Elogio delle impurezze
Chi guida un Paese democratico non solo deve tenere conto delle diversità (sociali, culturali, religiose…) ma riconoscerne il valore intrinseco e farsene carico per arricchirsi di varietà, idee e punti di vista sempre nuovi che rendano quel Paese una Nazione accogliente e pronta ad affrontare, con soluzioni intelligenti, tutto ciò che può riservare il futuro.
Un Paese che non accetta le diversità, cerca di nasconderle a favore dell’omologazione, è destinato al fallimento e alla sopraffazione, all’esplosione, come avviene in certe reazioni chimiche: “Sulle dispense stava scritto un dettaglio che alla prima lettura mi era sfuggito, e cioè che il così tenero e delicato zinco, così arrendevole davanti agli acidi, che se ne fanno un solo boccone, si comporta invece in modo assai diverso quando è molto puro: allora resiste ostinatamente all’attacco. Se ne potevano trarre due conseguenze filosofiche tra loro contrastanti: l’elogio della purezza, che protegge dal male come un usbergo; l’elogio dell’impurezza, che dà adito ai mutamenti, cioè alla vita. Scartai la prima, disgustosamente moralistica, e mi attardai a considerare la seconda, che mi era più congeniale. Perché la ruota giri, perché la vita viva, ci vogliono le impurezze, e le impurezze delle impurezze: anche nel terreno, come è noto, se ha da essere fertile. Ci vuole il dissenso, il diverso, il grano di sale e di senape: il fascismo non li vuole, li vieta, e per questo tu non sei fascista; vuole tutti uguali e tu non sei uguale. Ma neppure la virtù immacolata esiste, o se esiste è detestabile.”*
Primo Levi si riferiva a quelle che il fascismo etichettava come razze diverse e inferiori rispetto a quella ariana. Ma credo che l’elogio della diversità – attualmente attualissimo – che egli trasse dal comportamento dello zinco purissimo, possa essere applicato, in modo più esteso, a molti ambiti del nostro vivere in società.
Penso in particolare al campo della creatività e dell’arte, su cui insistono i contenuti di questo mio blog.
Infiniti i riferimenti che si potrebbero citare, di artisti, intellettuali, creativi che, nel tempo, sono stati ricordati perchè tanto geniali quanto originali, a tal punto fuori dal normale, da essere costretti a fiorire nascosti nel buio e nel silenzio. Denigrati e confinati agli angoli della società fino al momento in cui un avveduto mercante ne coglieva le potenzialità economiche, così da decidere di trasformare la stranezza respingente in tocco magico, capace di plasmare oggetti che ogni rispettabile uomo di mondo dovrebbe acquistare per quella parete a vista nell’open space del loft nel cuore metropolitano.
Mi viene in mente Keith Haring, giovane ribelle e sfuggente, avvezzo alle droghe e agli innamoramenti proibiti perchè rivolti a persone del suo stesso sesso, con una mano talentuosa e un’infinita curiosità in una provincialissima Kutztown. Qui non era concepibile che un giovanotto minuto, occhialuto e dal colorito spento, che ogni giorno macinava kilometri con la sua Bmx per consegnare i giornali a domicilio, potesse avere dentro tanta energia e creatività unite a spregiudicatezza. Quella componente impura che all’università di Pittsburgh gli procurava solo guai, una volta trasferitosi nell’accogliente New York City avrebbe presto travolto il mondo intero, dal Club 57 alla chiesa di Sant’Antonio a Pisa.
E già che siamo tornati in Italia mi voglio avvicinare a Ferrara, in una Copparo dove nei primi anni ’60 c’era un giovane Dante Bighi che progettava di interrare un sottomarino ad uso cantina nel suo giardino e appendeva enormi vele ai palazzi per far capire che lì dentro veniva esposta una produzione artistica in parte nata sulle navi della Marina Militare. Incompreso dai suoi familiari – che, pur senza osteggiarlo, non avevano saputo vedere la luce che emanava la sua persona, allontanandosene – se n’è andato a Milano dove il mestiere di graphic designer appagava solo in parte la sua voglia di vivere la vita. Mai stanco di conoscere il mondo e di appropriarsi delle tecnologie più nuove, era entrato con entusiasmo nel vorticoso universo dell’arte contemporanea, dove il contatto con gli artisti l’aveva portato a scoprirsi esso stesso capace di realizzare manufatti che raccontassero di viaggi, avventure e credenze religiose.
