Cronaca
14 Maggio 2013
I tre funzionari si sono avvalsi della facoltà di non rispondere

Concussione in Acer, arrestati non rispondono

di Redazione | 2 min

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ImmagineSi sono avvalsi della facoltà di non rispondere due dei tre funzionari dell’Acer agli arresti domiciliari da martedì scorso con l’accusa di concussione. Ruggero Sinigaglia, 50 anni, difeso dall’avvocato Mirca Ferrari, e Salvatore di Salvatore, suo coetaneo, difeso dall’avvocato Fabio Anselmo, si sono presentati ieri mattina davanti al gip Monica Bighetti e al pm Patrizia Castaldini per rispondere delle accuse loro mosse dalla procura e immortalate dalle telecamere della guardia di finanza.

Prima di loro, sabato, Luca Rivelli, 35enne di Villadose, difeso dall’avvocato Gianluca Pertoldi del foro di Rovigo, aveva invece risposto alle domande degli inquirenti.

Secondo le indagini i tre avrebbero chiesto tangenti fino al 10% del valore dei lavori, per non ostacolare indebitamente l’attività di alcune imprese subappaltatrici (vai all’articolo). Nell’ambito della stessa indagine sono partite altre sei denunce nei confronti di altrettante persone per la stessa ipotesi di reato. Tutto è partito da una verifica fiscale eseguita dagli uomini delle Fiamme Gialle nei confronti di un sub-appaltatore Acer, nel corso della quale erano emerse irregolarità tali da far presagire la creazione di fondi neri. A quel punto l’ imprenditore ha reso dichiarazioni spontanee accusatorie che hanno trovato riscontro nelle successive indagini, condotte tecnicamente sui conti bancari e attraverso audizioni di testimoni. Ma ad incastrare i tre funzionari è stato anche lo stesso imprenditore, grazie a registrazioni video con telecamere nascoste effettuate nei momenti della consegna del denaro.

Il sub-appaltatore – un impreditore del Ferrarese (ma il quadro concussivo avrebbe visto il coinvolgimento di almeno tre piccole imprese) – ha raccontato ai finanzieri di essere stato costretto dal 2007 al 2012 a consegnare periodicamente somme di denaro richieste, in contanti, in alcuni casi per non subire contestazioni pretestuose dei lavori con evidente danno, in altri per non essere escluso dall’affidamento diretto dei lavori, mentre in altri casi i funzionari chiedevano di affidare a ditte indicate da loro stessi lavori e prestazioni che le imprese affidatarie avrebbero potuto svolgere in proprio.

L’imprenditore nel 2007 avrebbe versato una prima mazzetta da 13mila euro, quindi in altre 15-20 occasioni, fino al settembre 2012, avrebbe versato somme da 1.000 a 1.500 euro. Un paio di volte ha cercato di opporsi al “sistema”, sospendendo i pagamenti, anche per difficoltà economiche, e avrebbe trovato ogni volta un funzionario pronto a ostacolare l’attività con contestazione dei lavori, oppure prospettando un mancato riconoscimento di somme in contabilità sui lavori stessi, costringendolo di fatto a riprendere i versamenti delle mazzette.

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