Idrovia, la storia che si ripete

Karl Marx diceva: “la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa”. È inevitabile rapportarsi con il recente passato avendo come monito gli esempi fallimentari di due grandi progetti del sistema idroviario padano-veneto: l’Idrovia Padova-Venezia[1], eterna incompiuta, della quale rimangono strutture già realizzate ed abbandonate (ponti che svettano su campi coltivati, chiuse –come quella di Vigonovo- in preda all’incuria) e il caso Mantova, eterna speranza: l’idrovia Mantova-Adriatico mai entrata a regime come previsto o come ci si aspettava quando il 16.03.2009 l’Ufficio stampa dell’Autorità Portuale di Venezia annunciava con entusiasmo: “È partito da Venezia –diretto al porto fluviale di Mantova- il primo viaggio mai effettuato in Italia di trasporto di merce in container via chiatta[2]. Il caso dell’Idrovia Ferrarese si distanzia dai due sopra elencati, a partire dalle finalità, che permangono oscure. Se l’incessante propaganda di partito descrive l’idrovia attraverso insensati -quanto incessanti- slogan (il turismo è la nuova economia, la sostenibilità è la nuova mobilità, l’acqua è la nuova strada) come qualcosa di vitale, necessario; in realtà c’è qualcosa di non chiaro anche in coloro che dovrebbero vendere il ‘prodotto idrovia’. Lo si evince dalle parole dell’ingegner Monti che, alla domanda postagli da Patrizio Roversi “Questa idrovia è una infrastruttura per il trasporto o per il turismo? Qual è la prospettiva vera?”, forse impegnato nel pranzo offerto alla Paradora di Valpagliaro risponde: “La prospettiva vera era, pur partendo come commercio era diventata turismo. Oggi come oggi, secondo me, per quello che sento dire in giro, c’è molta attenzione anche per il trasporto”[3]. Probabilmente ciò che è e sarà l’idrovia ferrarese, al momento, non si sa; ci si affida, perciò, ai “secondo me”, al “sento dire in giro” montiano o ad affermazioni sentenziose della presidente della Provincia, Marcella Zappaterra, propensa a mettere a tacere i cattivi bookmakers[4]  proponendosi come “castellana”[5] di un’ ‘amministrazione del fare’ piuttosto che a fornire dati, numeri, certezze o semplicemente informando –realmente- le popolazioni interessate circa il faraonico intervento. Si cerca di accostare sempre il caso ferrarese ai grandi esempi fluviali europei, dimenticando spesso che il Reno, il Danubio, la Mosa e l’Elba non sono il Volano, misero ramo di un fiume con gravi problemi di siccità estiva. E che l’Italia, bloccata dalle Alpi, non è l’Europa. Ma, da quando l’Europa ha aperto le porte al trasporto fluviale, ogni Regione cerca di accaparrarsi fondi europei; ecco così nascere i progetti della Danubio-Tirol-Adria, la ripresa della Padova-Mare, la Monfalcone-Zagabria e la regina Milano-Ticino che sarà pronta nel 2015 giusto in tempo per sfruttare l’evento dell’Expo. Può essere facile convincere il pubblico ferrarese  rimandando ai soliti dati di risparmio energetico, riduzione di CO2, aumento del turismo, nuove opportunità di lavoro, senza mostrare uno studio, una tabella elaborata ad hoc riguardante nel concreto il territorio ferrarese! Queste affermazioni che potrebbero essere potenzialmente vere diventano verosimili e, spesso, false, se applicate ‘qui ed ora’ nel e sul suolo ferrarese. È vero che le idrovie propongono un consumo energetico in litri di gasolio per tonnellata trasportata nettamente inferiore –circa un terzo- a quello stradale, ma è altrettanto da considerare che il trasporto ferroviario non è così impattante rispetto a quello fluviale (consumo di 1,7 litri di gasolio per tkm nel caso di trasporto ferroviario, 1,3 litri di gasolio per tkm nel caso di trasporto idroviario, ben 4,1 litri per ktm per trasporto su strada)[6]. Siamo sicuri che trasportare un quantitativo x di merci (non molte data la situazione economica) percorrendo i 70 km dell’idrovia sia di minor impatto rispetto ad una stessa quantità x che viaggia lungo i 52,19 km della linea ferroviaria Codigoro-Ferrara (già esistente) in modo, tra l’altro, più veloce[7]? Il dilemma delle merci –che non ci sono!- apre il grande problema della crisi dei porti italiani e del mercato del Mediterraneo in via di ridefinizione. Crisi nazionale e locale nella crisi globale. Le navi preferiscono attraccare a Valencia, Algeciras, Atene o persino a Rotterdam invece che a Venezia (-13% nel 2011), Gioia Tauro (-19,2% nel 2011), Napoli, La Spezia o Taranto[8]. Non c’è un quantitativo merci tale da giustificare il passaggio di mostri acquatici lunghi tra i 105 e 110 metri nel Volano, tantomeno non vi è uno scambio locale di merci come ci poteva essere negli anni ’60 quando ogni paese della provincia aveva uno zuccherificio. Quante navi, oggi, passerebbero quotidianamente nel Volano? Non si sa. Semplicemente perché non è mai stato elaborato nessuno studio che riuscisse a dimostrare scientificamente le esigenze commerciali del territorio. Mauro Malaguti parlò di 1milione 800mila tonnellate di merci l’anno, ossia 10 navi al giorno[9]. (Calcolo fatto, probabilmente, prima della crisi del 2008). Nel 2013 si può parlare dello stesso  quantitativo merci? Probabilmente le navi viaggerebbero mezze vuote! Siamo sicuri che i turisti accorreranno in massa come affermato? Osservando i dati sul turismo si scopre che le cose non vanno così bene; e la colpa non è del terremoto! A partire dal 2008 il turismo a Ferrara, gioiello patrimonio Unesco, è in continuo calo[10]; risulta difficile credere ad un boom di presenze -casomai di cicloturisti- nel deserto del lembo di provincia attraversato dal Volano. Ma la Zappaterra ha promesso l’arrivo di 500 turisti (escursionisti) della nave da crociera Deutschland a Porto Garibaldi nell’ottobre 2013, peccato che, probabilmente, Ferrara non la vedranno mai dato che, come emerge consultando il sito, sia già stato programmato di visitare San Marino e Bologna[11]; presumibilmente andranno nella vicina Ravenna. Ciò che preoccupa è lo stato di totale incuria in cui versa il Volano. I lavori di adeguamento degli argini (in molti punti franati), il dragaggio del fondale (assente da circa 40 anni), la sistemazione dell’intero tragitto fluviale sono interventi che dovrebbero esserci nell’intero percorso dei 70km e non solo in prossimità dei ‘grandi interventi’ adiacenti ai lotti come viene mostrato. Sono stati messi in preventivo questi costi di realizzazione e di manutenzione continua e costante nel corso degli anni? Perché non si parla della presenza di inquinanti nei fanghi depositatisi sul letto del fiume e che saranno da smaltire –una volta dragati- come rifiuti tossici con relativi costi esorbitanti? (Il problema Crispa dovrebbe far riflettere).

