Fuori tempo massimo e senza un reale rinnovamento. Questo è il giudizio di Coldiretti Emilia Romagna sull’accordo 2013 del pomodoro da industria siglato tra le parti agricola e industriale in Emilia Romagna.
“Siamo arrivati ancora una volta in ritardo – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – e nonostante questo non siamo stati capaci di realizzare quella necessaria rivoluzione necessaria per la trasparenza del contratto. Abbiamo fatto solo un timido mezzo passo in avanti rispetto all’anno scorso, ma non siamo stati capaci di eliminare tutti quei tecnicismi che riducono il prezzo concordato da 85 Euro a 83,50. Purtroppo si continua a sopravvalutare gli aspetti positivi e sottovalutare quelli negativi, che alla fine prevalgono,riducendo la retribuzione agli agricoltori”.
“Se vogliamo veramente realizzare un vero interesse di filiera – ha concluso Tonello – è bene che ci si metta immediatamente al tavolo per definire come strutturare un contratto efficace trasparente per tutti i soggetti che operano nel settore”.
Anche per il presidente di Coldiretti Ferrara, Sergio Gulinelli si tratta di un accordo che non soddisfa e che si aggiunge al pessimo andamento stagionale che ha di fatto compromesso la normale realizzazione della coltura nella nostra provincia.
“Non è possibile arrivare da anni ormai sempre lunghi con i tempi e sperare che i coltivatori siano comunque disponibili ad investire al buio, tanto più a fronte di prezzi nontrasparenti, di insufficienti garanzie di ritiro, e di costi di produzione sempre in aumento. Tutto ciò – conclude Gulinelli – in aggiunta alle problematiche climatiche che hanno reso molto difficile preparare il terreno per la coltura nei tempi e modi corretti. Non ci si meravigli quindi se quest’anno questa coltura sarà molto ridotta a Ferrara, ma viste le difficoltà legate ancora alla campagna scorsa, con parecchie tonnellate di prodotto ancora dasaldare, è chiaro che gli agricoltori sono costretti a fare valutazioni diverse e che anche la nostra associazione sta facendo percorsi per uscire da queste logiche che vedono sempre più penalizzate le imprese agricole nonostante le opportunità di una filiera tra le più tipiche e caratteristiche del made in Italy agroalimentare”.
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