di Daniele Oppo
La risoluzione della vertenza Basell non deve chiudere il discorso sul futuro del petrolchimico di Ferrara. È la sintesi di quanto emerso dall’incontro in sede Commissione consiliare fra i rappresentanti dei sindacati, quelli del Consiglio comunale e il sindaco Tiziano Tagliani tenuto al Palazzo municipale. Presente anche il deputato Pd Alessandro Bratti.
La grande preoccupazione, su cui tutti gli interlocutori concordano, è quella sul futuro del polo chimico ferrarese e per tale motivo i sindacati prima e le istituzioni locali poi hanno cercato di mantenere aperte trattative su due tavoli distinti seppur collegati. Da una parte il taglio deciso da Basell di 10milioni di euro nel settore dedicato alla ricerca con l’avvio contestuale delle procedure per il licenziamento di 105 dipendenti; dall’altra parte il futuro della chimica su una scala che trascende quella locale ma che ha forti implicazioni con la politica nazionale. “Non possiamo far finta che il problema non sia nazionale”, avverte il sindaco, “ho paura che stia per arrivare il tifone con la crisi di Marghera, magari non domani, ma fra 4, 5, 10 anni”.
“Ci troviamo davanti ad una crisi anomala”, continua Tagliani, “non c’è un’azienda in crisi, non c’è un problema di processo produttivo ma una riduzione del budget destinato alla ricerca e quindi un problema per il futuro in un contesto in cui manca una politica industriale a livello nazionale”. Il Comune, insieme alla Regione, ha provato in questi mesi a coinvolgere aziende terze cercando di portarle nel territorio ferrarese, provando ad esplorare il terreno della chimica verde, quella della produzione basata su fonti biologiche e rinnovabili. Si sono avviati incontri con Catia Bastioli, ricercatrice italiana e amministratore delegato di Novamont, azienda che produce plastica “pulita” proprio per allocare a Ferrara l’attività di ricerca e con la Mossi & Ghisolfi sempre in tema chimica verde. Ma anche qui la soluzione del problema non è scontata dato che servono analisi approfondite sulla vocazione economica del territorio verso certi tipi di produzione: “il rischio è investire in qualcosa che poi non rende”.
Sul tavolo anche la questione dell’alto costo dell’energia: “tutti quelli che si affacciano nel petrolchimico lo pongono come tema dirimente” ammette Tagliani e così prende il via la questione Turbogas tirata fuori prima da Enrico Brandani di Fli e poi, in un tono più polemico da Valentino Tavolazzi di Ppf. Ma “il costo dell’energia”, spiega Tagliani, “è legato alla mancanza di libertà nella scelta all’interno del polo. Il garante per l’energia mi ha spiegato che in linea di principio, anche se il quadro normativo non è chiaro, le aziende hanno il diritto di rivolgersi al mercato libero e che se l’azienda (l’Eni, ndr) crea degli ostacoli allora può intervenire il garante stesso”.
Condivisione per l’inquadramento dei due problemi, legati ma distinti, è stato espresso dai sindacati (Cgil, Cisl e Uil). “Risolvere la questione dei licenziamenti Basell non significa risolvere i problemi sul futuro del petrolchimico”, afferma Michele Mazzolenis della Uilcem, “serve un impegno strategico della politica e delle associazioni datoriali a livello nazionale perché c’è un filo conduttore comune che lega tutti i petrolchimici italiani”.
I lavoratori del settore ricerche Basell non sono ovviamente rimasti fuori dal tavolo della discussione: “pur verificando che non riusciremo a contrastare il piano aziendale, non è ammissibile che si crei un impatto sociale anche minimo, bisogna evitare i licenziamenti” dice Stefano Mantovani della Cisl ma, a tal proposito, Mauro Cavazzini della Cgil rileva che “in realtà già oggi non si può più parlare di impatto sociale zero perché abbiamo già perso 22 contratti a termine, abbiamo perso la formazione di alta qualità fatta in Basell e di quei 10 milioni che l’azienda ha deciso di tagliare il 25% era destinati a tutto il petrolchimico e dunque verrà a mancare, scaricando il suo peso sulle altre aziende”.
All’uscita, in piazza municipale, circa 20 lavoratori del petrolchimico hanno dato vita a un piccolo presidio: “è un problema non solo dei lavoratori ma di tutta la città” afferma Antonio Passerini, dipendente Basell, “negli ultimi anni abbiamo già perso 100 posti di lavoro e altri 105 si aggiungeranno; ma il problema è più grande di Ferrara, molti lavoratori vengono da altre città dell’Emilia e dal Veneto”. “Speriamo che da una sfortuna possa nascere un’opportunità”, si augura Annalisa Zecchini rappresentante della Rsu, “tutti i soggetti coinvolti devono lavorare per una riconversione del petrolchimico verso la chimica verde”.
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