A Milano lavorava per grandi aziende nazionali, come Necchi e IBM, senza mai dimenticarsi da dove era partito, portando appresso una cultura emiliana fatta di santi e di draghi, che gli hanno ispirato, nel 1964, il logo della Camera di Commercio di Ferrara. Partiva per l’India, per farsi rapire dai santoni, navigava in mare aperto per arrampicarsi sull’albero maestro dell’Amerigo Vespucci e fotografare solide figure di bianchi ufficiali, immobili nella loro austerità; faceva rivivere Milano negli scatti di grandi fotografi, elaborati dal suo sapiente sguardo di grafico, per comporre una preziosa edizione dalla copertina di cristallo, messa in mostra nel 1973 a Palazzo Reale.
Dopo ogni fatica, uno stanco, tanto appagato, quanto solitario Dante Bighi, rincasava nella modernissima villa copparese, portando con sè strani oggetti testimoni delle sue imprese. Poi chiamava gli amici di sempre, il sindaco e le personalità che contavano, per mostrargli cos’era riuscito a fare. Gli indicava l’elica monolitica piazzata in giardino, gli enormi tappeti orientali che finivano per celare il verde acido della moquette, accendeva un sigaro, versava whiskey nei tumbler degli ospiti e restava un poco in silenzio. Un silenzio interrotto dai suoni della natura, che sembrava voler irrompere attraverso le grandi vetrate. Un silenzio di cui i più vicini a lui conoscevano il significato: “Lo vedete che sto portando il mondo in questa nostra umile terra? Come pensate di aiutarmi per far sì che tutto questo sia tramandato ai posteri?”.
Quelli erano anni in cui era più facile fare le cose, dialogare, decidere e organizzare. Forse perchè c’erano più soldi e chi doveva prendere le decisioni lo faceva senza pensare al proprio personale tornaconto.
Forse è stata solo un’occasione fortunata se da quel silenzio carico di rispetto e fiducia è maturata in Dante Bighi la scelta di lasciare tutta l’eredità alla sua Copparo.
Io credo che non sia merito del caso se oggi il mondo che Dante Bighi ha portato a Copparo stia riportando, a piccoli passi, un po’ di Copparo nel mondo. Sono abbastanza convinta che, dove c’è un sistema di potere che sa riconoscere i grani di sale e di senape, il valore delle diversità, degli elementi impuri, a volte più deboli, e si impegna a sostenerli, ci possano essere più civiltà, più capacità di crescere altri semi che sapranno assorbire la ricchezza del terreno fertile in cui affondano le radici.
*Primo Levi, Il sistema periodico, Torino, Einaudi, 1975, pp. 34, 35.
13 Commenti in: “Elogio delle impurezze”
Scrivi un commento
Utilizza gravatar per personalizzare la tua immagine

Condividi via email
Non è il sistema di potere che deve (omologare) “riconoscere i grani di sale e di senape, il valore delle diversità, degli elementi impuri, a volte più deboli, e si impegna a sostenerli”, ma bensì deve essere la nostra mente e il nostro atteggiamento di cittadini consapevoli che fa questo grande passo culturale rifiutando l’omologazione asessuate e indistinta del potere e dei media che tipicamente lavorano per perorare e garantire solo a se stessi un’agiata sopravvivenza.
Per il resto concordo su tutto quanto espresso in questo post, ma questa conclusione mi suona troppo stonata, quasi lecchina, per un potere che sta dilapidando (rinsecchendo) ogni ramo che abbia anche un solo cenno di reale impurezza creativa; non parliamo poi della capacità di proteggere il nostro passato che della nostra creatività è base culturale irrinunciabile.
Con Affetto e Stima – Roberto Zambelli
Grazie Roberto per i suoi commenti sempre puntuali. Qui racconto di un’esperienza, forse rara, in cui l’intesa tra pubblico e privato ha funzionato negli anni, fin da quando Bighi era in vita. È una realtà che conosco e penso valga la pena far conoscere perchè esempio virtuoso di una gestione basata sulla fiducia e la parità delle parti coinvolte, in cui nessuno ha cercato indebitamente di appropriarsi di una donazione per fare i propri interessi o peggio per abbandonarla tra la polvere e i tarli.
collegandomi al post mi sembra di ricordare che anni fa a copparo ci fu una mostra sulla collezione di arte contemporanea di bighi con opere importanti di warhol, scanavino, rosenquist, christo e altri, perchè il comune di copparo non la valorizza in maniera permanente? magari affiancandole opere di giovani artisti del territorio?
e comunque molto belle le foto!
