Cronaca
13 Maggio 2013
Gli studenti dell'Elsa a confronto sugli ospedali psichiatrici giudiziari

“I manicomi non li abbiamo mai chiusi”

di Redazione | 3 min

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opgdi Daniele Oppo

La chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari comporterà il ritorno dei manicomi? Gli studenti dell’Elsa (European law students’ association) del dipartimento di giurisprudenza ferrarese hanno interrogato sul tema vari esperti come lo psichiatra forense Cesare Piccinini, psichiatra presso la Casa circondariale di Ferrara, Nadia Butelli, magistrato di sorveglianza presso il Tribunale di Reggio Emilia e Antonella Calcaterra, avvocatessa milanese e membro dell’Osservatorio carcere dell’Unione camere penali italiane.

La fine dello scorso marzo avrebbe dovuto rappresentare anche la fine degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), luoghi terribili – sei in tutta Italia- che l’opinione pubblica ha imparato a conoscere grazie al lavoro svolto nel 2011 dalla Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Ignazio Marino. La legge 9 del 2012 prevedeva che entro il marzo 2013 si concludesse il “superamento” degli Opg demandando ad un accordo fra Regioni e le amministrazioni penitenziarie locali l’individuazione di misure alternative (per le quali veniva individuato il finanziamento a copertura). Una certa inerzia e impreparazione delle strutture locali ha portato ad un atteso slittamento del termine per l’aprile del 2014 ma la legge 9 ha causato da più parti qualche paura sul fatto che non si stesse imboccando la strada per il ritorno di nuovi manicomi.

“I manicomi, alla fine, in Italia non li abbiamo mai chiusi perché non abbiamo mai dato dignità di cura ai pazienti” ha affermato Piccinini, rilevando -pur condividendone l’intento- forti elementi problematici sulla nuova strada da percorrere sia per eventuali nuove responsabilità degli psichiatri che nella impreparazione del sistema: “i nuovi psichiatri hanno studiato tanta biologia della malattia, che è importante, ma nessuno gli ha insegnato la psicanalisi. Manca esperienza professionale e inoltre non ci sono più assunzioni, non si fanno concorsi, gli operatori vivono nell’incertezza”. Affermazioni, queste ultime, condivise anche da Frivoli.

“È una riforma che, seppure sia parziale e abbia dei limiti e delle criticità, dovrebbe portare a dei luoghi differenti per l’esecuzione delle misure di sicurezza -spiega invece  l’avvocato Calcaterra, forte sostenitrice della legge-; la legge è intervenuta con prepotenza per via della realtà descritta dalla Commissione Marino e, dispiace dirlo, gli psichiatri in questi anni non si sono fatti sentire tanto per rilevare i problemi. Già nel 2008 inoltre -continua Calcaterra- ci fu un decreto del Presidente del Consiglio che era intervenuto in materia ma avevamo gli strumenti per cambiare già nel 2003 quando intervenne la Corte Costituzionale, solo che per dieci anni c’è stata una non risposta da parte dei servizi territoriali. È un intervento imprescindibile anche per dare più dignità ai luoghi di cura”.

“Non c’è bisogno di nuove leggi e questa ha tante pecche, tanti vuoti e rimanda a tanti accordi con le Regioni -afferma criticamente il magistrato Butelli-, con essa il numero degli internati non sta calando o sta calando poco. È evidente che è anche un problema culturale se è dal 2003 che non vengono attuate le indicazioni della Corte Costituzionale e, soprattutto, un problema di gestione economica e dunque di risorse”.

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