a farne un volano di sviluppo economico – , coinvolgendo tutte le componenti della società per analizzarlo insieme, questo problema che riguarda l’intero sistema. Solo allora tutte le parti potranno apprezzare le soluzioni e capire perchè c’è ancora qualcuno che scommette su Detroit.

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  • Laura Rossi

    Condivido e aggiungo:” E meno male che c’è ancora chi osa ” Scommettere su Detroit”!!! E meno male….Evvai Elena, avanti così!!

  • sickboy

    bellissimo, condivido anche io. complimenti!

  • jack

    bello! ma faccio fatica a credere che si possa realizzare senza che qualcuno ci guadagni qualcosa, in italia le istituzioni si interessano e agiscono solo se poi ci sono interessi economici di chi le governa!la cultura e il commercio sono linfa vitale dei nostri centri storici meravigliosi,purtroppo però comune, provincia e regione non se ne sono ancora resi conto!

  • Filippo

    Grande Laura Rossi!

  • ignazio

    Ma a Ferrara dove sono i capitali privati da investire? E siamo sicuri che ai ferraresi interessi la cultura? Non la possiedono, non hanno soldi da investire; non hanno mai avuto voglia di produrre ricchezza sul serio, salvo dar la colpa ai politici da loro stessi eletti. Detroit, come anche Torino, è stata una città prima di fallire, ma Ferrara? Qui manca un’etica del lavoro, si lavora (o lavoricchia) per mangiare e non c’è un vero spirito civico, perché non c’è vero amore per Ferrara. I ferraresi non amano la loro città e se ne lamentano come alibi per non far nulla, senza indignazione né voglia di riscatto.

  • ignazio

    “in una realtà piccola come Ferrara esistono tante realtà indipendenti che hanno dimostrato di saper sviluppare valide idee e progetti culturali di alto livello, concependo ottime soluzioni, il cui valore è stato notato ANCHE oltre i confini territoriali”. “ANCHE” andrebbe corretto in “QUASI SOLO”; questi giovani promettenti sono gli emigranti di domani.

  • Elena Bertelli

    @Ignazio spero tanto che tu stia sbagliando. Non sono una ferrarese doc ma da quando ci vivo e lavoro ho avuto l’opportunità di conoscere persone serie che credono in ció che fanno e si impegnano a realizzarlo proprio perchè trovano un potenziale qui. Ho anche trovato persone disposte a investire in progetti culturali e che credono sia necessario combattere in prima linea per non lasciar morire questa città… Che non sarà Torino o Detroit ma ricorda che nel ‘500 …..

  • Elena Bertelli

    Grazie @jack . 
    Il fatto é che tutti dovrebbero incominciare a guadagnarci da queste iniziative. Perché finché saranno considerate volontariato nessuno le prenderá seriamente. Chi mette in campo una professionalitá, investe il tempo, il cervello e questo va oltre la passione. É una professione che come le altre deve trovare il suo mercato. Tutti vogliono una città bella, con musei teatri e festival ma nessuno é disposto a investire…  È questo che deve cambiare. Se siamo tutti d’accordo che la cultura è necessitá per un paese civile allora dobbiamo cominciare a considerarla al pari degli altri settori economici e darle un prezzo

  • sickboy

    Io invece sono un ferrarese doc nato in centro storico e posso assicurare che in questa città, nascosti tra alte mura e giardini privati, ci sono decine di persone RICCHISSIME con capitali milionari in italia e all’estero. Con il mio lavoro ho quotidianamente a che fare con alcuni di questi personaggi e nel mio piccolo sono dell’idea che il ferrarese medio più cha altro badi al suo orticello. Vedo pochissima spinta ad investire nella comunità, tanto più nella sfera culturale. In questa città c’è un “sottobosco” incredibile, quei 4-5 personaggi che che vengono propinati ogni giorno sui giornali o i siti locali sono solo la minima parte, e nemmeno quella che conta.

  • Elena Bertelli

    @sickboy dove sono? scoviamoli! Mettiamoli attorno a un tavolo e facciamogli vedere cosa si puó muovere se, aldilá dell’orticello, si semina un bell’appezzamento pieno di idee.

