Può la mobilitazione sui social network influenzare le priorità della ricerca scientifica? Non è così chiaro e scontato, almeno per quanto si può vedere ora. Domanda e risposta arrivano rispettivamente da un editoriale di Nature del 28 aprile 2011 – che prendeva come esempio la mobilitazione su Facebook avvenuta in Canada la quale, secondo gli autori, avrebbe prodotto una pressione senza precedenti su politici e finanziatori in merito alla ricerca sulla Ccsvi (insufficienza venosa cronica cerebro-spinale) collegata dal chirurgo Ferrarese Paolo Zamboni alla sclerosi multipla – e da Barbara Sessini che, insieme al Master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza dell’Università di Ferrara, ha realizzato una ricerca i cui risultati preliminari e non definitivi sono stati esposti nella tavola rotonda organizzata presso l’aula magna della Facoltà di economia cui hanno partecipato proprio Paolo Zamboni. Cristina D’Amico, giornalista del Corriere della Sera, Alessandro Delfanti, docente di Sociologia dei nuovi media, Marco Fiore fondatore della fanpage su Facebook “CCSVI nella Sclerosi Multipla” e la presidente dell’omonima associazione Gisella Pandolfo.
“La frase ‘Facebook influenza le priorità della ricerca’ non sembra poter comprendere la complessità del fenomeno” si legge nelle conclusioni della ricerca che ha analizzato il flusso delle comunicazioni e delle ricerche sui motori di ricerca e sui social media, accostando i dati così raccolti alle pubblicazioni scientifiche realizzate. Ciò che emerge è che se in Italia l’attività sul web appare corposa e ad essa corrisponde una numero elevatissimo di pubblicazioni scientifiche (59), questo rapporto non si riscontra negli Usa, dove il numero di pubblicazioni è altrettanto elevato (60) ma l’interesse sul web è nettamente inferiore. Altro caso strano è poi proprio il Canada, dove a un “popolo della Ccsvi” molto attivo su internet non corrisponde un elevato numero di pubblicazioni (15).
I dati, seppure preliminari, non sembrano dunque mostrare correlazioni certe fra attività sul web del “popolo della Ccsvi” e pressione sulle attività di ricerca. Anche perché, come spiega Sessini, “il fenomeno è complesso” e bisogna considerare che “ad un’attività su internet a sostegno della ricerca su Ccsvi e sclerosi multipla si accompagnano azioni concrete compiute al di fuori del web e dei social network”. Oltre questo, andrebbe valutata con cura anche l’attività di media tradizionali come stampa e televisione (la cui attività, come mostrato da Sessini, influenza ad esempio il numero di ricerche sul web) e a ciò andrebbe aggiunto ancora il fatto che il web non viene visto solo come un punto di pressione ma anche come un luogo di dibattito sui metodi scientifici e di richieste di diritti.
D’altronde, “i nuovi media -nota Delfanti- non per forza creano cose nuove, ma possono servire a migliorare o rafforzare cose già presenti. L’articolo di Nature è un po’ smemorato perché ci sono stati dei casi di movimenti di cittadini in grado di influenzare la ricerca, prima che apparisse il fenomeno dei social media”.
Ciò che sembra potersi affermare con più certezza è che i così detti nuovi media hanno portato un “innegabile contributo nella diffusione di tesi e posizioni sul dibattito scientifico ancora in corso e una forte presa di coscienza” sostiene Sessini, tanto che, come rivela D’Amico, il recente numero monografico dedicato al Metodo Zamboni del ‘Corriere Salute’ “è nato anche grazie a un picco di interesse sull’argomento – con domande, sostegno e critiche feroci- rilevato dopo la pubblicazione di un’intervista a Nicoletta Mantovani sulla Ccsvi”.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com