Copparo
10 Marzo 2010
Ricaduta della crisi economica nel territorio dell’Unione, discussione in consiglio

Il Copparese si vuole rialzare

di Redazione | 4 min

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Copparo. Si è tenuta martedì 9 marzo scorso una riunione di Consiglio dell’Unione dei Comuni Terre e Fiumi per discutere sulla crisi economica e industriale nel territorio dei Comuni di Copparo, Berra, Jolanda di Savoia, Tresigallo, Formignana e Ro che fanno capo alla neonata Unione dei Comuni Terre e Fiumi. Era un consiglio allargato, ed erano presenti rappresentanti sindacali, politici e amministratori locali. Nel suo intervento introduttivo il presidente dell’Unione Nicola Rossi ha evidenziato la gravità della crisi, ribadendo il sostegno e la condivisione con tutte le parti sociali che in questo momento di dramma economico e sociale, mai riscontrato nel dopoguerra, affrontano le difficoltà che la crisi produce.

“Il problema è trasversale e interessa tutti, cresce una situazione di disagio che mina fortemente il benessere che i cittadini di questo territorio sono abituati a vivere; qualità della vita che ha sempre permesso di fornire risposte e servizi anche dove il disagio era personale. Oggi dobbiamo constatare che il mondo è cambiato e la ricerca di nuovi strumenti e percorsi di sviluppo è l’unico obiettivo a cui orientare la barra”, ha dichiarato Rossi, che ha poi proseguito “In ambito provinciale la ricaduta di questa concertazione passa attraverso strumenti efficaci e consolidati tra i quali spicca il Dup Documento Unico di Programmazione, che tramite la Provincia di Ferrara si inserisce nella programmazione e nel sostegno dei progetti di sviluppo territoriale.

La struttura geografica della nostra provincia delinea territori molto differenti tra loro per peculiarità, bisogni e risorse e questo si evidenzia anche nella strutturazione degli strumenti di incentivazione concertati con l’amministrazione provinciale.

La nascita di aree industriali e artigianali, il sostegno al turismo, l’individuazione di siti di ricerca, la dislocazione di aree per la produzione di nuove energie rinnovabili sono frutto dell’analisi di un territorio vasto e variegato.

Il Documento Unico di Programmazione ha oggi un grosso limite, è un documento pensato e costruito in un momento in cui gli effetti della crisi erano forse prevedibili ma non sicuramente tangibili come lo sono ora e come lo saranno almeno nel prossimo biennio”.

Si sono poi succeduti gli interventi di Marcella Zappaterra presidente della Provincia di Ferrara, della senatrice Maria Teresa Bertuzzi, del sottosegretario alla presidenza della Regione Emilia Romagna Alfredo Bertelli e del rettore dell’Università di Ferrara Patrizio Bianchi.

Bertelli ha analizzato la situazione separando le “competenze” e i ruoli. La situazione di crisi colpisce l’Italia intera e per superarla occorrono grandi forze e la consapevolezza che la sua risoluzione è complessa. Regione, Provincia e Comuni hanno compiti ben precisi ma limitati; le componenti in campo sono oltre alle istituzioni locali, le imprese, i sindacati, il governo. Non è pensabile che la crisi si risolva senza una politica industriale di livello almeno nazionale. Poi Bertelli ha fornito alcuni dati: nel 2009 la capacità di investimento delle imprese italiane è calata di 12 miliardi di euro, sempre nel 2009, in Regione Emilia Romagna sono state 12.600 le pratiche aperte per ammortizzatori sociali in aiuto di imprese con meno di 15 dipendenti a cui si aggiungono altre 580 per le aziende con più di 15 dipendenti. “Questo – ha concluso Bertelli – dimostra che la crisi esiste ed è pesante”. La regione ha investito tutte le risorse disponibili, ma ognuno deve fare la sua parte: alle istituzioni locali il supporto del Sociale, al governo nazionale il rilancio di una seria politica industriale.

Patrizio Bianchi ha esordito dicendo che l’Università c’è e vuole fare parte della discussione perché è l’Università del territorio. Tre, secondo il rettore i punti da soddisfare: 1) mettere in atto strumenti di resistenza alla crisi; 2) mettere in campo scelte che rendano stabile il territorio, perché “le aziende vanno dove il territorio è stabile e da sicurezza di investimento”; 3) sostenere la trasformazione  delle imprese con ricerca e innovazione. “l’Università di Ferrara ha realizzato diversi laboratori di ricerca e noi ci mettiamo a disposizione; la meccanica in Emilia Romagna ha sicuramente un futuro ma anche qui serve ricerca, perché solo così il territorio si consolida”.

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