  • Maria Cristina

    Il “testimonial” Detroit è poco azzeccato: quella città sta per fallire…
    Altro che “creatività” e “regalini con gli stracci” (è questa mentalità che ha contribuito a portarci nel Terzo Mondo…)
    Qui occorre sapere, tecnologia. Know how ad alto livello!
    E che coloro che hanno i soldi (tanti…) non li nascondano nel materasso o nel circuito finanziario ma scommettano su idee innovative , anche senza un ritorno immediato di profitti.Il coraggio di essere “imprenditori” e non “approfittatori”…

  • Elena Bertelli

    @Maria Cristina penso che più azzeccato di un luogo da cui ripartire dopo aver fatto tabula rasa non ci sia nulla… certo, proprio per quel motivo là è tutto da inventare con ampi margini d’azione. A Ferrara occorre muoversi destreggiandosi tra i paletti e le imposizioni, le norme e il costrutto culturale che anche se polveroso e stantio già esiste. Nessuno oggi regala più niente e ci sono idee innovative già in via di attuazione che degli stracci non si accontentano affatto.. anzi, te ne mostro una realmente ambiziosa: http://memexposed.com/ 

  • Sick boy

    Dove sono e chi sono non sarebbe neanche difficile da scoprire…molto di più lo sarebbe coinvolgerli in qualcosa che non porti ad un più o meno immediato guadagno, come leggo anche sopra. La vedo durissima!!

  • Maria Cristina

    Il problema è sempre il medesimo: chi giudicherebbe le idee? Un sedicente “creativo”? I politici che mandano avanti la città a Busker’s e pubs e mercatini?Che ci capirebbe il sedicente “creativo che ha avuto successo” (leggi che ha fatto in qualche modo i soldi) di biologia molecolare,fisica dei materiali… per non parlare delle nuove frontiere della genetica par la quale sarebbe certamente convocato come “massimo esperto” il… Vescovo!
    Impossibile. A Ferrara ma nell’ Italia tutta, purtroppo… E infatti ci apprestiamo a fare concorrenza ai Cinesi: al ribasso, ovviamente… Magari consolandoci, quando accade, magnificando oltre misura – tanto i cittadini non ne capiscono nulla, pensiamo… – , qualche raro spin-off…

  • Filippo

    Ma come parli! Le parole sono importanti!

  • matto

    Buongiorno, sono d’accordo su detroit come possibile ground zero, qualche tempo fa’ ho visto le piccole citta’ dell’islanda e stanno facendo la stessa cosa, naturalmente e’ l’amore per ii territorio e la voglia di uscire da un’incubo, qua le famose persone con i denari rimangono nel loro angolino di ricchezza senza condividerla con la citta’ o la gente perche’ magari qua ci vivono e vogliono “tranquillita’”. Comunque non solo ferrara ha molto da dare artisticamente e culturalmente tutta l’italia e’ cosi, ma qua’ e non capisco il perche’ si preferisce perdere il patrimonio piuttosto che salvarlo e magari sfruttarlo attirando turisti da tutto il mondo, in altre citta’ europee pubblicizzano un a rovina di un castello e attirano tantissime persone facendo lavorare non solo i creativi ma anche tutto l’indotto dei negozi ristoranti ecc…, dal momento che qua’ l’industria non la vogliamo piu’ perche’ non facciamo lavorare la gente ai monumenti/palazzi/manifestazioni?

  • matto

    continua…… Questo e’ giusto che parta dal “basso”, ma in italia se non si interessa e ci guadagna “l’alto” non si muove nulla.

  • matto

    Comunque tutte le Francesca che si impegnano credono e agiscono per la cultura e la comunita’ sono solo da ammirare, complimenti e tanti auguri alla sua amica.

  • Elena Bertelli

    @Maria Cristina, il problema che sollevi è certamente di grande importanza. Il progetto MEME che ti ho segnalato è finalizzato a promuovere i giovani ‘Makers’. Chi l’ha concepito ha rivolto una grande attenzione alla scelta della giuria chiamata a selezionare le idee più meritevoli… è tutto pubblicato sul sito http://www.memexposed.com 

  • Elena Bertelli

    @matto quello che dici è tutto giusto… ma come si fa a mettere a lavorare le persone a monumenti, palazzi e manifestazioni se
    1) mancano i fondi
    2) non c’è alla base un progetto strutturato, che metta tutto il patrimonio in sinergia e si concentri sul mettere in rete, creare consorzi…
    3) non ci si concentra abbastanza sul verificare la fattibilità economica di un progetto e non si parte avendo un piano preciso di fundraising

    non ci si può più affidare ai fondi pubblici perchè non ce ne sono… bisogna partire dai punti 2 e 3 per sviluppare poi il n. 1… è un processo lungo ma forse è l’unica via percorribile… altrimenti dobbiamo accontentarci dei buskers e dei baloons

  • Francesco

    Ciao Elena, nel tuo post e nelle risposte ai commenti tocchi diversi temi interessanti che meritano una riflessione approfondita che prescinda da ragionamenti per compartimenti stagni. A questo proposito, ho un´idea che mi tormenta da un po´, mi piacerebbe sentire cosa ne pensi, te ne scrivo in privato se non ti dispiace.