I soldi sono già finiti. Il costo dei lavori come spesso accade è lievitato ed ora si sta tentando di risparmiare ovunque: la gara d’appalto svolta per i lavori dell’allargamento del porto canale di Porto Garibaldi è stata vinta con un consistente ribasso d’asta[12] e i futuri lavori nel lotto2, a Final di Rero, proprio per problemi economici, prevedono un cambiamento rispetto al progetto iniziale con conseguente lamentele degli abitanti[13]. Mancano all’appello più di 50milioni di euro, come afferma Nardini: “si spera nei 50 milioni messi a disposizione dall’Europa dal 2013 per i grandi corridoi trasportistici, fondi da cui provengono anche i finanziamenti per la TAV e che potrebbero coprire il 10% dell’importo”[14]. Il rischio – tutt’altro che improbabile date le “speranze”- è che i finanziamenti non arrivino mai, che i lavori si fermino come spesso è capitato, e rimangano ponti metropolitani -come quello già progettato a Ostellato- che deturpano il paesaggio. Non si è cercato di dialogare con le popolazioni, si è imposto ex cathedra un progetto avulso dalla realtà cercando di mettere a tacere i cittadini che ponevano domande, sbattendo loro in faccia l’eterna promessa di un’età dell’oro esistente solo in un mondo utopico e non nella realtà e mitizzando la riduzione di CO2 a fronte di una cementificazione incessante e violenta che avrà –forse- ripercussioni idrogeologiche e di danni alla fauna autoctona non calcolati. Senza soffermarsi su come la pesca di molluschi nel tratto di canale tra Comacchio e Porto Garibaldi verrà irrimediabilmente minata dall’inquinamento fluviale. Già per questo l’idrovia, citando Marx, sembra una farsa.

Giuseppe Muroni



[1] Si veda Matteo Proto, Le utopie fluviali nell’Italia contemporanea. La navigazione padana e l’idrovia Padova-Venezia, Bologna, Clueb, 2011.

