Cento
14 Giugno 2013
I segretari Fp Cgil si scagliano contro il progetto appena annunciato di una struttura convenzionata con il pubblico

“Clinica privata a Cento? Inaccettabile”

di Redazione | 4 min

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sanitàCento. Nemmeno il tempo di annunciare il progetto di realizzazione di una clinica privata a Cento, una nuova residenza sanitaria assistenziale in via dei Tigli, che arrivano le prime polemiche. Ad accendere la miccia è la Funzione Pubblica Cgil, attraverso le parole del segretario generale Cristiano Zagatti e del segretario responsabile della sanità Marco Blanzieri.

La nuova clinica è stata progettata da CoGeFer Spa con l’intento di realizzare a Cento un polo sanitario di eccellenza e di offrire una prospettiva professionale per i medici, soprattutto a seguito di richiesta di pensionamento, di cessazione del rapporto di lavoro o di cambiamento della forma di contratto con il pubblico. Proprio dai medici la futura struttura sanitaria sembra aver raccolto interesse a plauso, ritenendola in grado di contribuire a risolvere il nodo delle lunghe liste d’attesa, problema presente nell’intero distretto ovest, e capace anche, con apposite convenzioni, di sgravare la sanità pubblica di una parte del carico che oggi fatica a soddisfare.

Di tutt’altro avviso i sindacalisti Zagatti e Blanzieri, che sulle risposte che il progetto promette di fornire all’utenza ironizzano: “Inimmaginabili, magnifiche, quasi miracolose: risposta del privato alle lunghe liste d’attesa causate dal pubblico inefficiente, stop al peregrinare dei cittadini  (scusate, dei clienti), sale operatorie e day hospital a sostituire anche quei servizi che nell’ospedale Centese offrono ottime prestazioni, 140 posti letto di gerontocomio (termine utilizzato veramente poco invitante), due forni crematori, addirittura un inceneritore per rifiuti speciali, poi per i più facoltosi piscina e palestra. Ciliegina sulla torta, 300 posti di lavoro. E come si finanzia il tutto? Dopo essere stata espressa quasi compassione per la mole di lavoro della sanità pubblica, imbarazzo per l’incapacità dei medici di dare risposte tempestive alle necessarie prestazioni, sottolineato gli sforzi dell’amministrazione e della Regione ecco concretizzarsi il finanziamento: la struttura deve essere convenzionata”.

E qui sta il nocciolo attorno al quale muove la critica dei sindacalisti, dato che convenzione significa comunque utilizzo di risorse pubbliche. “In una provincia – spiegano Zagatti e Blanzieri – che sta vivendo un ridimensionamento importante dell’offerta pubblica, che nel solo anno 2012 ha visto un taglio di 200 dipendenti solamente nell’azienda sanitaria locale, dove si pensionano i lavoratori che hanno maturato i requisiti (giustamente)… in un comune ferrarese si sta pensando a garantire ai pensionati un lavoro (alla faccia della disoccupazione giovanile); si prevede l’aumento di posti letto convenzionati, in una struttura privata, quando la Regione, la direzione dell’Ausl stanno tagliando, sostenendo che il problema della provincia è l’eccessivo numero di posti letto e c’è la necessità di riorganizzare la rete; si gettano le basi per sostituire i posti letto pubblici con quelli privati (ma pagati sempre dal pubblico); tutto ciò è semplicemente inaccettabile”.

Zagatti e Blanzieri si chiedono quindi cosa ne pensino la Conferenza Territoriale Socio Sanitaria, l’assessore provinciale alla Sanità e i sindaci dei Comuni interessati (Copparo, Argenta, Bondeno, Portomaggiore, Ferrara, Comacchio, Lagosanto), dopo essere andati dai cittadini a sostenere che la rete era da rivedere per garantire una miglior risposta: “Proporranno cliniche private ovunque? Ambulanze con tassametro? L’incremento di Tac e Risonanze per dare risposte al presumibile incremento di diagnostica “necessaria” ai cittadini? Ma chi prescrive gli esami? Chi guadagna nell’eseguirli? E’ questa la collaborazione tra pubblico e privato che si vuole proporre”?

“Per noi – concludono – difendere il diritto alla salute significa gestire al meglio le poche risorse disponibili e concentrarle nel miglioramento del bene più grande che possediamo, il Servizio Sanitario Nazionale, non di certo aprire le porte ai grandi gruppi assicurativi per avviare un sistema che alimenta il bisogno per soddisfarlo semplicemente perché crea profitto dicendo così addio all’appropriatezza delle prestazioni sanitarie (ricordiamo che appropriatezza significa offrire ciò di cui si ha bisogno) e di conseguenza alla qualità. Un solo consiglio ci permettiamo di dare: evitate di chiedere ad alcuni medici pubblici in vista di pensionamento quale rete sanitaria immaginano. Loro avranno una pensione da qualche migliaio di euro e sembra anche non bastargli, la maggior parte di pensionati non arriva a mille euro”.

Oltre alle critiche, arrivano anche le precisazioni. E sono della Direzione del distretto Ovest, responsabile per l’Azienda Usl di Ferrara della committenza e garanzia dei servizi socio-sanitari offerti o da programmare nell’ambito del territorio dell’alto ferrarese, che ha ritenuto doveroso precisare almeno alcuni punti derivanti dal rispetto delle normative nazionali in materia di attività sanitaria. “Tali attività, infatti – spiega una nota della direziojne del Distretto –  non sono oggetto di libero mercato, ma regolamentate dallo storico D.Lgs. 229/1999 (Riforma Bindi) e dal più recente 199/2013 dai quali – in estrema sintesi – deriva che l’iter di legge per svolgere l’attività sanitaria prevede dapprima l’autorizzazione a tale svolgimento, cui segue l’accreditamento, ed infine l’accordo convenzionale con l’ente pubblico”.

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