  • matto

    Sono d’accordo con lei su tutti i punti per questo dico che se anche qualcuno ha la volonta’ di fare qualche cosa qua da noi si deve sempre scontrare con i dinosauri (purtroppo lo dico per esperienza).

    Per questo ammiro gli italiani che fanno qualche cosa al”estero seriamente e non solo sulla cultura, l’unica cosa che mi ammareggia e’ che per il momento abbiamo perso persone che potrebbero fare bene qua.

    Noi italiani potremmo essere leader in ogni campo a livello mondiale.

  • Elena Bertelli

    @francesco mi farebbe molto piacere. Ho attivato un indirizzo dove raccolgo le segnalazioni dei lettori a cui puoi mandarmi una mail cicaliche.suburbane@gmail.com e ovviamente l’invito é esteso a tutti.
    Grazie!

  • Elena Bertelli

    @matto diamoci del tu, se non ti dispiace! questo blog nasce per dimostrare che non sono tutti fuggiti i cervelli, ci sono tante menti operose che continuano a lavorare per e sul territorio.. E per chiudere i dinosauri nei musei ;) 

  • matto

    @Elena Bertelli e’ un onore per me poterti dare del tu, io sono un po’ provato anche a livello emotivo, sto’ cercando di “disintossicarmi” ma naturalmente non mollero’ mai, spero sia come dici tu e che i dinosauri siano rinchiusi presto, magari al museo vengono a vederli i curiosi.

  • bin ladar 3.0

    Elena, qui non è questione di tabula rasa, bisognerebbe bombardarla la città per come stiamo messi ora. Vedrai come termineranno i progetti del draghetto al cui aperitivo inaugurale andarono 4 persone e i cui fondi…finiranno presto. I siti colletta in Italia, di cui ne parli ultimamente poi, ce ne sono due principali in tutto, che funzionano solo un po’. Ha più probabilità la Spal di andare in A. Infine, tra associazioni, artisti, Ferrara bene, esposizioni basate con sfondo politico ma ben mascherate, siete sempre le stesse identiche persone che girano. Ma tu dirai che non è così giusto? L’acqua al mulino è sempre quella a Ferrara Town. Il resto sono chiacchere.

  • ignazio

    Cara Elena, purtroppo ne ho viste troppe di “ferraresate” per sbagliarmi. Faccio solo un esempio:mentre qui Apollo e Darsena City sono destinati alla chiusura lasciandpo Ferrara senza sale, nella vicina Ravenna, già dotata di una multisala, stanno per aprire due nuove multisale, di cui una d’essai con annesso ritstorante slow-food. Perché? perché lì le idee hanno gambe su cui camminare (vedi soldi e gente intraprendente). Ferrara è già sparita da un pezzo dalla geografia delle città.

  • matto

    sola ad una cosa non c’e’ soluzione e la conosciamo tutti, per il resto manca solo la volonta’ per i soldi che possono essere pubblici o privati non c’e’ problema, basta stanziarli, ma non facendo pesare al cittadino la mancanza di servizi, bisognerebbe limitare gli sprechi e non solo, ma con questa classe dirigente e’ impossile, troppi ci mangiano. Una delle soluzioni e’ fare un cambiamento vero e non solo a ferrara.

  • Elena Bertelli

    @Bin Ladar non mi intendo di calcio e nemmeno di politica e non posso che parlare a difesa di me stessa e delle mie idee, quelle che cerco di esprimere e condividere su queste pagine. Non ho nessuna aspirazione di tipo politico, se spendo buona parte del mio tempo libero in faccende che hanno a che fare con la valorizzazione e la promozione culturale è per passione e perchè credo davvero che il futuro della nostra cittá dipenda moltissimo dalle scelte che si fanno in questo settore. Potrà dirmi che sono un’ingenua, una sognatrice che spreca il suo tempo. Ma non saranno di certo questo tipo di commenti a far traballare la mia determinazione.