[2] http://www.venezialogistics.it/files/upload/apvcom100316containerchiatta.pdf

[3]http://www.youtube.com/watch?v=oPOnQUi8qlM

[4] Cit. in http://www.estense.com/?p=206222

[5] Cit. in http://lanuovaferrara.gelocal.it/cronaca/2012/11/20/news/trecento-dipendenti-e-molti-dossier-in-sospeso-1.6065563

[6] Fonte: elaborazioni da Aufschwung Binnenschiffart. Si veda: Dati e considerazioni sulla sulla navigazione interna e sul sistema idroviario padano veneto. Aggiornamento A.R.N.I. 2009. (ARNI= Agenzia Regionale della Navigazione Interna, ora AIPO).

[7] Il problema del trasporto containerizzato può essere risolto utilizzando i due assi ferroviari esistenti che collegano Ferrara al mare, via Ostellato-Codigoro-Pomposa e Portomaggiore-Ravenna.

[8] Si veda Antonio Vanuzzo, I Porti italiani sono i grandi assenti del Mediterraneo, 15 gennaio 2013 in http://www.linkiesta.it/porti-italiani-inchiesta

[9]Cfr.  http://www.estense.com/?p=170170

[10]Cfr.http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=turismo%20a%20ferrara%20in%20calo%202010&source=web&cd=4&cad=rja&ved=0CEIQFjAD&url=http%3A%2F%2Fwww.ilrestodelcarlino.it%2Fferrara%2Fcronaca%2F2010%2F11%2F16%2F415114-turismo_presenze_arrivi.shtml&ei=EDoGUeiQBMTE4gThi4HgBw&usg=AFQjCNGZbPjGdKypK1tRTt4cAPadXi0Ong; http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=turismo%20a%20ferrara%20in%20calo%202008&source=web&cd=1&cad=rja&ved=0CC8QFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.cronacacomune.it%2Fnotizie%2F12105%2Fturisti-stabili-italiani-in-calo-gli-effetti-della-crisi-arrivano-a-ferrara.html&ei=BTsGUdOqOdLc4QSLs4CwCw&usg=AFQjCNHCxVN_u0m0TC1DSotnkyYGVKSnhw

[11] Cfr. http://www.deilmann-kreuzfahrten.de/kreuzfahrtprogramm/alle-reisen-im-ueberblick/reise-450/adriatisches-intermezzo.html

[12] Cfr. http://www.estense.com/?p=118461

[13]Cfr.  http://lanuovaferrara.gelocal.it/cronaca/2013/01/17/news/idrovia-questo-progetto-non-ci-piace-1.6369980

[14] Cit. in http://www.estense.com/?p=206222

 

22 Commenti in: “Idrovia, la storia che si ripete”


  • Guybrush ha scritto il 11 February 2013 alle 2:01

    Bellissima analisi, lucida, logico-matematica quanto spietata. Complimenti per le informazioni raccolte, per la sintesi estremamente precisa. Vediamo se qualcuno dei nostri pseudo politicanti amministratori si degna di rispondere e soprattutto se riesce a farlo a tono, senza arrampicarsi su per gli specchi, negando l’evidenza, o usando un qualche altro metodo a loro consono come usualmente fanno per negare l’evidenza.

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  • paolo giardini ha scritto il 11 February 2013 alle 7:16

    Bella e utilissima esposizione. Da conservare.
    Complimenti signor Muroni, credo che anche la signora Zappaterra gliene sarà molto grata: qualcosa imparerà senz’altro.

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  • dinamitebla ha scritto il 11 February 2013 alle 8:17

    Una descrizione perfetta ed approfondita ! L’idrovia, che in quanto a porcata cerca di battere Cona, resta la piu’ inutile e dannosa opera degli ultimi 100 anni. ! Nessuno poi ha ancora risposto alle mie molteplici suppliche: dove sono le navi ?????? Da appassionato diportista non posso andare da Codigoro a Fe perche’ le chiuse sono PROPRIO CHIUSE !!!! La darsena ha un fondale di 2,5cm , mancano approdi e posti per rifornimenti e…..se le navi non ci sono ed il diportismo è impossibile…. a chi serve tale galattica porcata ? Dai che lo sappiamo tutti…..

