Il convegno dell’associazione nazionale D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza) che si è tenuto il 16 maggio all’istituto dell’Enciclopedia di Roma, dal titolo “Convegno dai centri antiviolenza azioni e proposte per rafforzare la libertà delle donne”, è stato seguito da oltre duecento partecipanti.
E’ stato firmato il protocollo di intesa tra D.i.Re e l’Anci con la finalità di promuovere e sviluppare azioni, progetti o iniziative volti alla prevenzione e al contrasto della violenza maschile contro le donne, con particolare riguardo ai temi delle azioni di sensibilizzazione e di informazione sulla violenza di genere.
Tutti gli interventi del convegno hanno evidenziato come la violenza contro le donne non sia un’emergenza, ma un fenomeno endemico e struttuale che deve essere affrontato con interventi e politiche stabili e condivise tra tutti i soggetti coinvolti nelle azioni di contrasto fenomeno e sostegno alle vittime.
Una parte del convegno è stata dedicata alla analisi dei costi della violenza in termini di sofferenza umana e perdite economiche. Il Consiglio d’Europa ha stimato i costi della violenza in 33 miliardi di euro e, per quanto riguarda l’Italia, i costi sono di 4 miliardi circa. Tra i costi diretti ci sono le conseguenze della violenza sulla salute delle donne, come l’assistenza medica e psicologica, gli interventi della polizia, del tribunale, del servizio sociale, ma anche la perdita del lavoro delle vittime e il calo della produttività. Un dato che va moltiplicato se si considera che la violenza attuata oggi nei confronti delle donne, avrà un impatto anche sul nostro futuro perché la violenza e’ un modello che si apprende e le conseguenze si ripercuotono sulle generazioni future.
Per contrastare la violenza maschile contro le donne si deve lavorare sul piano della prevenzione e del cambiamento culturale. E’ necessario strutturare il lavoro di rete tra tutti i soggetti che entrano in contatto con donne vittime di violenza: forze dell’ordine, tribunali, ospedali, pronto soccorso, servizi sociali, procure, prevedendo una formazione specifica sul fenomeno, creando pool specializzati, ed ancora istituire l’ Osservatorio Nazionale sulla violenza di genere per avere dati completi.
L’Italia si deve uniformare alle direttive internazionali sia per quanto riguarda il numero dei centri antiviolenza che dei posti letto nelle case rifugio. Tutto questo è possibile solo con finanziamenti adeguati permanenti. Ma non basta i centri antiviolenza devono essere riconosciuti come luoghi di esperienza e competenza. Non solo un servizio, ma luoghi di progettualità e di valorizzazione delle donne che hanno avuto il merito di portare alla coscienza collettiva la questione del femminicidio.
Grazie allo svelamento del fenomeno, si assiste ad una maggiore attenzione e sensibilità da parte delle istituzioni al problema. L’attuale governo si è impegnato a compiere una serie di azioni e interventi di contrasto alla violenza e in parlamento, il 27 maggio prossimo sarà discussa la legge di ratifica della Convenzione di Istanbul, che si auspica avvenga in tempi brevi e senza emendamenti che ne attenuino le direttive.
L’associazione D.i.Re confida in un’assunzione di responsabilità delle istituzioni in una azione di contrasto efficace al fenomeno della violenza e nel rinnovo del Piano Nazionale Antiviolenza.
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