  • matto

    @elena dal momento che stai facendo quello in cui credi, il tuto tempo non sara’ mai sprecato!

  • Elena Bertelli

    @Ignazio la questione dell’Apollo è angosciante… ma c’è una mobilitazione in corso… chissà che non porti a qualcosa: https://www.facebook.com/salviamo.l.apollo?fref=ts
    Credo che Ravenna abbia tanti punti di forza ma anche molte debolezze, così come Ferrara, abbiamo la tendenza a vedere l’erba del vicino sempre più verde. Scusa ma il mio ormai proverbiale ottimismo mi rende difficile capire il tuo punto di vista! spero e non perchè mi piace contraddirti, che il tempo e gli sforzi di molte persone dimostreranno il contrario di quello che affermi.

  • Elena Bertelli

    @matto grazie!…spero che non ci sia bisogno di bombardare, per fare ciò che tu, Bin Ladar e io stessa auspichiamo…cominciamo a costruire delle belle teche per i dinosauri :)

  • Maria Cristina

    @ sickboy
    I “veri” potenti (leggi ricchi, Curia compresa) non vanno sui giornali, se la ridono di tutto il nostro agitarci, della nostra illusione di “democrazia” e tirano le fila del tutto (della fine dell’ Italia in primis…)
    Ogni città, ogni provincia, ogni regione ha il suo piccolo Bildenberg al quale i politici, per restare tali, devono sottostare…
    Ogni tanto ci viene gettato un osso su cui “agitarci” un po’ per darci il contentino di esprimere una (inutile) opinione. Il caso “immigrati” è paradigmatico: il 90% (minimo) degli Italiani non ne può più , gran parte di loro ha ricevuto danni diretti (spaccio ai minori, furti, violenze, scippi…), le carceri sono stracolme, non c’è un giorno che i media non ci lascino “sfogare” sull’ argomento, eppure l’ immigazione continua a go-go.

  • Sick boy

    @ Maria Cristina
    sono perfettamente d’accordo con lei!

  • ignazio

    Non è questione di erba del vicino più verde, qui non c’è più il prato!

  • bin ladar 3.0

    Elena, il tuo percorso, letto, è un percorso in parte sicuramente meritato, in parte trovo anche molto fortunato… e rimane comunque il fatto che non hai cominciato da qui, perché qui, manco aprivi le ali perché ti sparavano, all’epoca, come oggi o non è così? Sognare fa bene, essere realisti è altra cosa. Un piede. Per terra. Grazie.

  • Elena Bertelli

    @BinLadar in tutta la sincera ingenuità di cui sono capace: perchè a lei e molti altri lettori di estense.com dà così fastidio l’essere entusiasti e propositivi dei giovani? in mancanza di valide alternative da proporre non potreste semplicemente aspettarci al varco sperando di poter pronunciare un ‘ve l’avevo detto?’

  • Roberto Zambelli

    Elena Bertelli,
    credo che l’entusiasmo e la propositività dei giovani a Ferrara che lei illustra siano in molti casi solo uno spaventoso bluff per proteggere chi di spazio non ve ne darà mai se non a costo di vendersi al minor prezzo = vedi spazio griù e vedi teatro verdi e oramai l’ex mercato coperto che, non ho dubbi, sono per lei un alcune delle “… valide idee e progetti culturali di alto livello, concependo ottime soluzioni, il cui valore è stato notato anche oltre i confini territoriali … ” che, immagino per dignità, non ha neppure più il coraggio di elencare.
    Mi creda, considerati i tempi, il problema è politico e macroeconomico, ma non può continuare a mascherare ancora la cosa per lungo tempo, illudendosi di poter parlare di Detroit o di Kathmandu che sia, senza affrontare i reali problemi. L’ingenuità è altra cosa e non si addice a chi si propone di voler fare cultura,  a meno che non sia la cultura omologata di regime.

  • Marcello R.

    Povera Ferrara, vittima dei suoi stessi cittadini che criticano qualsiasi cosa e chiunque abbia il coraggio di proporre novità, questa città non uscirà mai dal suo provincialismo contadino e bigotto, ignorare e poi criticare è quanto di più triste possa esserci.
    I problemi sono tanti e tutti li conosciamo, ma rinunciare ancor prima di tentare mi sembra un’assurdità.
    Provare e fallire è molto più nobile e appagante che non provarci per niente.