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  • Umberto ha scritto il 11 February 2013 alle 8:36

    Io vivo sul po di Volano. lo osservo tutti i giorni. Più che vedere una processione di navi da carico auspico un risanamento ambientale, se a qualcuno frega ancora qualcosa. Ero a Vienna pochi mesi fa e il Danubio era ufficialmente dichiarato balneabile. Non so se mi spiego. Non chiedo tanto naturalmente, mi basterebbe molto meno. Oggi il Volano è una risorsa solo come smaltimento rifiuti. Farne un autostrada forse cancellerebbe il suo ecosistema definitivamente. Pazienza vero? ci sono cose più importanti

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  • mattia ha scritto il 11 February 2013 alle 8:51

    Ho letto con attenzione l’intervento di Muroni ed i commenti precedenti ma non posso non rilevare la totale mancanza di “logica-matematica” nelle affermazioni. E’ evidente che la tesi finale in netto contrasto con i lavori dell’idrovia nasce da una convinzione pregressa e non già dall’analisi. Nel conto non si sono messi i vantaggi di sistemazione argini (con quali altri soldi si sarebbero potuti fare?) e di tutti gli altri interventi idrogeologici connessi (citati in parte nello scritto di M.). Non ci sono neppure i miglioramenti di arredo urbano necessari in alcune aree, compresi viabilità e piste ciclabili. Si potrebbe o no ragionare perciò su un progetto che complessivamente va a sanare alcune situazioni di dissesto aggiungendo alcune potenzialità interessanti (interventi sul porto di Porto Garibaldi)? Si potrebbe anche riflettere sulla possibilità di mettere in moto un’azione sinergica con il porto di Ravenna, utile anche per realizzare il corridoio adriatico? O critichiamo solo?

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  • Max, il vecchio Max ha scritto il 11 February 2013 alle 9:01

    Complimenti per l’ineccepibile e completa analisi.

    Questa dovrebbe essere distribuita anche a chi non legge (ahilui o ahilei) Estense.com.

    L’Idrovia ferrarese é assolutamente INUTILE ma questo lo sanno perfettamente anche i suoi sostenitori, solo che, per nemmeno tanto velato interesse, ne caldeggiano la prosecuzione.

    Dilemma: “Meglio rinunciare ai soldini europei per un’inutile incompiuta e attenderne altri per opere maggiormente utili alla popolazione, oppure accettare questa sovvenzione già sapendo che non sarà sufficiente e che servranno soldi pubblici per , forse, completarla il giorno di San Mai”?

    Io sono favorevolissimo al progresso ma in questo caso direi che gli impieghi futuri garantiti dall’opera siano parecchio scarsi. Essendo collocato come @Umberto sul “Canalon” ne condivido l’intervento.

    Perchè in Italia non é possibile fare come nella democratica Svizzera? Quando un progetto non piace alla popolazione si va al referendum e il popolo decide definitivamente

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  • mirco guernieri ha scritto il 11 February 2013 alle 9:51

    Gentilissimo Muroni, dove è stato fino ad oggi? Spero che continuerà a dare contributi così illuminati anche su altre questioni. Per quanto riguarda l’idrovia mi sembra tanto inutile sbracciarsi a dimostrarne la inutilità,quanto ovvia la sua ostinata difesa: bisogna spendere i fondi messi a disposizione, fine del discorso. La realtà dei fatti cozza contro ogni argomento a suo sostegno. Basterebbe leggere, come ho già sottolineato altre volte, la corposa relazione conclusiva  del Master Plan sull’Idrovia Ferrarese, elaborato da Sviluppo Italia nel 2006, per rendersi conto che gli obiettivi che oggi si pongono i sostenitori dell’opera, non dico che sono utopici,perché un giorno, in quanto utopia, forse potrebbero verificarsi, ma surreali come visione strategica e nell’immediato, politicamente scorretti ed economicamente dannosi. Se solo l’1% della cifra venisse spesa in pura promozione turistica, si otterrebbero dei risultati enormemente superiori e immediatamente riscontrabili.  

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  • Paolo ha scritto il 11 February 2013 alle 10:18

    A parte la citazione di Marx (forzata in questo caso), tutto ben descritto. Ma non è la prima volta che la Provincia è chiamata a rispondere a questi “fatti”.  Non sarà l’ultima che avremo come risposta il silenzio. 

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  • bracciante lucano ha scritto il 11 February 2013 alle 10:20

    Parole sante. Temo purtroppo che sia troppo tardi per ripensarci, si sono già messi il tovagliolo al collo e sono pronti per l’abbuffata. Che i soldi stanziati probabilmente già non bastino più non è un deterrente, basti vedere quanto è accaduto per l’Idrovia Padova Venezia, l’importante è iniziare l’opera, quanto a completarla si vedrà. Ricordiamoci anche che a 70 km da Ferrara, raggiungibile anche con la ferrovia, c’è il porto di Ravenna, a che cosa serve l’Idrovia Ferrarese?