Elena,
so per certo che io e lei su questo punto non siamo in sintonia… e onestamente i motivi sono troppi per essere tutti elencati e motivati in modo esaustivo, ma le basti sapere che a me non interessa il riconoscimento premiale del principe, ma bensì l’impegno del principe affinché tutti siano messi nelle condizioni di partenza … e questa dovrebbe essere la sua funzione di servizio e al servizio dei cittadini.
Per quanto mi riguarda il suo post era ed è bellissimo….e sarebbe stato eccezionale se non fosse per…l’ultima maledetta frase…sul sistema di potere…
@asciughino ricordi bene. In quella mostra realizzata da Comune di Copparo ‘Diario intimo del figlio di casa. 30 opere scelte dalla collezione Dante Bighi’ ero coinvolta anche io come curatric e (il Centro Studi Dante Bighi non esisteva ancora). Quelle opere fanno parte di una prima donazione di Bighi al Comune di Copparo, vincolate per scelta del donatore alla Torre Estense, che ancora oggi le ospita. Purtroppo attualmente non sono visibili al pubblico.
@Roberto Zambelli, grazie per i complimenti. io sono d’accordo con quello che dice. La fine del post non vuole essere una sviolinata all’amminstrazione. Non penso che tutto il merito della rinascita di Villa Bighi sia del comune, tutt’altro. Azzardo: forse un 30 %. Il comune in quel caso ci ha messo la lungimiranza di affidare la struttura a una gestione privata, e la fiducia riversata in 5 anni di attività a cura del centro studi Dante Bighi. Per il resto è tutta farina del sacco di chi opera al suo interno. Ma senza questo rapporto di fiducia reciproco, l’atto di generosità di Bighi sarebbe stato vano e quel luogo ora starebbe andando in malora, come moltissimi altri beni pubblici nel nostro paese. Non cerco il plauso di nessuno, Vorrei solo dare uno spunto per altri che volessero tentare di intraprendere questa strada.
@Asciughino le foto si trovano a Villa Bighi. Tutto il materiale su Dante Bighi è nella casa, visitabile su appuntamento. io stessa e gli altri componenti del Centro Studi sono disponibile ad orari concordati per visite guidate.
Elena,
speriamo che in molti facciano tesoro e ragionino sui suoi spunti.
Il Bollettino di Ferrara città dice nebbia su tutto il fronte ed elenco solo alcune mancate occasioni del tipo il treno che passa e va (vedi foto di ieri http://www.estense.com/?p=279477): Rambaldi, Antonioni, Bassani…. Il Po, il Delta, la valenza urbanistica di Ferrara, lo stesso Boldini, lo stesso Palazzo dei Diamanti antesignano, in Italia, delle mostre a valenza internazionale, il nostro modo di atteggiarci naturalmente slow, le stesse biciclette, ecc. ecc. I tanti gruppi teatrali, i tanti gruppi musicali (anche se non li conosco, ma vedo che ogni tanto fanno capolino).
Viva le impurezze, viva le diversità che sono alla base della creatività in tutti i campi…
Ho letto questo articolo e poi non ho potuto fare a meno di cercare chi fosse Keith Haring, non ho potuto fare a meno di visitare il sito Centro Studi Dante Bighi.
Grazie, una delle cose che piu mi piacciono e’ scoprire delle cose nuove ..e vista la mia ignoranza ho un mare di cose ancora da scoprire!
Grazie ad Elena e a tutti gli articoli che stimolano la mia curiosita’.
@Rob non penso sia questione di ignoranza. Il web rende più rapida la diffusione delle informazioni e, per quanto mi riguarda, sono talmente tanti gli imput che è difficile poi selezionare le cose da tenere in considerazione e le cose futili. Il blog è un mezzo che permette di raggiungere tante persone ma allo stesso tempo di approfondire un po’ di più gli argomenti, allo stesso tempo creare collegamenti con altre tematiche e sviluppare un dibattito. Una delle cose che mi danno soddisfazione, oltre al piacere di scrivere, sono i commenti come il tuo, o le richieste di approfondimento. Tutto questo per dire grazie a te che mi hai dedicato un po’ del tuo tempo ;)
brava brava brava, ho già detto brava? brava!
:)