  • Elena Bertelli

    @Roberto Zambelli. Ben tornato. Il coraggio non mi manca, non scriverei questo blog. Non sono in cerca di visibilità, altrimenti scriverei, come Benoit Lazarre, esclusivamente di progetti che mi riguardano e criticando tutto il resto. Non sento il dovere di rispondere alle insinuazioni sue e di Bin Ladar – a proposito, chi si nasconde dietro a un nick name, quella sì che è una persona pavida!- per difendermi da alcunché. Tuttavia mi fa piacere sentirvi belli tonici e mi chiedo, a tal proposito, perché tante energie spese a ripetere sempre le stesse cose quando ogni mio post racconta qualcosa di diverso. Ad esempio,qui propongo un’attività congiunta che riunisca istituzioni,aziende.associazioni di categoria ecc… Per far entrare la promozione culturale tra le buone pratiche che un’impresa dovrebbe psservare per dimostrare di essere sostenibile a livello sociale. Avete nulla da dire in merito? 

  • bin ladar 3.0

    Elena, dal governo alle nostre amate istituzioni di città, i giovani, stanno solo ricavando prese per il …sarò educato…bavaglio. Preferisco dire la realtà delle cose, sul come stanno, in campo. In modo tale, essi prendano coscienza e strappino i loro spazi, piuttosto che illuderli di atelier , mostre, spazi giovanili, perché sotto serpeggia sempre un sindacato o un partito. O lei, tu, sei cieca o sai mentire su questo. Non credo tu sia ingenua. Chi sogna non è ingenuo. I giovani, ora hanno bisogno di spazi , di lavoro e di soldi in tasca. Vai a chiedere al nostro lord dell’economia di Ferrara, se non cede uno dei due stipendi che porta a casa, ad un artista giovane ferrarese, preso a caso tra quelli che abbiamo ancora sconosciuti e gli concede un’esposizione in Comune, dove si siede sulla poltroncina una volta ogni 3 giorni. Hai sondato le associazioni culturali delle altre città come se la passano?Non quelle fighette, quelle che si arrangiano ogni giorno, sai come stanno quelle?

  • bin ladar 3.0

    Te lo dico io come stanno , dopo i sogni, CHIUSE.

  • Elena Bertelli

    @BinLadar puoi spiegarmi meglio cosa intendi per fighette? prendiamoci quel famoso caffè così ti racconto cosa fa un’associazione che è viva, attiva, campa sulle proprie gambe, arrangiandosi ogni giorno e NON HA NESSUNA INTENZIONE DI CHIUDERE…

  • Maecello R.

    Almeno loro sognano, c’è gente invece che non è più nemmeno in grado di farlo.
    Cosa c’è di male nel provarci nonostante i mille paletti che le istituzioni pongono volenti o nolenti, credo che questo post sia stato scritto per riportare un esempio di una realtà alla deriva, e per evitare magari che Ferrara faccia la stessa fine.
    Preferisco apprezzare certe iniziative, destinate, purtroppo, anche a sparire magari, ma che sono indiscutibilmente risorse che andrebero sfruttate appieno, poi purtroppo è normale in questo paese dover confrontarsi con problemi di bilancio, menefreghismo e critiche gratuite.
    Per questo sarebbe utile e costruttivo fare un plauso a chi ha la voglia e il coraggio di provarci nonostante si trovi spesso in mezzo a mille difficoltà, piuttosto di smontarlo gratuitamente sempre e comunque.

  • bin ladar 3.0

    Elena, conosci un’associazione che ha chiuso quindi? … il caffè lo tiri fuori chi ha due stipendi e si sente preso in giro dal governo o chi si occupa di cultura qui a Ferrara. A Maisto ad esempio, han detto che Dalla ci ha lasciati? Quella era un’idea per rilanciare i buskers? Si domandi come mai non è più tornato a trovarci più che altro. Prima risolviamo questi due ruoli poi possiamo anche parlarne di idee.

  • Elena Bertelli

    @BinLadar non so cosa risponderle perchè non ho proprio capito quest’ultimo suo commento. In ogni caso… Qual’è la sua proposta… A parte quella di bombardare e radere al suolo la città ..

