Cronaca
20 Giugno 2013
Grazie all'arresto di Delle Cave, prestanome del clan Mallardo, la Gdf scopre un giro di riciclaggio tra Ferrara, Bologna e Cento

Bad Brothers: a Ferrara due imprese della Camorra

di Redazione | 3 min

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admin-ajax.phpSono due le aziende immobiliari ferraresi, una srl e una società di persone, coinvolte nel maxi sequestro operato dalla guardia di finanza di Roma nell’ambito dell’operazione anticamorra “Bad Brothers”. Società di cui non è stato ancora reso ancora noto il nome ma le cui quote sarebbero in parte riconducibili al clan camorrista Mallardo, che investiva in Emilia Romagna i proventi degli affari illeciti attraverso il prestanome Gennaro Delle Cave, arrestato nel 2011.

Delle Cave aveva la propria base operativa a Crevalcore, in provincia di Bologna. Lì risiedeva assieme alla moglie e, secondo gli inquirenti, curava gli interessi del clan camorrista con operazioni edili attraverso due società intestate a suo nome, la Deca costruzioni con sede legale a Giugliano in Campania, in provincia di Napoli, e la Dg immobilare, di stanza ad Anzola dell’Emilia. Dal suo arresto è partita l’indagine condotta dal Gico della Guardia di finanza di Roma e coordinata dalla Dda di Roma, che ha portato al maxi sequestro di beni mobili e immobili per un totale di 65 milioni di euro, riconducibili ai Mallardo attraverso la piena proprietà di 11 società con sede nelle province di Latina, Napoli, Caserta e Bologna e la partecipazione in altre quattro aziende situate a Napoli, Bologna e, appunto, Ferrara.

La guardia di finanza di Ferrara ha avuto un ruolo esecutivo nell’operazione Bad Brothers, provvedendo al sequestro delle due società con sede nel Comune estense, che operavano soprattutto in altre province, in particolare a Bologna. Tra i sequestri operati dalle fiamme gialle in Emilia Romagna rientrano inoltre 15 immobili a Cento e altri 47 in provincia di Bologna, tra Crevalcore, San Pietro in casale e Granarolo dell’Emilia.

Un duro colpo quello inflitto agli affari del clan camorrista, che operava, secondo le ricostruzioni del comando Gdf di Roma, attraverso “l’asfissiante e maniacale gestione di ogni singolo aspetto della vita economica, che ha consentito al clan di potenziare, sistematicamente, la propria forza camorristica realizzando così, dopo l’iniziale controllo militare del territorio, un sostanziale controllo economico, esteso anche oltre il territorio di stretta competenza criminale. Aggredire i patrimoni illecitamente accumulati dalle “mafie” significa fargli perdere prestigio all’interno del proprio ambiente delinquenziale, privandole del fondamentale strumento di condizionamento delle realtà socio economiche, tradizionalmente occupate e soffocate dall’indisturbata presenza delle loro risorse e del loro controllo”.

Il sequestro, disposto dalla Sezione misure di prevenzione del tribunale di Latina presieduta da Pierfrancesco De Angelis, comprende anche 25 mezzi tra auto e moto, tra cui tre vetture d’epoca, titoli bancari, azionari e assicurativi, oltre che l’immenso patrimonio edile, che su tutto il territorio nazionali contava 174 unità immobiliari distribuite tra le province di Latina, Napoli, Caserta, Ferrara e Bologna. Il valore totale dei beni sequestrati stimato dalle fiamme gialle romane è di circa 65 milioni di euro.

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