La fabbrica dei veleni di Bologna, gestita da mezze figure come Saetti, Bugani e Nik Ilnero (ex camionista, ora stipendiato dal gruppo parlamentare con i nostri soldi), è stata usata da Casaleggio per demolire il movimento emiliano.
Lui e Grillo hanno fatto fuori eletti di valore, che stavano facendo (e continuano a farlo) un buon lavoro. E’ accaduto nel colpevole silenzio di tutti gli altri, molti dei quali oggi sono a Roma. Persino Pizzarotti ha subito la pressione dei due padroni del Movimento.
Oggi in Parlamento si sente la mancanza di quell’esperienza emiliana (al di là delle persone espulse), che aveva fatto crescere il M5S e lo aveva radicato tra i cittadini. Un movimento pensante, che Grillo e Casaleggio hanno preferito annientare, perché cercava regole condivise. Hanno scelto di farne a meno, di puntare su rete e idolatria di Grillo, snaturando premesse iniziali, valori e principi fondanti. E per raggiungere lo scopo, si sono serviti di mezze figure e del lavoro sporco della libera diffamazione in rete.
Il fallimento di quella, che fino a poco tempo fa era la straordinaria avventura politica del M5S, deriva dalla mancanza di regole e di democrazia interna. Ma anche dalla scelta di eliminare quel laboratorio politico.
Ora Grillo e Casaleggio non sanno come fronteggiare le conseguenze dei loro errori. Storditi dalla complessità della situazione, pubblicano post deliranti, che aumentano la distanza tra loro, gli eletti e gli elettori. Un fallimento previsto e scritto con largo anticipo.
Rimane l’amarezza per la grande occasione perduta di cambiamento del paese. Grillo e Casaleggio ne porteranno per sempre la responsabilità.
Valentino Tavolazzi, consigliere comunale Progetto per Ferrara