  • Maria Cristina

    L’ ultimo post di Elena Bertelli è paradigmatico della propaganda politica: “Lei è un disfattista!Dica, dica, cosa propone lei?” Ovviamente di proposte un illuso ne tirerebbe fuori a montagne, e la “politica” chiuderebbe con “prendiamoci un caffè!”.
    Da manuale! Peccato che lo abbiamo visto e sentito già troppe volte in TV!
    Piccoli politici cercano di crescere…

  • Elena Bertelli

    @Maria Cristina, interessante analisi la sua, non fa una piega. Solo qualche differenza.. Non vengo pagata per scrivere questo blog e nemmeno per le attività che svolgo all’interno dell’associazione culturale in cui opero (si chiama non profit…), mentre quella del politico spesso è una professione retribuita. Il politico, quello vero, dovrebbe passare le sue giornate a dialogare con le persone vis a vis, ascoltare i problemi e individuare le soluzioni migliori per la collettività. Io purtroppo, anche se ci metto la faccia, ho a che fare con individui che si nascondono dietro a nickname che troppo spesso trovano piacere nella critica fine a sé stessa. La invito a leggere un po’ di post precedenti, forse capirà il motivo per cui tra me e Bin Ladar c’é un caffé in sospeso da un po’ di tempo. Sa, a conti fatti, facendo un confronto, forse, se é come dice lei, mi sarebbe convenuto provare a entrare in politica.  

  • http://futurismo2000.blogspot.com Azione Futurista Ferrara

    Una ottima blogger come già scritto per altri interventi, idem questo particolarnente intrigante. L’abbiamo rilanciato in nostri siti blog citando come sempre fonte. E vero Ferrara ricca di creatività diffusa e in ogni caso le new wawe sempre da promuovere. In questo caso, tuttavia la zanzara tigre Zambelli (un poco rigido come spesso area Grillo e spesso poco informati, ma quando vuole persona critica e acuta) solleva questione vera… Ogni utopia desiderante anche minimale, futuribile, non remota ma potenziale, si scontra con quel che a Ferrara si tende a esorcizzare (ma anche altrove e di casta opposta, fenomeno strutturale come ben segnalato da Zambelli): le caste vanno rottamate e la sola arte o buona volontà senza conflitto e antagonismo anche interno poi resta liquida e non cambia nulla.. a Fe in particolare. Ecco un poco di parola dinamite come dicevano Nietzsche o Marinetti o Carmelo Bene, è fondamentale…

  • ignazio

    Cara Elena, rievocare la Ferrara del ‘500 è ingannevole: in un’epoca che per fortuna non torna, fatta di vleni, tradimenti, violenza e ingiustizie, il Duca di Ferrara spendeva tutto in bellezza per mascherare la sua fragilità politico-militare e la sua inconsistenza economico-mercantile. Spesso gli artisti non venivano pagati (Cossa, Alberti) e fuggivano altrove. Finì come sappiamo. Poi Lei ha tutto il diritto di preferire la brillante e falsa Ferrara di allora a quella ignorante, squattrinata, pigra, fatiscente e semisconosciuta di oggi. In cui però è materialmente impossibile progettare qualcosa che abbia il gusto della cultura, dello spirito civico e della durevolezza. Le converrebbe tentare altrove, l’Italia non è avara di belle città e alcune sono a che intelligenti.

  • ignazio

    “a che” = anche

  • Maria Cristina

    Il cosiddetto vario e variegato no profit (la carità privata che sostituisce i pubblici diritti, come ai “bei vecchi tempi” ) è il modo migliore per fare politica (leggi avere visibilità, che sempre paga), e con successo.Specie in questi ultimi anni…
    Buona fortuna, comunque.

  • bin ladar 3.0

    Elena Bertelli. Nickname anonimo? Sa come funziona una ricerca con Google? Non mi va di diventare famoso. Quanto lei. Poi il mio nome è Alec Zarawdikassu Ciappasùeportaca’ le pare potrei espormi con un nome così? Ti do del lei. “Ecco un poco di parola dinamite come dicevano Nietzsche o Marinetti o Carmelo Bene, è fondamentale…” azione futurista, ha capito al volo l’esempio, i miei saluti intanto. Elena, devo ammetterlo però, mi hai colpito profondamente sul pavido. Ti do del tu. Si, perché nella realtà sono proprio così, frenato, silente, spaventato dall’ enorme cultura che circonda le persone di questa città, lette spesso sui giornali, fotografate in posa lignea. Mi sento veramente offeso di questo, ora cerco un termine su Google, con qualche dizionario e le controbatto l’arringa. Mi hai messo veramente in difficoltà. E’ vero M. Cristina, qui si sta a parlare ore davanti un caffè, tanti sorrisi e tutto torna come prima, freno a mano ingoiato dalla nostra politica di paesone.

