Il ricordo è ancora ben impresso nella memoria dei cittadini di Ferrara e provincia. Un anno fa una forte scossa di terremoto alle 4.03 del mattino, di magnitudo a 5.9 gradi della scala Richter e con profondità di 6,3 km, ha sconvolto la vita delle popolazioni delle province di Ferrara, Mantova, Modena e Rovigo, creando danni in città e soprattutto nell’Alto Ferrarese, dove si sono registrati anche crolli di capannoni e morti. Hanno fatto seguito, nella stessa giornata, ulteriori scosse di magnitudo elevata (2 di magnitudo superiore a 5, altre 12 di magnitudo superiore a 4 e ulteriori 32 superiori a magnitudo 3). Le scosse, di intensità minore, si susseguono anche nei giorni successivi destando spavento e continua apprensione, mentre si mette in moto la macchina dei soccorsi e delle verifiche sugli edifici.
Ma un’altra forte scossa di terremoto mette ancora a dura prova, il 29 maggio, edifici e popolazione. Sono le 9 del mattino e una scossa di magnitudo 5.8 e profondità 10 chilometri desta nuovo panico anche nella nostra provincia, dove i maggiori danni vengono registrati a Cento, provocando altri morti nel Modenese. L’Emilia è in ginocchio e la terra non smette di tremare, facendo registrare decine e decine di scosse anche nei giorni seguenti.
Il bilancio umano è pesantissimo: muoiono a causa delle scosse 28 persone, cui si aggiungerà un volontario ferrarese della Protezione Civile deceduto nella fase di ricostruzione. I feriti sono oltre 300.
Nella nostra provincia morirono schiacciati dalle travi collassate delle fabbriche dove lavoravano Tarik Naouch alla Ursa di Stellata, Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni alle Ceramiche S.Agostino e Gerardo Cesaro alla Tecopress.
La procura di Ferrara in seguito alle tragedie sul lavoro dovute alle scosse del 20 maggio indagò 28 persone per omicidio colposo. Il pool di periti nominato dai due pm Nicola Proto e Ciro Savino, pool capeggiato dall’ingegner Claudio Comastri, ha stabilito che i crolli degli edifici furono dovuti a «mancanze di collegamenti adeguati della copertura e tra pilastri e travi». Una perizia che ha analizzato materiali, strutture e norme di costruzione e messo in luce il rispetto delle norme di costruzione e uso dei materiali. Perchè il Ferrarese, come evidenziato dalla perizia, non era tra le zone a rischio sismico e questa condizione «ha legittimamente autorizzato costruttori, aziende di prefabbricazione e progettisti a ritenere di non dover considerare l’azione sismica». Ma i progettisti avrebbero dovuto, in via prudenziale, avere maggior scrupoli nella progettazione di grandi strutture. I progettisti, forti della loro esperienza, non avrebbero dovuto quindi limitarsi alla pedissequa applicazione della normativa e pertanto non rispettarono pienamente le regole della buona progettazione. Valutazioni tecniche che i magistrati della procura di Ferrara dovranno trasferire nel codice penale e, per chiudere l’inchiesta, evidenziare eventuali irregolarità.