Politica
24 Maggio 2013
I vendoliani criticano Pd e Pdl con argomenti sia tecnici che politici: "Una riproposizione sul territorio delle larghe intese"

Sel boccia la proposta salva-Berco

di Redazione | 3 min

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Il gruppo Sel di Ferrara assieme al leader Nichi Vendola

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Copparo. “La partita Berco non è ancora chiusa e c’è ancora molto da fare e lottare per provare a scongiurare quegli esuberi che metterebbero in ginocchio tutta la provincia. Ma la proposta di alcuni esponenti del Pd e PDL di vendita di quanto più patrimonio pubblico possibile ha tanto di ideologico e sembra davvero una riposta ad una domanda mai posta”. Non usano formule diplomatiche i rappresentanti del coordinamento provinciale di Sinistra, Ecologia e Libertà nel criticare la “proposta salva-Berco” avanzata giovedì scorso (vai all’articolo) dal Pdl ferrarese, e ripresa il giorno stesso (vai all’articolo) dai due sindaci piddini Eric Zaghini (Berra) e Filippo Parisini (Ro Ferrrarese). Una bocciatura che per i vendoliani ferraresi passa attraverso argomenti di carattere sia pratico che politico.

“Un primo aspetto puramente tecnico – spiegano infatti i membri del coordinamento – balza subito agli occhi: le stime sui possibili ricavi dalla vendita delle azioni appaiono quanto mai fantasiose e prive di fondamenta, anche alla luce della pesante crisi in cui ci troviamo. pesante crisi in cui ci troviamo. Chi ha avanzato queste proposte avrebbe dovuto dire quanto meno su quali basi tecniche ed evidenze empiriche ha calcolato queste stime”. Le cifre dichiarate nei due piani (50 milioni nella proposta Pdl, 22 milioni in quella di Zaghini e Parisini), non terrebbero infatti conto di vari aspetti. In primo luogo del fatto che “per fare delle valutazioni sul prezzo di vendita delle azioni pubbliche, per giunta non quotate, ci vorrebbe prima qualcuno che manifesti il proprio interesse nell’acquistarle. Inoltre, come giustamente sottolineato dal sindaco Rossi, che ha rapidamente smentito e contraddetto i propri compagni di partito, alcuni dei luoghi individuati per le nuove aree industriali appartengono a privati”. Senza contare che se si volessero prendere in considerazione anche le azioni di Hera ci si troverebbe “di fronte ad una ipotesi al momento non attuabile in quanto, come è noto, tali azioni soggiacciono a dei patti di sindacato che ne impediscono, alle circostanze attuali, la totale alienazione”.

Dal punto di vista politico il nodo riguarda l’opportunità o meno di vendere patrimoni della collettività, oltre che il rispetto dei risultati referendari del giugno 2011. “La vendita (svendita?) di fondamentali asset pubblici non ci pare sia la risposta di cui il territorio necessita soprattutto alla luce della crisi che lo sta attraversando – continuano i componenti di Sel -. Mettere a mercato le azioni di Cadf rappresenterebbe inoltre l’ennesimo schiaffo ai risultati del referendum, proprio ora che si è si avviato l’iter per ritrasformare Cadf da società per azioni in azienda speciale di diritto pubblico. Ed ancora: perché alienare una azienda come Area che è stata salvata proprio mantenendo la proprietà pubblica, e che oggi sta dando ottimi risultati?”.

Tutti motivi che spingono il partito di Vendola a bocciare senza compromessi le proposte Pd e Pdl, con la certezza che “La partita Berco non è ancora chiusa e c’è ancora molto da fare e lottare per provare a scongiurare quegli esuberi che metterebbero in ginocchio tutta la provincia. La politica può e deve dare delle risposte forti ed univoche nel contrastare l’atteggiamento oltraggioso della proprietà che sta rivelando tutto il disprezzo per quella comunità ed i lavoratori da cui tanto ha ricevuto”. Il timore di Sel è che la vicinanza delle due idee sia il segno di “una riproposizione in termini pratici anche sul territorio del Governo delle larghe intese. Se la soluzione alla crisi passa da un liberismo che si fa forte della svendita dei beni comuni, allora c’è davvero ben poco su cui sperare. Niente di nuovo sotto il sole”.

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