  • bin ladar 3.0

    Gli esempi che lei non ha percepito, cara Elena, sono di due persone “giovani” che occupano ruoli fondamentali, all’interno della nostra città. Uno per far quadrare i conti e ricavarne eventualmente attivi da dedicare, l’altro, che dovrebbe seguire la cultura e l’arte e che quando viene attaccato su estense.com sta nascosto e rintanato, ma legge. Se lei è sognatrice, ma alquanto smemorata, dovrebbe ricordare che proposi proprio qui, mesi e mesi fa , di fare una mostra in Diamanti, dedicata solo agli attori della nostra arte cittadina e provare a pubblicizzare la cosa quanto una mostra di Kandinsky. La talpa, però, non ha mai risposto. Talpa per il nascondersi è ovvio. Pensi che lo spreco di gelare, nella temperatura i turisti, a Marzo, con la mostra Diamanti(entravano con il giubbino), avrebbe reso fondi risparmio per ricompensare anche una piccola quota da destinare a spese di marketing o semplice volantinaggio. Ma a noi piace tutto acceso e spendere, senza senso.

  • bin ladar 3.0

    Che costo avrebbe, usare Diamanti, per un mese, per una volta, solo per uno spazio giovani del territorio? Certo, questo non è fighetto come piace a noi, irromperebbe nel prestigio della città. Si, ma che città??? Vuoi i giovani? Tirali dentro a Palazzo Diamanti. Anonimi. Costi elevatissimi d’estate suppongo, poi, sarebbe un flop giusto? Io ci credo invece. Chi è il disfattista? Il problema è che accusate le critiche ma non ascoltate le proposte. Tipico dei sordi. Vuoi sognare? sogna Palazzo Diamanti. Solo per giovani artisti di Ferrara. You tube, facebook, twitter, li sai usare no? Io sono vecchio per queste cose tecnologiche ma tu puoi farlo no? O hai paura che possa funzionare ed avere anche un ricavo?

  • Elena Bertelli

    @Bin Ladar il mondo è grande e pieno di luoghi in cui ognuno potenzialmente può esprimere le proprie idee e la propria creatività…e non necessariamente bisogna prendere il posto di altri e avere la presunzione di fare meglio per realizzare qualcosa di buono. auguro anche a te di trovare il tuo posto e la tua dimensione. 

  • bin ladar 3.0

    Elena, non hai capito nulla. Come prevedevo, un caffè, sprecato. Chiacchiere. Questa è chiusura e con questa non farai mai nulla per i giovani che ti stanno tanto a cuore. Palazzo Diamanti è di tutti i ferraresi. Se hai paura delle istituzioni o di affrontarle, non fare tutta la filippica solita o hai paura ti saltino posticino e contatti andando incontro alla noia mortale di questa città in materia di sviluppo artistico? Nessuno ha detto di sostituirsi a nessuno. Né tantomeno deve trovare una dimensione. Quello era star trek. Fatti non bla bla bla. La proposta ce l’hai, dimostrami quanto ci tieni ai giovani, sennò rimane solo aria fritta.

  • bin ladar 3.0

    “il mondo è grande e pieno di luoghi in cui ognuno potenzialmente può esprimere le proprie idee e la propria creatività ” tradotto = paura di rompere le scatole a chi tira i fili a Ferrara nel settore culturale. Non ti facevo da frasi fatte. “Ridi ridi che la mamma ha fatto i gnocchi” era uguale, se la scrivevi a conclusione. Defilata quando c’è da metterci la faccia. Pavida. Palazzo Diamanti fa tremare eh…brr…

  • Elena Bertelli

    @Bin Ladar un conto è cercare di convincermi che la sua é una buna idea. Un altro é dirmi cosa dovrei fare secondo te e darmi della codarda perché non lo faccio. Se hai un’idea perchè non la porti avanti? io ne ho alcune e ci sto lavorando, nei luoghi che ritengo adatti allo scopo. Per quanto riguarda il palazzo dei Diamanti io personalmente ritengo serie e competenti le persone che vi operano e lo stanno dimostrando. E non solo, per quel che ho avuto modo di conoscere sono anche persone disponibili al dialogo da cui una persona come me ha solo da imparare.

