Tutti, proprio tutti gli italiani, senza eccezione, hanno ben capito che il PD nazionale si rigira in una crisi pesantissima e forse senza soluzione possibile. Squassato da una interminabile lotta per bande, da scontri fra oligarchi e cacicchi, forse neppure il segretario traghettatore potrà salvarlo dall’autodistruzione.
Ma la situazione attuale non deriva solo da incredibili errori recenti, viene da molto più lontano, da un antico deficit di discussione vera e non formalistica sui temi reali del Paese. Un partito con un rapporto con il potere più modello Andreotti che non Obama o comunque società anglosassone. Non troppo dissimile il contesto in cui nuota il PDL. Berlusconi, il padre padrone, è ormai vicino alla conclusione della sua parabola o per via dei processi o per via dell’anagrafe. L’implosione del PDL sarà, per altro, molto più rapida di quella del partito omologo.
A Ferrara il PDL è oggi del tutto privo di riferimenti e appare senza prospettive praticabili. Questo non è un aspetto positivo, visto che la perenne mancanza di una alternativa rende il terreno sempre più arido. A maggior ragione in quanto siamo in presenza di desertificazione da monocoltura PD.
Sempre a Ferrara il PD vive una situazione molto più complessa. A parte il fatto che ritengo il PD in quanto tale irriformabile, a Ferrara – e lo so per esperienza diretta – ama fare terra bruciata fuori da sé, specie con chi ragiona con la propria testa e sviluppa libere e autonome proposte –aspetti ritenuti pericolosissimi – mentre al suo interno è incapace di innovazione e di dialogo. Abituato da decenni a vincere sempre e comunque, non ha stimoli per migliorare, dà tutto per scontato, a partire dalla convinzione che tanto vincerà sempre e comunque.
Privo di dirigenti solidi, guidato da persone grigie e noiose (non era così in passato), incapace di vedere che la sfiducia verso i partiti è oggi a livelli senza precedenti, va avanti per mera spinta inerziale. Il sistema “sliding doors”, porte girevoli di interscambio fra partito e istituzione non tiene più mentre Ferrara resta, per ora senza prospettive altre, una società pervasiva anche se acefala.
Sarei molto stupito se, così stando le cose, in presenza di fattori senza precedenti, alle prossime elezioni locali non prendesse corpo una esperienza davvero civica, profondamente radicata nella società, capace di far saltare decenni di stasi, di dare voce alla maggioranza dei ferraresi, contrari allo status quo, e di mandare il PD all’opposizione.
Mario Zamorani, presidente di Radicali Ferrara