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  • Achille Toscani ha scritto il 11 February 2013 alle 11:01

    ecco appunto @mattia, e la sistemazione ordinaria degli argini quando passeranno, se passeranno, le imbarcazioni con quali soldi verrà fatta? qualcuno c’ha pensato o vedranno il da farsi quando ci sarà l’emergenza?

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  • Arch. Lanfranco Viola ha scritto il 11 February 2013 alle 12:12

    Per ciò che mi riguarda,desidero fare quì una sola DIFFIDA:non crecate di giustificare in nessun modo lo spreco di tale opera,tirando in ballo il Turismo Fluviale ! Avrebbo lo stesso valore che ipotizzarvi la coltivazione di Ostriche Perlifere!

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  • Stefano Bulzoni ha scritto il 11 February 2013 alle 12:17

    Quanto scrive Muroni è di competenza della Procura della Repubblica di via Mentessi.

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  • Iorio ha scritto il 11 February 2013 alle 14:32

    idrovia = tav = ponte sullo stretto: spreco di enormi risorse pubbliche e danni ambientali a vantaggio di pochi. Non va confuso il progresso con…..altro…….

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  • Valentino Tavolazzi ha scritto il 11 February 2013 alle 15:08

    Ringrazio il signor Giuseppe Muroni per l’eccellente intervento.
    Link dell’emendamento Ppf del 2009, bocciato da Pd e alleati, ma votato dall’intera opposizione.
    http://www.progettoperferrara.org/wp-content/uploads/2009/09/Risoluzione-DUP-16.09.2009.pdf

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  • Lorenza ha scritto il 11 February 2013 alle 16:00

    Speriamo solo che vengano bloccati i finanziamenti europei!!

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  • Mirko Perelli ha scritto il 11 February 2013 alle 16:40

    Mi complimento vivamente per la precisa e soprattutto documentata analisi sul tema. L’auspicio è che in futuro il nostro territorio possa essere salvaguardato da tanti giovani come lui. 

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  • cittadino comune ha scritto il 11 February 2013 alle 16:57

    Complimenti all’analisi approfondita del sig. Muroni.
    Io che sono un semplice cittadino vedo l’idrovia più che un opera utile per la collettività, un opera utile a saziare gli appetiti di pochi cementificatori, amici dei potenti di turno.
    Nessuna persona sana di mente, in questo momento spenderebbe, tutto quel denaro, per un opera che si rivelerà inutile e costosa.

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  • ippo ha scritto il 11 February 2013 alle 17:28

    @mattia ha scritto il 11 febbraio 2013 alle 8:51
    “….Nel conto non si sono messi i vantaggi di sistemazione argini (con quali altri soldi si sarebbero potuti fare?) e di tutti gli altri interventi idrogeologici connessi …..”
    Ecco, appunto è proprio questo il problema. Se il discorso Idrovia si fosse limitato a questa operazione estremamente importante per la manutenzione del corso d’acqua, avrebbe avuto un senso ed una reale utilità. Ma presentare l’idrovia come ” via di passaggio di migliaia tonnellate di merci, con le famose chiatte di V^ classe, per ridurre la produzione di CO2, questa rimane la bufala più grande. Il problema sono proprio i soldi, che se non li beccano dall’europa, non sparemo dove andarli a prendere, quindi spendiamo denaro per opere che forse non verranno neppure finite, e lasciamo la manutenzione degli argini ad eventuali “emergenze” che speriamo non succedano mai. […]

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  • dinamitebla ha scritto il 12 February 2013 alle 8:12

    Da quando si parla d’idrovia non ho letto un commento positivo sulla folle opera. Eppure, inossidabili alla volontà popolare i nostri amministratori proseguono imperterriti……

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  • Laura Rossi ha scritto il 12 February 2013 alle 9:14

    Complimenti Giuseppe per l’impegno e la serietà delle tue argomentazioni e del tuo impegno. Bravissimo, si ha la necessità ad avere accanto dei giovani fantastici come te!

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  • paolo ha scritto il 18 February 2013 alle 8:53

    IL PONTE DI FINAL DI RERO E’ SQUALLIDO E SOPRATUTTO MARCIO NELLA PARTE BASSA!

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  • beppe ha scritto il 1 April 2013 alle 0:28

    Inece di sprecare e far sparire un pò di quei soldoni in questa opera assurdamente inutile avrbbero potuto radoppiare il ponte sulla Romea il quale avrebbero fatto felici migliaia di persone allora sì che il turismo farebbe un salto di qualitài…..!!!!

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