  • Roberto Zambelli

    “…a tal proposito, perché tante energie spese a ripetere sempre le stesse cose quando ogni mio post racconta qualcosa di diverso…”

    Cara Elena,
    quello che posso dirle è che ciascuno di noi fa quello che può e come può esattamente come fa lei con i suoi post in cui il canovaccio, in parte anche piacevole, si ripete costante con il fatto raccontato, questo sì diverso ogni volta anche se un po’ autoreferenziale, e poi le sue considerazioni che sono sicuramente di persona intelligente, ma che evita, dal suo argomentare l’analisi della realtà non solo locale. Da questo discende il mio malessere nel leggerla e la mia critica alla sua (solo inconsapevole?) mancanza analitica.
    Io vorrei davvero, immagino come lei e come tutti noi, uscire da questo loop infernale in cui Ferrara, ma non solo, sembra essersi cacciata e non vedo altra strada se non partendo dall’analisi della realtà che sarebbe invece fondamentale per dare seguito a qualsiasi sogno, idea o progetto.

  • Marcello R.

    Chi sa solo giudicare di solito lo fa perchè non è in grado di dare il buon esempio.

  • Roberto Zambelli

    Marcello R.,
    di chi e di cosa parla per essere così lapidario?
    Forse si riferisce a se stesso?

  • Mi spiace

    Ma quello che ha scritto è totalmente incomprensibile, a parte che mi è venuta l’idea che lei Detroit non sappia neppure dove è.

  • bin ladar 3.0

    Elena, stai parlando d’altro, chiamasi girarci intorno. Ci scrivi di sognare no? E sognare per artisti in erba, non può essere una mostra a Palazzo Diamanti? O si osa o no. Ci parli delle grandi imprese che possono compiere i sogni e le piccole associazioni e poi, ti tiri indietro in questa scommessa e ci parli solo del tuo progetto??? Allora trovo conferma agli altrui commenti, sei solo qui per te stessa, non per amore di sogni e dei giovani, per la tu associazione e per il tuo pubblico. I luoghi adatti per l’arte? C’è un distinguo? Un’artista mai parlerebbe così. Li dobbiamo mettere come sempre in salette buie del prete, di quel sindacato o del tal amico che ha il bar in centro o lontana periferia? Se non si osa, qui chiude tutto ed i numeri delle mostre ,pubblicati mesi fa, di Palazzo Diamanti, parlano chiaro sia nel bilancio che nelle presenze. Hai letto l’articolo sulla Nuova Ferrara stamane, sulle speranze di chi esporra’ a Palazzo? Manco a farlo apposta. Leggitelo.

  • Marcello R.

    @Zambelli: confidando nella sua evidentissima arguzia mi ero illuso di poter essere compreso anche se cosi lapidario, evidentemente ero troppo fiducioso…

  • Elena Bertelli

    @BinLadar può essere, ma anche no. Se qualcuno vuole assaltare il Palazzo faccia pure, io la vedo diversamente. Ma rispetto quello che dici e resto disponibile al confronto, nel frattempo ti invito la prossima settimana a Villa Bighi… venerdì, sabato e domenica, ogni serata dedicata a un artista che metterà in mostra la sua merce… e guarda caso non fanno 100 anni in 3. ah, un’ultima cosa, Jean Dubuffet disse qualcosa di simile “La vera arte è dove nessuno se lo aspetta, dove nessuno ci pensa né pronuncia il suo nome…” trovo che sia una grande verità.

  • Elena Bertelli

    @Maria Cristina fa bene a essere diffidente, pare che ad alcuni volontari nelle notti di plenilunio spuntino zanne accuminate, una folta peluria e lunghi artigli e vadano in giro per la città in cerca di sponsor da prosciugare.. Ben peggio dei politici

  • bin ladar 3.0

    Elena Bertelli, Vice presidente del Centro Studi Dante Bighi. Responsabile della sezione didattica e del settore ricerche. Pubblicità.”Quelli che fanno un affare dell’arte sono per lo più impostori”.”Perché in casa mia non ci sono appesi miei dipinti? È perché non posso permettermeli”. P.Picasso. In base a queste due regole, mi asterrò dalla sua esposizione. Nulla di nuovo. Tanto rumore per nulla.

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